La logica assoluta davanti a Dio.
"La logica assoluta davanti a Dio" tocca il cuore del rapporto tra ragione umana, logica formale e il mistero divino.
In filosofia e teologia si possono distinguere almeno tre grandi modi di intendere questo confronto:
La
logica assoluta come via verso Dio (prospettiva classica e
razionalista)
Molti pensatori (da Anselmo d’Aosta a Cartesio,
da Leibniz a Gödel nella sua prova ontologica formalizzata) hanno
ritenuto che la logica più rigorosa e assoluta (quella che non
ammette contraddizioni e procede per necessità) conduca
necessariamente all’esistenza di un Essere assolutamente perfetto,
cioè Dio.
In questa visione la logica non è uno strumento
estraneo a Dio, ma riflette la sua stessa mente: le leggi logiche
fondamentali (non-contraddizione, terzo escluso, identità)
sarebbero eterne e necessarie proprio perché radicate
nell’intelligenza divina.
→ Davanti a Dio la logica
assoluta si inchina riconoscendo il proprio Fondamento.
La
logica assoluta si spezza / si trascende davanti a Dio (prospettiva
teologica prevalente nel cristianesimo)
La tradizione cristiana
(soprattutto dopo il mistero trinitario e l’incarnazione) ha
sempre sostenuto che Dio è più grande della logica umana.
Esempi
classici:
Il paradosso dell’onnipotenza («può Dio creare una pietra che non può sollevare?») → mostra i limiti del nostro concetto di onnipotenza quando applicato in modo piatto e univoco.
La Trinità: un unico Dio in tre Persone distinte → contraddice ogni logica binaria o “assoluta” di tipo aristotelico.
L’incarnazione: il Logos eterno diventa carne, il Creatore entra nella creatura, l’eterno nel tempo → è scandaloso per la «logica assoluta» dell’uomo.
La croce: il Figlio di Dio muore in abbandono → la logica del mondo vede sconfitta, la logica di Dio vede vittoria e amore estremo.
In
questa prospettiva, davanti a Dio la logica assoluta non vince, ma
si arrende o meglio: si converte in logica del dono, logica
pasquale, logica della kenosis (svuotamento).
Come diceva
spesso papa Francesco: «Dio ha un’altra logica», una logica che
non è calcolo, potere, simmetria perfetta, ma misericordia, perdono
gratuito, amore che si fa debole.
La
logica assoluta pretende di giudicare Dio (prospettiva
critica/ateista o iper-razionalista)
Alcuni autori (da certi
illuministi radicali fino a certi nuovi atei) usano la logica
assoluta proprio per dichiarare impossibile o contraddittorio
Dio.
Ma qui si verifica spesso un corto circuito: si applica
una logica finita e creata per giudicare l’Infinito increato,
dimenticando che ogni sistema logico umano è parziale e dipende da
assiomi non dimostrabili all’interno del sistema stesso (→
teoremi di incompletezza di Gödel).
In sintesi, le posizioni principali sono queste:
Posizione |
Rapporto logica-Dio |
Esito tipico davanti a Dio |
|---|---|---|
Razionalismo teistico |
Logica riflette la mente di Dio |
La logica culmina in Dio |
Teologia apofatica / mistica |
Dio trascende ogni logica umana |
La logica si zittisce o diventa adorazione |
Fede cristiana incarnata |
Dio ha «un’altra logica» (misericordia) |
La logica si converte in carità e croce |
Critica atea/iper-razionalista |
Logica assoluta esclude o rende assurdo Dio |
Dio viene dichiarato impossibile o inutile |
Personalmente,
la posizione che ritengo più coerente con la grande tradizione
cristiana è la seconda-terza: davanti a Dio la logica assoluta non
scompare, ma si trasfigura.
Non è più uno strumento di dominio
o di dimostrazione trionfale, ma diventa obbedienza umile, ascolto,
contemplazione del Mistero che è più grande di ogni nostro sistema.
Come pensatore indipendente, non accademico universitario, ma autodidatta ho costruito una riflessione originale su Dio, il nulla, la creazione, la libertà e soprattutto sulla distinzione tra logica assoluta e logica relativa.
Questi due concetti, sono il tentativo di “liberare la logica assoluta dagli errori” derivanti dall’assolutizzare categorie relative (spazio-tempo, dialettica).
Ecco una sintesi.
1. Logica Relativa. È la logica che usiamo tutti i giorni per tutte le realtà immanenti all’uomo:
Operativa nello spazio-tempo
Dialettica (divenire, evoluzione, causa-effetto)
Include la logica matematica, la fisica, le scienze
Si applica all’uomo come identità personale che “evolve”, vive dentro lo spazio-tempo, alla ricerca del proprio valore
«Per logica relativa intendo tutta la logica, anche la logica matematica, che ragiona in termini dialettici di spazio tempo e che ha come progetto la conoscenza dell’immanente.»In questa dimensione valgono i paradossi matematici (es. infiniti pari che contengono infiniti dispari, due rette parallele con infiniti punti ciascuna), la libertà limitata, il corpo-materia, il divenire.
2. Logica Assoluta. È l’astrazione pura, il pensiero che sta al di là della contingenza e scopre la sua potenza più alta. Si applica:
al pensiero puro come potenza possibile
a Dio come unica realtà ontologica
Caratteristiche principali:
Non è dialettica
Fondata sul principio di identità («Io sono io e non un altro») e di non-contraddizione
Definisce perfettamente l’infinito ontologico: identità che crea se stessa, senza bisogno di relazione o divenire
Solo un infinito ontologico può esistere realmente (Dio)
Il pensiero umano, usando questa logica, arriva a dare «la definizione perfetta dell’infinito: la definizione dell’identità di Dio»
«Nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici, soltanto nella logica del possibile possono coesistere, ma è dimostrata anche la non realtà.»Esempio delle rette parallele: nella logica relativa coesistono due infiniti → nessun problema. Nella logica assoluta due infiniti reali annullerebbero l’assoluto dell’essere → quindi non possono essere entrambi ontologicamente reali.
3. Le differenze fondamentali (tabella riassuntiva)
Aspetto |
Logica Relativa |
Logica Assoluta |
|---|---|---|
Ambito |
Immanente, creato, spazio-tempo |
Trascendente, pensiero puro, Dio |
Natura |
Dialettica, divenire |
Non-dialettica, identità che crea se stessa |
Infiniti |
Possono coesistere (matematica) |
Solo uno ontologico (Dio) |
Libertà |
Limitata (uomo creato dal nulla) |
Assoluta e creatrice solo in Dio |
Errore tipico |
Assolutizzare spazio-tempo e dialettica |
Usare categorie relative per parlare di Dio |
4. La logica assoluta davanti a Dio. ”La logica assoluta non si spezza davanti a Dio, ma raggiunge il suo culmine. È proprio grazie a essa che il pensiero umano può:
definire perfettamente Dio («infinito, assoluto, eterno, logico, ontologico»)
confermarne l’esistenza (una specie di prova ontologica potenziata, che aggiorna Anselmo)
riconoscere la differenza ontologica: Dio crea dal nulla lo spazio-tempo e la materia; l’uomo, pur partecipando del pensiero assoluto, resta creatura finita e non può essere Dio.
«La potenza del pensiero è enorme se può arrivare a dare la definizione perfetta dell’infinito: la definizione dell’identità di Dio.»
Quindi, davanti a Dio, la logica assoluta diventa lo strumento che permette all’uomo di riconoscere l’Assoluto senza ridurlo al relativo e senza pretendere di “diventare” Dio.
Altri temi connessi nella mia filosofia
Solo Dio ha libertà assoluta (creatrice dal nulla)
Il peccato originale è responsabilità personale, non ereditaria in senso stretto
Morale (bene/male) è universale e appartiene a Dio; l’etica è relativa e civile
Ogni io è un’identità assoluta con la sua storia unica
Forte critica al materialismo e a chi mescola le due logiche (errore che secondo lui infetta molta filosofia contemporanea e scienza)
Teodicea
Propongo una teodicea originale che è una vera e propria “giustificazione di Dio” costruita con gli strumenti della sua logica assoluta (principio di identità, non-contraddizione, terzo escluso, trascendenza/immanenza) e integrata con la logica relativa del mondo contingente.
Non è una teodicea “classica” di scuola, ma una sintesi personale di:
agostinismo (il male come privazione)
ireneismo (la felix culpa – colpa felice)
e soprattutto la sua Filosofia dell’Assoluto (il nulla assoluto esterno a Dio + creazione ex nihilo + infinito ontologico unico).
Struttura della mia Teodicea (5 punti principali)
Dio
è l’Assoluto pieno e necessario
«Dio è l’Eterno
Assoluto, l’Infinito logico e ontologico. Non contiene in sé il
“nulla assoluto”: il nulla assoluto non è in Dio.»
Grazie
alla logica assoluta Dio è definito come l’unico infinito reale,
necessario, senza vuoto né privazione. La sua esistenza è
“algoritmicamente necessaria”.
Il
male deriva dal nulla assoluto esterno a Dio
Il male non viene
da Dio, ma dalla traccia del nulla assoluto che la creazione ex
nihilo porta necessariamente con sé.
La creazione non è
emanazione (che metterebbe il nulla dentro Dio), ma atto libero che
fa passare dal non-essere all’essere. Il contingente (mondo, uomo)
è quindi finito, imperfetto, segnato da privazione, dolore,
morte.
«Il male è l’ombra del nulla nella creazione
contingente.»
La
libertà assoluta è solo di Dio; la libertà creata implica il
rischio del male
Solo Dio ha libertà assoluta (perché solo
Lui crea dal nulla). L’uomo ha libertà relativa, ma autentica
solo se può scegliere anche il male. Senza possibilità di caduta
non ci sarebbe vera conoscenza né vera libertà: l’uomo
resterebbe in un paradiso “coatto”, illusorio.
Qui entra
Satana non come “principio del male”, ma come rivelatore
dialettico della verità scomoda: la mela è l’atto di
consapevolezza ontologica («tu sei contingente, segnato dal vuoto,
non sei Dio»).
La
caduta come felix culpa radicale
Satana smaschera l’illusione
di un ordine divino perfetto ma imposto. Il dolore del vivere
(partorire con dolore, fatica, morte, amore come catena) è il
prezzo necessario della conoscenza e della differenziazione dal
nulla.
«Satana del giardino terrestre non è il male assoluto,
ma il rivelatore della verità scomoda: il Paradiso come illusione
di amore coatto.»
L’Incarnazione
come risposta divina e compimento
Dio non resta esterno al male
che ha permesso: si fa carne, entra totalmente nel dolore rivelato
da Satana, muore sulla croce.
L’Incarnazione divinizza la
carne segnata dal nulla, trasfigura il piacere e la conoscenza
portati da Satana, chiude il cerchio: la rivelazione satanica
diventa redenzione.
«Senza la caduta non ci sarebbe stata
Incarnazione; senza Incarnazione la rivelazione satanica resterebbe
solo denuncia senza redenzione.»
Sintesi: «Dio è innocente perché il male è l’ombra del nulla nella creazione libera. Satana, lungi dall’essere il puro male, è lo strumento dialettico che rivela la verità, rendendo possibile un’esistenza autentica oltre l’inganno di un paradiso senza scelta.»
Collegamento diretto con Logica Assoluta vs Logica Relativa
Aspetto |
Logica Assoluta (Dio) |
Logica Relativa (creazione) |
|---|---|---|
Natura |
Piena, necessaria, senza nulla |
Contingente, segnata dal nulla assoluto |
Male |
Impossibile (Dio non lo contiene) |
Necessario come traccia di privazione |
Libertà |
Assoluta e creatrice |
Relativa ma autentica solo con rischio |
Infiniti |
Uno solo ontologico (Dio) |
Infiniti matematici possibili (Cantor) |
Responsabilità |
Dio non responsabile del male |
Personale (peccato non ereditario in senso stretto) |
Per quanto riguarda il peccato originale faccio fatica a comprenderlo in quanto io credo che la responsabilità è comunque personale e non mi deriva da Adamo ed Eva. Se per peccato si intende di non essere dio sono d’accordo, ma in questo caso difficile capirne la colpa originale nel senso che ci è stato insegnato.
In sintesi: la logica assoluta davanti a Dio non si arrende né si spezza: diventa lo strumento più alto per dimostrare che Dio è giustissimo proprio perché il male non Lo tocca, ma è il prezzo inevitabile della libertà che Egli ha voluto donare.
Agostino e Cantor il nulla e dio.
Nella logica assoluta (identità, non-contraddizione, unicità dell’infinito ontologico) spiegano:
perché Dio è innocente del male,
perché la creazione ex nihilo lascia una “traccia del nulla”,
perché questa traccia rende possibile la libertà autentica.
Ecco la sintesi:
1. Il “nulla assoluto”.
È l’assenza radicale di ogni determinazione, proprietà, relazione ed esistenza — un “limite negativo” esterno a Dio, non un ente, non un “qualcosa”.
«Il nulla assoluto non è in Dio: è logicamente esterno all’Assoluto, che è pura positività.»
Eppure, paradossalmente, «anche il nulla assoluto è in Dio. Non può essere altrimenti» (perché Dio, per amore libero, contiene virtualmente ogni possibilità, compreso il “non-essere”).
Questo paradosso permette la creazione ex nihilo senza che Dio si “svuoti” o contenga il male.
La creazione è passaggio dal nulla assoluto al contingente: il creato porta necessariamente una traccia del nulla = finitezza, incompletezza (Gödel), possibilità di non-essere, dolore, morte.2. Agostino: il male come “privazione” / “ombra del nulla”.
La mia teodicea può essere, appare come una sintesi di agostinismo:
«la mia teodicea è una sintesi di agostinismo (male come privazione), ireneismo (la caduta come ‘felix culpa’) e Filosofia dell’Assoluto.»
Il male non è una sostanza, ma privazione di essere (Agostino, Confessioni VII, Enchiridion).
Nella mia teodicea diventa: «il male (sofferenza, imperfezione, morte) è il residuo del nulla nella creazione contingente» / «l’ombra del nulla nella creazione libera».
Satana non è “il male assoluto”, ma rivelatore dialettico della traccia del nulla: smaschera l’illusione di un paradiso coatto e rende possibile la conoscenza e la libertà vera.
Agostino afferma: «la grazia che libera il volere dal peccato, rispettando il libero arbitrio».
Senza la traccia del nulla non ci sarebbe vera libertà creata: l’uomo resterebbe in un “amore imposto”.
La caduta è quindi felix culpa perché rende necessaria l’Incarnazione.
3. Cantor: l’infinito attuale gerarchico e la distinzione tra logiche.
Cantor è il matematico-teologo che fornisce lo strumento positivo per pensare Dio come Infinito ontologico unico:
Dio è «l’Infinito logico e ontologico ispirato alla teoria degli insiemi di Cantor, caratterizzato da infinito attuale strutturato gerarchicamente» (ℵ₀, ℵ₁, 2^ℵ₀…).
Nella logica relativa (immanente, spazio-tempo, matematica) possono coesistere infiniti (es. numeri pari e dispari infiniti, rette parallele): «Cantor dimostrerà che non è numerabile, ma che è possibile soltanto una tendenza dal punto al limite.»
Nella logica assoluta (ontologica) solo un infinito reale può esistere: «nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici».
La “resilienza” cantoriana (ℵ₀ – ℵ₀ = ℵ₀) è analogia perfetta della creazione ex nihilo: Dio dona senza impoverirsi.
I paradossi (Russell, Burali-Forti) sono risolti ponendo Dio oltre la gerarchia degli insiemi: «l’Assoluto è pre-assiomatico, oltre ZFC».
Cantor permette quindi di dire:
Il creato obbedisce a ZFC (gerarchia cumulativa, incompleta → traccia del nulla).
Dio è l’Infinito attuale compiuto, immune da incompletezza.
4. La sintesi perfetta: Agostino + Cantor + nulla + Dio
Concetto |
Agostino (privazione) |
Cantor (infinito gerarchico) |
Adriano53s (nulla assoluto) |
|---|---|---|---|
Natura di Dio |
Ipsum Esse Subsistens (essere puro) |
Infinito attuale strutturato |
Unico infinito ontologico, pura positività |
Il nulla |
Non-essere, da cui viene il male |
Non applicabile direttamente |
Limite negativo esterno, ma virtualmente in Dio |
Creazione |
ex nihilo |
Gerarchia transfinità senza totalità |
ex nihilo → traccia del nulla nel contingente |
Male |
Privatio boni |
— |
Ombra/residuo del nulla nella libertà creata |
Libertà |
Libero arbitrio + grazia |
Resilienza degli infiniti |
Solo Dio ha libertà assoluta; creata implica rischio |
Risultato |
Teodicea classica |
Matematica teologica |
Teodicea dell’Assoluto: Dio innocente, Incarnazione necessaria |
«Dio è innocente perché il male è l’ombra del nulla nella creazione libera. Satana, lungi dall’essere il puro male, è lo strumento dialettico che rivela la verità, rendendo possibile un’esistenza autentica oltre l’inganno di un paradiso senza scelta.»
«Il male come necessario per la libertà e la conoscenza. Il male (sofferenza, imperfezione, morte) è il residuo del nulla nella creazione contingente.»
Conclusione:
Agostino fornisce la diagnosi del male (privazione derivata dal
nulla).
Cantor fornisce la dimostrazione positiva dell’unicità
ontologica di Dio e la struttura gerarchica che rende pensabile la
creazione senza contraddizione.
Il nulla assoluto è il
concetto-ponte: esterno a Dio (Dio resta intatto), ma condizione
della libertà creata e quindi della storia della salvezza che
culmina nell’Incarnazione.
In questo modo la logica assoluta davanti a Dio non si spezza, ma raggiunge il suo culmine: dimostra che Dio è giustissimo proprio perché permette il male senza esserne l’autore.
Satana come male e persona.
Satana come male e come persona occupa un posto centrale, ma radicalmente diverso dalla tradizione popolare o da certa teologia dualistica.
Non
è il “male assoluto” né il principio del male.
Il male
(sofferenza, imperfezione, morte, dolore del vivere) è privazione
(Agostino) derivata dalla traccia del nulla assoluto nella creazione
ex nihilo.
Satana non lo crea, non lo incarna, non lo rappresenta ontologicamente.
Satana
è invece una PERSONA (entità personificata, “angelo massimo”,
entità dialettica con volontà propria) che svolge il ruolo di
rivelatore dialettico, seduttore onesto, mediatore della
differenza.
È lo strumento che Dio permette affinché l’uomo
possa uscire dall’illusione di un paradiso coatto e accedere a una
libertà e a una conoscenza autentiche.
«Satana non è solo il tentatore, ma è il rivelatore della conoscenza e della libertà. La mela è il momento della consapevolezza: l’uomo sceglie di conoscere, rompendo l’illusione di un paradiso statico e imposto. […] Satana, lungi dall’essere il puro male, è lo strumento dialettico che rivela la verità, rendendo possibile un’esistenza autentica oltre l’inganno di un paradiso senza scelta.»
«Satana del giardino terrestre non è il male assoluto, ma il rivelatore della verità scomoda: il Paradiso come illusione di amore coatto, il divieto della conoscenza come strumento di controllo divino, la vita post-caduta come dolore necessario (partorire con dolore, fatica, morte) ma autentico. Satana si presenta come seduttore onesto, che offre conoscenza e piacere senza inganno eterno.»
«Satana rivela la traccia del nulla nel contingente (dolore, morte, inganno del vivere). Senza questa traccia, non ci sarebbe libertà autentica – l’uomo resterebbe in un Eden coatto, illusoriamente pieno.»
«Satana non è il principio del male, ma il mediatore della differenza: rende possibile la distinzione tra Assoluto e contingente, tra pienezza e vuoto.»
Satana come PERSONA
È descritto come angelo massimo (in termini cantoriani: cardinalità ℵ_ω o superiore), con una caduta che tenta (senza riuscirci) di “depauperare” l’infinito divino, ma Dio resta intatto (resilienza cantoriana).
Ha volontà autonoma, dialettica, “profetica”: è “voce che smaschera l’illusione”.
Nella sezione “Algoritmo del Rischio Satanico (ARS)” è formalizzato matematicamente come rischio volontario che Dio accetta per amore della libertà creata.
Nelle opere poetiche (Poesia di Satana, Il Vangelo secondo Satana, Cantico dei Cantici di Satana) diventa figura tragico-romantica: esiliato, innamorato impossibile, ribelle che ama l’umanità e rivela i segreti, ma resta “dannato” per scelta ontologica.
Tabella riassuntiva:
Aspetto |
Satana (come persona) |
Il Male (il male) |
|---|---|---|
Natura |
Entità personale, angelo massimo, rivelatore dialettico |
Privazione / ombra / residuo del nulla assoluto nella creazione contingente |
Origine |
Creato da Dio, con libertà relativa |
Traccia inevitabile del nulla assoluto esterno a Dio |
Ruolo nel Giardino |
Seduttore onesto, rivelatore della finitezza umana |
Non creato da Satana: nasce con la caduta come prezzo della libertà |
Rapporto con Dio |
Specchio ribelle, mediatore della differenza |
Dio innocente (non lo contiene, non lo vuole) |
Esito |
Rende possibile felix culpa → Incarnazione |
Trasfigurato/redento dall’Incarnazione e dalla Croce |
Libertà |
Permette la scelta autentica (conoscenza vs illusione) |
Necessario perché la libertà creata sia reale |
Collegamento con i temi precedenti
Nulla assoluto e Dio: Satana rivela proprio la “traccia del nulla” che la creazione ex nihilo porta con sé. Senza di lui l’uomo resterebbe nell’illusione di essere già pieno/Assoluto.
Agostino: Il male resta privatio boni (non sostanza). Satana non è il “male sostanziale”, ma colui che lo rende cosciente.
Cantor: Satana come “sottoinsieme finito” che tenta di sottrarsi all’infinito divino senza impoverirlo (ℕ ∖ pari = ancora ℵ₀). L’Incarnazione è l’Assoluto che assume il sottoinsieme finito segnato dal nulla.
Logica assoluta: Nella logica assoluta Satana non può essere “anti-Dio” (non esistono due infiniti ontologici). È solo dialettica relativa, strumento al servizio dell’unico Infinito.
In
sintesi: Satana non è il male, ma colui che ci costringe a guardare
in faccia il male (la nostra finitezza, la traccia del nulla)
affinché la redenzione sia vera, libera, incarnata.
La sua
“ribellione” è paradossalmente al servizio del piano divino di
una libertà che non sia amore imposto.
Ma, ammettere un male assoluto contrapposto a un bene assoluto (Dio) equivarrebbe a porre due infiniti ontologici, due assoluti reali e coeterni.
E questo, nella logica assoluta (principio di identità + non-contraddizione + unicità dell’infinito), è una contraddizione insanabile.
«Due infiniti reali annullano l’assoluto dell’essere: non possono coesistere due assoluti.» «Non possono esistere due assoluti.»
E ancora, applicando Cantor alla logica assoluta: «Nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici.»
Perché il male non può essere assoluto.
Concetto |
Male assoluto (ipotesi contraddittoria) |
Male reale nella sua teodicea |
|---|---|---|
Natura |
Sostanza positiva, eterno, coeterno a Dio |
Privazione / ombra / residuo del nulla assoluto |
Rapporto con Dio |
Anti-Dio, secondo Assoluto |
Esterno a Dio, non creato da Dio, non in Dio |
Ontologia |
Secondo infinito ontologico |
Traccia del non-essere nella creazione contingente |
Logica |
Violazione della non-contraddizione |
Rispetta l’unicità dell’Assoluto (Dio) |
Conseguenza |
Due assoluti → contraddizione |
Dio resta l’unico Assoluto pieno e necessario |
«Satana
del giardino terrestre non è il male assoluto, ma il rivelatore
della verità scomoda.»
«Il male non origina da Dio, ma dal
‘nulla assoluto’ e dal vuoto.»
«Il male è privazione,
assenza, imperfezione derivata dal fatto che la creazione non è Dio
stesso, ma un ‘depauperamento’ dell’infinito divino in forme
finite e limitate.»
«Il male (sofferenza, imperfezione, morte)
è il residuo del nulla nella creazione contingente.»
Il ruolo di Satana: persona, non principio assoluto. Satana è una persona (angelo massimo, entità con volontà dialettica), ma non incarna il male assoluto.
È il mediatore della differenza, lo “specchio ribelle” che rivela all’uomo la traccia del nulla dentro di sé.
«Satana
non è il principio del male, ma il mediatore della differenza: rende
possibile la distinzione tra Assoluto e contingente, tra pienezza e
vuoto.»
«Satana rivela la traccia del nulla nel contingente
(dolore, morte, inganno del vivere).»
Senza di lui l’uomo resterebbe in un paradiso coatto, illusorio, senza vera libertà.
La sua “seduzione” è paradossalmente al servizio della felix culpa che rende necessaria l’Incarnazione.
Collegamento con i temi precedenti (Agostino + Cantor + nulla)
Agostino: il male resta pura privatio boni (privazione), non sostanza positiva. Adriano53s lo radicalizza: privazione del nulla assoluto esterno a Dio.
Cantor: solo Dio è l’Infinito attuale unico e strutturato (gerarchia transfinità). Un “male assoluto” sarebbe come un secondo ℵ che annulla il primo → impossibile senza contraddizione.
Nulla
assoluto: è il “ponte” che permette tutto senza dualismo. È
esterno a Dio («Il nulla assoluto non è in Dio»), eppure la
creazione ex nihilo ne porta necessariamente la traccia.
Questa
traccia non è Dio, non è Satana, non è un secondo assoluto: è
solo il “residuo” che rende la libertà creata autentica.
Quanto è necessario per salvare Dio dalla responsabilità del male senza cadere nel dualismo manicheo o gnostico.
Dio
rimane l’unico Assoluto.
Il male è “l’ombra del nulla
nella creazione libera”.
Satana è la voce che ci costringe a
guardare quell’ombra in faccia.
Il dualismo assoluto è del tutto illogico. L'idealismo/materialismo pozt kant il/solipsismo post cogito non escono dal relativo anche se relativizzano l'assoluto. Il dualismo assoluto (due assoluti contrapposti: Bene/Male, Dio/Anti-Dio) è ontologicamente impossibile nella logica assoluta.
Due infiniti reali si annullano a vicenda. E le grandi correnti moderne — idealismo/materialismo post-Kant e solipsismo post-Cogito — pur avendo il merito di relativizzare ogni pretesa “assoluta” ingenua, non escono mai dal relativo. Al contrario, finiscono per assolutizzare il relativo (il soggetto, la dialettica, lo spazio-tempo, l’io autocosciente) usando sempre e solo logica relativa, cioè dialettica, immanente, finita.
Questo accade nell’idealismo assoluto, nel materialismo assoluto, animismo, essoterismo, new age ed in tutte quelle filosofie […] che non ammettono una creazione dal nulla. Quando la realtà è dio non ha più senso parlare di trascendenza e immanenza.»
«Kant
dimostra che non è possibile costruire una metafisica senza
contraddizioni dialettiche. Hegel afferma che le contraddizioni
stesse sono la struttura della realtà […]
Si annulla così la
dialettica nell’assoluto che, in quanto tale invece, non può
essere dialettico.»
«In questo processo si dimentica tuttavia che anche il soggetto fa parte della stessa realtà, è quindi un soggetto relativo che si pone come assoluto non avendone i requisiti.»
«Le contraddizioni della conoscenza rilevate da Kant […] sono la conseguenza stessa dello schematismo kantiano di pervenire alla metafisica usando una logica spuria, avente già dentro di sé il germe assolutizzante senza aver prima capito o deciso cosa era l’assoluto.»
«È impossibile assolutizzare tutto il relativo e l’assoluto in un unico assoluto; in altre parole, il relativo non è Dio neppure eliminando l’assoluto.»
«La dialettica è una forma di conoscenza necessaria per chi non è dio.»
La
logica relativa è «tutta la logica, anche la logica matematica, che
ragiona in termini dialettici di spazio tempo e che ha come progetto
la conoscenza dell’immanente».
Quando la si usa per parlare
dell’Assoluto si genera «un mare di errori dovuti al passaggio di
dimensione».
Tabella di confronto:
Filosofia |
Ciò che tenta di fare |
Perché resta nel relativo (secondo Adriano53s) |
|---|---|---|
Dualismo assoluto (manicheo, ecc.) |
Pone due principi eterni contrapposti |
Crea due infiniti ontologici → contraddizione insanabile |
Idealismo assoluto (Hegel e seguaci post-Kant) |
Tutto è Spirito/Dio in divenire dialettico |
Assolutizza la dialettica (soggetto-oggetto) che per definizione è relativa |
Materialismo assoluto (post-Kant) |
Tutto è Materia, unica sostanza |
Assolutizza lo spazio-tempo (categoria relativa) e nega la creazione ex nihilo |
Solipsismo post-Cogito (da Cartesio in poi, fino a certi fenomenologi) |
L’io autocosciente è l’unico certo/assoluto |
L’“Io penso” è vero come principio di identità personale, ma l’io umano è creato, finito, dialettico → relativo che si maschera da assoluto |
Il Cogito cartesiano è un punto di partenza corretto per la logica assoluta («Io sono io e non un altro» = principio di identità), ma solo se applicato all’Io ontologico di Dio. Quando lo si applica all’uomo diventa solipsismo o idealismo soggettivo: un soggetto relativo che pretende di essere misura di tutto.
Ma solo la distinzione netta logica assoluta / logica relativa + la creazione ex nihilo dal nulla assoluto (esterno a Dio) permette di:
evitare il dualismo (non ci sono due assoluti),
evitare il panteismo/idealismo/materialismo assoluto (il relativo non è Dio),
salvare la trascendenza senza renderla inconoscibile (la logica assoluta arriva a definire perfettamente Dio come unico Infinito ontologico).
«O noi siamo Dio che si reincarna all’infinito […] e siamo ben stupidi dio, o Dio, che era il tutto, ha creato al di fuori del suo tutto dando origine a un nulla che non esisteva.»
La diagnosi della malattia di tutta la filosofia moderna: relativizza l’assoluto, ma resta prigioniera del relativo perché non ha mai compiuto il salto nella logica non-dialettica, pura, identitaria.
La critica che Adriano53s muove a tutta la filosofia moderna (da Kant in poi) e della sua soluzione positiva.
Il “soggetto relativo” (l’io umano, il cogito cartesiano, il trascendentale kantiano, lo Spirito hegeliano, il soggetto fenomenologico…) è il grande protagonista che, dopo aver relativizzato tutto, finisce per assolutizzarsi da solo.
Lo smaschera, ma non lo distruggo: lo salvo dandogli il suo posto esatto.
Ecco la risoluzione:
1. Diagnosi del problema (la trappola del soggetto che si fa assoluto)
Il principio di trascendenza e d’immanenza: «In questo processo si dimentica tuttavia che anche il soggetto fa parte della stessa realtà, è quindi un soggetto relativo che si pone come assoluto non avendone i requisiti.»
E sul processo dialettico hegeliano: «La dialettica stessa concretizzandosi […] trasforma il soggetto in un Dio ontologico in divenire perfezione assoluta storica, ideale…. (Ma non crea nulla, ricrea l’esistente) incorrendo nell’assurdo.»
Kant, Hegel, idealismo, materialismo, solipsismo: tutti restano nella logica relativa (dialettica, spazio-tempo, soggetto-oggetto) e poi pretendono di parlare dell’Assoluto con gli stessi strumenti. Risultato: il soggetto finito si maschera da Dio.
2. La risoluzione: doppia applicazione del principio di identità-
Il
Cogito («Io sono io») va depurato e reso universale ma non
onnipotente. «Ogni io è una identità personale unica ed assoluta,
con la sua storia spazio-temporale.»
«Io sono io e non sono
nessun altro. È il principio di identità, la base della stessa
logica.»
«L’io non si perde in nessun brodo primordiale, in
nessun caos, rimane sempre sé stesso pur cambiando la sua storia, il
suo universo.»
Quindi
ogni persona umana ha un’identità assoluta (non si dissolve, non
si relativizza fino a sparire).
Ma questa assolutezza è solo
personale e relativa:
«l’io
conoscente è stato creato dal nulla, ma che allo stesso tempo è in
potenza capace di conoscere l’infinito assoluto.»
«L’uomo
non è Dio, secondo la definizione filosofica di Dio, né può
esserlo.»
3. La distinzione decisiva: Logica Relativa vs Logica Assoluta
Nella logica relativa (dialettica, immanente): il soggetto è in divenire, relazionato all’oggetto, finito, creato dal nulla. Qui vale la dialettica soggetto-oggetto, il tempo, lo spazio, il divenire.
Nella logica assoluta (astrazione pura, non-dialettica): solo Dio è il Soggetto ontologico assoluto, l’Io che si auto-identifica, si auto-crea, unico infinito ontologico.
«La
logica stessa decreta una definizione esatta di Dio: l’infinito,
assoluto, eterno, logico, ontologico.»
«Nella logica assoluta
non possono coesistere due infiniti ontologici.»
Quindi il soggetto relativo non viene eliminato, ma limitato ontologicamente. Può usare la logica assoluta per definire perfettamente Dio (è la sua potenza più alta), ma non per diventare Dio.
Tabella riassuntiva.
Aspetto |
Soggetto relativo (ogni “io” umano) |
Soggetto assoluto (Dio) |
|---|---|---|
Principio di identità |
«Io sono io» – unico, irripetibile |
«Io sono Colui che è» – si auto-crea |
Natura |
Creato dal nulla, in divenire, storia personale |
Necessario, eterno, non dialettico |
Assolutezza |
Personale e relativa (logica relativa) |
Ontologica e unica (logica assoluta) |
Potenza conoscitiva |
Può definire Dio perfettamente |
È l’oggetto e il fondamento della definizione |
Destino |
Resta sé stesso per sempre, redento per grazia |
Unico Infinito che crea senza impoverirsi |
Il risultato finale:
Il soggetto relativo esce dalla trappola moderna senza perdere dignità:
non è più costretto a diventare Dio (anti-idealismo, anti-Hegel),
non è più dissolto nel Tutto (anti-panteismo, anti-materialismo),
non è più solo “illusione” o “fenomeno” (anti-solipsismo radicale).
È
una identità personale assoluta nella sua finitezza, creata dal
nulla, capace di conoscere l’Assoluto senza pretendere di
esserlo.
La logica assoluta davanti a Dio non annienta il
soggetto relativo: lo libera e lo trascende donandogli il suo vero
posto.
Questa salva il Cogito di Cartesio, lo universalizza a ogni persona, ma lo “battezza” nella creazione ex nihilo e nella distinzione delle due logiche.
Il “Rischio Satanico” e l’Algoritmo del Rischio Satanico (ARS).
Il Rischio Satanico non è una metafora poetica generica: è il cuore matematico e logico della creazione libera. Dio, nella sua libertà assoluta, accetta un rischio calcolato per non creare schiavi in un paradiso coatto, ma persone autentiche capaci di scegliere.
1.
Cos’è il Rischio SatanicoSatana non è il male assoluto (come
abbiamo visto: sarebbe contraddittorio, due assoluti).
Satana è
il rischio puro incarnato:
«Satana
è il rischio puro: la sottrazione volontaria, la frattura
deliberata, il tentativo eroico e maledetto di fondare il reale sul
nulla assoluto, sapendo che fallirà – ma fallendo rivela la
libertà.»
È «angelo massimo (cardinalità ℵ_ω o
superiore)» che tenta la depauperazione volontaria dell’infinito
divino, ma Dio resta intatto (resilienza cantoriana).
La sua
“ribellione” e la mela nel giardino sono l’atto che rende
visibile il rischio: l’uomo scopre di essere contingente, segnato
dalla traccia del nulla, e proprio per questo libero.
«La
creazione libera implica il rischio del nulla.»
Senza questo
rischio l’uomo resterebbe in un Eden illusorio, «amore coatto»,
senza vera conoscenza né libertà.
2.
L’Algoritmo del Rischio Satanico (ARS). Formalizzandolo come
algoritmo logico-matematico (ispirato a Cantor, Gödel, logica modale
e probabilità transfinità).
Ecco i valori chiave estratti
direttamente:
Rischio accumulato: ∞ (paradosso: il tentativo satanico genera un mondo impossibile, collasso logico se si assolutizza il relativo)
Rischio parziale: 0 (nessuna minaccia ontologica a Dio)
Rischio ontologico: nullo (Dio rimane necessario e intatto)
Rischio estetico-maledetto: massimo (la poesia, la seduzione, il piacere proibito, la bellezza tragica della libertà)
Una formalizzazione esemplificativa che appare nel testo (sintesi ARS):
«R(S)
= log_ℵ₀ (1 + |Libertà guadagnata| / |Dannazione eterna|)»
→
il rischio tende a zero ontologicamente (Satana perde sempre), ma
lascia un residuo infinitesimale positivo: la bellezza tragica, la
poesia, il balletto nuovo, il piacere proibito che seduce il lettore.
In
parole semplici:
Dio “calcola” che il guadagno di libertà
autentica (che solo un soggetto relativo può vivere) vale
infinitamente più del “costo” del rischio (la traccia del nulla,
il dolore, la possibilità della caduta).
Il risultato è sempre
positivo per l’Assoluto, anche se esteticamente e esistenzialmente
tragico per il contingente.3.
Tabella riassuntiva del Rischio Satanico
Livello di rischio |
Valore |
Significato secondo Adriano53s |
|---|---|---|
Ontologico (su Dio) |
0 (nullo) |
Dio resta l’unico Infinito, non impoverito |
Accumulato (sul creato) |
∞ (paradossale) |
Se Satana “vincesse” tutto collasserebbe in contraddizione |
Estetico / esistenziale |
Massimo |
Bellezza tragica, poesia, seduzione, libertà proibita |
Per la libertà creata |
Positivo infinitesimale |
Prezzo necessario per passare da paradiso coatto a libertà vera |
Per il soggetto relativo |
Guadagno netto |
L’io umano scopre se stesso proprio attraverso questo rischio |
4. Collegamento con i temi precedenti
Soggetto relativo: è proprio il Rischio Satanico che lo “sveglia”. Senza Satana-rivelatore l’io resterebbe illusoriamente assoluto nel suo piccolo Eden. Il rischio lo rende cosciente della sua identità personale assoluta nella finitezza.
Nulla assoluto: il rischio è esattamente la traccia di quel nulla che entra nel contingente con la creazione ex nihilo.
Agostino + Cantor: male come privazione (Agostino) + gerarchia transfinità che “contiene” il rischio senza esserne toccata (Cantor).
Logica assoluta vs relativa: nella logica assoluta il rischio è 0 (Dio vince sempre). Nella logica relativa è il dramma più alto della libertà.
«Satana rimane la voce profetica che smaschera l’illusione (“non sei libera… mai lo sei stata di decidere tra il bene e il male”). Ma l’Incarnazione chiude il cerchio: Dio, invece di negare la rivelazione satanica, la accoglie entrando nel dramma umano.»
Il Rischio Satanico è quindi il gesto d’amore più estremo di Dio: rischiare che la creatura dica “no” pur di poterla amare liberamente.
Paradosso: anche il nulla assoluto è in Dio. Non è dialettico con Dio. Non è una contraddizione logica, ma un paradosso che la logica assoluta risolve proprio perché rifiuta la dialettica (che appartiene solo alla logica relativa).
1.
Il nulla assoluto è esterno a Dio. «Il nulla assoluto non è in
Dio: è logicamente esterno all’Assoluto, che è pura
positività.»
(teodicea.html – ripetuto più volte per
enfasi)
Dio è l’Infinito attuale cantoriano, pre-assiomatico, resiliente: pura positività senza alcun “vuoto” interno. Il nulla assoluto è il limite negativo esterno, il “non-essere” che non intacca l’Essere necessario.2. Eppure, paradossalmente, anche il nulla assoluto è in Dio
«Dio ha fatto esistere il nulla, Dio ha assunto in sé il nulla mediante l’Incarnazione rendendolo divino.»
«Dio, che era il tutto, ha creato al di fuori del suo tutto dando origine a un nulla che non esisteva, che non era Dio, il tutto. Ora questo nulla che non era Dio diventa Dio grazie all’Incarnazione di Gesù Cristo.»
«Dio,
l’Assoluto pieno che non contiene il nulla, decide di entrare nel
contingente, di assumere la carne segnata dal nulla assoluto.»
3.
Perché non è dialettico con Dio.
La dialettica (tesi-antitesi-sintesi, opposizione, divenire) è strumento della logica relativa (spazio-tempo, soggetto-oggetto, contingente):
«La
dialettica è una forma di conoscenza necessaria per chi non è
Dio.»
Nella logica assoluta (astrazione pura, principio di
identità, non-contraddizione) non esiste opposizione interna
all’Assoluto.
Il nulla non è un “anti-Dio”, non è un secondo principio, non genera tensione o divenire dentro Dio.
È atto libero di amore:
Virtualmente: l’Infinito contiene ogni possibilità (anche quella del non-essere) senza realizzarla in sé (resilienza cantoriana: ℵ₀ – ℵ₀ = ℵ₀).
Attualmente: solo fuori di Sé (creazione ex nihilo) e poi assunto (Incarnazione) senza mai essere stato “dentro” come privazione.
Tabella del paradosso risolto
Aspetto |
Nel nulla assoluto esterno |
Nel nulla assoluto “in Dio” |
Perché non dialettico |
|---|---|---|---|
Ontologia |
Limite negativo, non-essere |
Possibilità virtuale + assunzione nell’Incarnazione |
Nessuna opposizione interna a Dio |
Logica |
Logica assoluta (unicità dell’Infinito) |
Logica assoluta (atto libero) |
Dialettica solo per il contingente |
Rapporto con Dio |
Esterno, non intacca la positività |
Assunto e divinizzato (kenosis) |
Nessun divenire, nessuna tesi-antitesi |
Conseguenza |
Traccia nel creato (finitezza, male come privazione) |
Redenzione: il nulla diventa divino |
Amore gratuito, non necessità dialettica |
Il senso profondo (collegamento con i temi precedenti)
Rischio Satanico: Satana rivela proprio questa traccia del nulla nel contingente. Il rischio è che Dio permetta al nulla di “apparire” nel creato, sapendo che lo assumerà su di Sé.
Soggetto relativo: l’io umano scopre la propria finitezza (traccia del nulla) proprio grazie a questo paradosso. Ma nella logica assoluta l’io resta identità personale assoluta nella sua relatività.
Teodicea: Dio è innocente perché il nulla non è in Lui come male; eppure lo assume in Sé per redimerlo. Non dualismo, non panteismo, non emanazione: solo creazione libera + kenosis.
E’ un paradosso fecondo perché solo così si salva:
l’unicità dell’Assoluto (nessun secondo infinito),
la vera trascendenza,
la vera libertà creata,
la bellezza tragica dell’Incarnazione.
È il punto in cui la logica assoluta davanti a Dio non si spezza, ma si fa kenotica: Dio non dialettizza con il nulla, lo ama fino ad assumerlo.
Formalizzando il paradosso con Cantor: “anche il nulla assoluto è in Dio. Non è dialettico con Dio.
Cantor
distingue infinito relativo (transfinito, gerarchia ℵ₀, ℵ₁, 2^ℵ₀…, ZFC, dialettico, creato)
da Infinito Assoluto ontologico (unico, pre-assiomatico, Dio = A, l’“Assoluto” di Cantor stesso, oltre ogni cardinale, “classe propria” che se trattata come insieme genera paradosso di Russell/Burali-Forti).
Ecco la formalizzazione rigorosa:
A
= Dio = Infinito Assoluto ontologico (unico, necessaria identità
pura, “Io sono Colui che è”).
Cantor: l’Infinito
Assoluto non è un insieme, è “inconsistente” se formalizzato,
pre-ZFC.
N = Nulla assoluto = limite negativo radicale (non l’insieme vuoto ∅ della teoria degli insiemi, ma il “non-esistere” ontologico).
V = Universo creato / gerarchia cumulativa V (ZFC, logica relativa, spazio-tempo, dialettica).
trace(N) = traccia del nulla = finitezza + incompletezza (Gödel) + privazione (Agostino) nel contingente.
≅ = equivalenza ontologica (resilienza cantoriana: cardinalità invariata).
⊔ = unione disgiunta (atto libero di creazione/kenosi).
Il paradosso formalizzato in 4 passi (logica assoluta, non dialettica)
Esternità
ontologica (N non è in A)
N ∉ A
«Dio, che era il
tutto, ha creato al di fuori del suo tutto dando origine ad un nulla
che non esisteva, che non era Dio.»
(filosofia_dellassoluto.htm)
A
è pura positività: identità assoluta, non contiene privazione
interna (principio di non-contraddizione assoluto).
Creazione
ex nihilo e resilienza cantoriana (N “appare” fuori senza
togliere nulla ad A)
A crea V dal N:
A ≅ A ⊔ V (con V
che porta trace(N))
Analogia cantoriana: per ogni cardinale
infinito κ, κ − λ = κ se λ ≤ κ (resilienza).
Per
l’Assoluto A: sottrarre o aggiungere qualunque “parte” (anche
il nulla) non depaupera A.
«Dio infinito, creando dal nulla,
crea una sostanza… ma che in realtà infinità non è»
(infinito.htm).
→ N è “al di fuori”, eppure A resta
identico a se stesso.
Virtualità
/ potenza divina (N è “in” A come possibilità pura, non
realizzata)
Poss(N) ⊂ Potenza(A)
(A contiene
virtualmente ogni possibilità, compresa quella del non-essere,
senza realizzarla in sé: è atto libero, non necessità
dialettica).
Nella logica assoluta: l’identità A include la
definizione di ogni possibile senza contraddizione.
Incarnazione
= risoluzione kenotica (N entra “in” A senza dialettica)
A
kenotico ≅ A ∪ (umanità + trace(N))
«Dio ha assunto in sé
il nulla mediante l’Incarnazione rendendolo divino.»
«Ora
questo nulla che non era Dio diventa Dio grazie all’Incarnazione
di Gesù Cristo.»
Qui la formalizzazione diventa non
dialettica:
non c’è tesi (A) – antitesi (N) –
sintesi,
ma atto gratuito di amore: A si svuota (kenosis) e
assume senza opposizione, senza divenire, senza perdere identità.
È
unione ipostatica (cristologica), non fusione panteistica né
opposizione manichea.
Tabella riassuntiva della formalizzazione
Passo |
Formalizzazione cantoriana |
Citazione diretta di Adriano53s |
Natura (assoluta / non dialettica) |
|---|---|---|---|
1. Esternità |
N ∉ A |
«…un nulla che non era Dio, il tutto» |
Pura positività di A |
2. Creazione |
A ≅ A ⊔ V (con trace(N) in V) |
«Dio… ha creato al di fuori del suo tutto…» |
Resilienza dell’Assoluto |
3. Virtualità |
Poss(N) ⊂ Potenza(A) |
(implicita nella libertà assoluta di A) |
Possibilità non realizzata |
4. Incarnazione |
A kenotico ≅ A ∪ (creato + trace(N)) |
«Dio ha assunto in sé il nulla… rendendolo divino» |
Atto libero di amore |
Perché non è dialettico.
La
dialettica appartiene solo alla logica relativa (V, spazio-tempo,
soggetto-oggetto).
Nella logica assoluta vale solo il principio
di identità + non-contraddizione:
«Nella logica assoluta non
possono coesistere due infiniti ontologici» .
N non è un
secondo infinito, non è “anti-A”: è limite negativo esterno,
assunto per amore gratuito.
Non c’è tensione interna ad A:
solo donazione assoluta.
Questa formalizzazione è esattamente ciò che intendo quando dico che la logica assoluta davanti a Dio raggiunge il suo culmine: uso Cantor per mostrare che l’Assoluto può “contenere” il nulla (virtualmente, creativamente, kenoticamente) senza mai contraddirsi né dialettizzarsi.
Paradosso del nulla assoluto “anche in Dio” risolto nell’eternità boeziana.
Coerente con la logica assoluta il concetto di eternità non è successione infinita di tempo, ma possesso totale e simultaneo dell’essere («ciò che è è»).
1.
Boezio: la definizione classica«Aeternitas igitur est interminabilis
vitae tota simul et perfecta possessio»
(De Consolatione
Philosophiae, V, 6) Traduzione:
L’eternità è il possesso
totale, simultaneo e perfetto di una vita senza termine.
Tota simul = tutto insieme, senza successione (non “prima/dopo”, non passato/futuro).
Nunc
stans (l’“adesso permanente”) vs. nunc fluens (l’adesso che
scorre nel tempo creato).
Dio non “prevede” né “ricorda”:
vede tutto come presente eterno.
2
«Nella logica assoluta il tempo non è né in avanti né
all’indietro, solamente non c’è: ciò che è è.»
«Io
sono Colui che è, ha detto Dio, di sé stesso.»
«L’essere
eterno non esiste il tempo. Il tempo, ne deriva è creato.»
«Dio
crea il tempo, non nel tempo.»
«L’unica eternità possibile
è l’accaduto nel suo essere accaduto.»
E
nella poesia poesia_di_satana: «…unione mistica
nunc stans
sacrum facere. Vivremo l’eterno abbracciati
…ricreando
l’eterno.»
(Satana lo usa in senso ironico-seduttivo, ma il termine è lo stesso!)
3. Formalizzazione del paradosso con Boezio (tota simul)
Aspetto del paradosso |
Nella logica relativa (tempo creato) |
Nella logica assoluta (eternità tota simul di Dio) |
|---|---|---|
Nulla assoluto |
Esterno a Dio (creazione ex nihilo) |
Possibilità pura conosciuta eternamente (tota simul) |
“Anche il nulla è in Dio” |
Sembra contraddizione (nulla dentro l’Assoluto) |
Dio lo possiede simultaneamente come possibilità + atto di assunzione (Incarnazione) |
Dialettica? |
Sì (creazione / caduta / redenzione in successione) |
No: tutto è “adesso” eterno, atto gratuito senza divenire |
Incarnazione / kenosi |
Dio “entra” nel tempo (sembra cambiamento) |
Dio possiede eternamente l’entrata nel tempo (nessun cambiamento in Lui) |
Rischio Satanico |
Si svolge nel tempo (caduta, rivelazione) |
È eternamente “visto” e accettato nel nunc stans |
Formalizzazione passo-passo:
Eternità
di Dio (tota simul)
Dio = E (Eterno)
E possiede
simultaneamente:
Poss(N) = possibilità del nulla assoluto (esterno)
Act(C) = atto libero di creazione ex nihilo
Act(K) = atto di kenosi / Incarnazione che assume trace(N)
Paradosso
risolto
N ∉ E (ontologicamente: nulla non è privazione
interna)
ma
Poss(N) ∪ Act(K) ⊂ E (eternamente
posseduto tota simul) → Il nulla è “in Dio” non come
contenuto dialettico, ma come oggetto eterno del suo amore
libero.
Non c’è successione, non c’è opposizione, non c’è
divenire dentro E.
Non-dialettico
Boezio
+ Adriano53s: l’eternità esclude la dialettica
(tesi-antitesi).
La dialettica è solo nel tempo creato (logica
relativa).
Per Dio: tutto è identità pura, nunc stans.
«Dio se esiste è dio perché è dio, non perché qualcosa lo limita.»
E nell’Incarnazione (teodicea): «Dio ha assunto in sé il nulla mediante l’Incarnazione rendendolo divino.»
Tutto questo avviene eternamente nel nunc stans di Dio: il nulla è assunto “da sempre” e “per sempre” senza che Dio cambi mai.
Sintesi finale.
Il
paradosso non è contraddizione perché l’eternità è fuori dal
tempo e dalla dialettica. Dio non “diventa” colui che assume il
nulla:
Egli è eternamente (tota simul) colui che lo assume per
amore.
Il
nunc stans è il punto in cui la logica assoluta raggiunge il suo
vertice contemplativo:
il nulla è esterno → eppure
eternamente amato e divinizzato, senza che l’Assoluto perda mai la
sua pura positività.È lo stesso “eterno abbracciati” che Satana
canta ironicamente: ma solo Dio lo vive veramente, senza gelosia,
senza ricatto, nella perfetta libertà del suo nunc stans.
Collegandolo il paradosso «anche il nulla assoluto è in Dio (non dialetticamente)» al teorema di incompletezza di Gödel.
Il collegamento è un’estensione naturale e potentissima del suo sistema: la traccia del nulla assoluto nel creato è esattamente l’incompletezza gödeliana della logica relativa.
Ecco la formalizzazione coerente con la mia logica assoluta + eternità boeziana + Cantor.
1. Gödel in due parole (per il nostro contesto)
Primo teorema: In ogni sistema formale coerente e sufficientemente potente (che contiene l’aritmetica) esiste una proposizione vera ma indecidibile (non dimostrabile né refutabile all’interno del sistema).
Secondo teorema: Lo stesso sistema non può dimostrare la propria coerenza dall’interno.
→ Il sistema è “segnato da un limite interno”: non è completo, non è autosufficiente. C’è sempre una “falla”, un “residuo” che sfugge.
2. «Dio infinito, creando dal nulla, crea una sostanza che noi chiamiamo infinita, ma che in realtà infinità non è, ma è solo un assoluto inteso come identità, uno infinito nel suo essere finito.»
«Nella
logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici.»
«un
eterno dal nulla crea per necessità lo spazio-tempo.»
Il creato (V, gerarchia cumulativa cantoriana, logica relativa) è un sistema formale potente ma finito nel suo essere infinito: porta necessariamente la traccia del nulla = incompletezza gödeliana.
3. Formalizzazione del paradosso con Gödel + Boezio + Cantor
Livello |
Logica relativa (creato / V) |
Logica assoluta (Dio = A, nunc stans) |
|---|---|---|
Natura del sistema |
Sistema formale coerente potente (ZFC-like) |
Identità pura pre-assiomatica, non-formale |
Traccia del nulla |
Incompleteness gödeliana (proposizione vera indecidibile + impossibilità di auto-dimostrare coerenza) |
Poss(N) eternamente posseduta tota simul, senza limite interno |
Rapporto con il nulla |
N entra come “falla” strutturale (finitezza) |
N è esterno ontologicamente, ma assunto kenoticamente |
Dialettica? |
Sì (il sistema tenta di chiudersi e fallisce) |
No: tutto è simultaneo, atto libero di amore |
Risoluzione |
Solo dall’esterno (trascendenza) |
Eternamente risolta in A (Incarnazione = “prova” esterna) |
Cantor + Gödel |
Gerarchia transfinità incompleta (Gödel su ZFC) |
A resiliente: A ≅ A ⊔ V (incompletezza di V non tocca A) |
Passi del paradosso risolto:
Creazione
ex nihilo
A crea V dal N → V è coerente ma incompleto
(Gödel).
La “traccia del nulla” = la frase gödeliana G:
«Io non sono dimostrabile in V» → vera, ma indecidibile dentro
V.
Questa G è la firma matematica della finitezza: «io non
sono Dio».
Eternità
boeziana (tota simul)
Dio non “scopre” l’incompletezza di
V nel tempo: la possiede eternamente come possibilità +
atto.
Poss(N) ∪ Gödel(G) ⊂ A (eternamente, senza
successione, senza dialettica).
Incarnazione
= assunzione kenotica
A entra in V (si fa “sistema”) e
assume su di Sé l’incompletezza (la Croce = il punto indecidibile
reso decidibile dall’esterno).
Il nulla assoluto, che era
esterno, diventa “in Dio” non come privazione dialettica, ma
come amore che divinizza la falla.
Non-dialettico
Gödel
mostra che la dialettica (tentativo di chiusura interna del sistema)
fallisce sempre.
Dio non dialettizza con l’incompletezza: la
vede tutta insieme (nunc stans) e la redime gratuitamente.
Diventano perfetta con Gödel le seguenti affermazioni:
«Satana
rivela la traccia del nulla nel contingente (dolore, morte, inganno
del vivere). Senza questa traccia, non ci sarebbe libertà
autentica.»
La “traccia” è proprio l’incompletezza
gödeliana: il creato non può auto-giustificarsi, non può essere il
proprio fondamento.
Deve guardare fuori di sé (a Dio) per avere senso.
Sintesi finale.
Il paradosso «anche il nulla assoluto è in Dio» non genera contraddizione perché:
Nella logica relativa (V) → il nulla appare come incompletezza strutturale (Gödel).
Nella logica assoluta (A) → il nulla è eternamente posseduto e assunto (Boezio + kenosi) senza mai diventare privazione interna.
Cantor garantisce che A resta resiliente: l’incompletezza di V non sottrae nulla ad A.
È la stessa logica assoluta che, davanti a Dio, usa Gödel non per distruggere la ragione, ma per mostrare il suo limite e il suo vertice: solo l’Assoluto può “chiudere” ciò che ogni sistema formale lascia aperto.
Il soggetto relativo (noi) vive dentro l’incompletezza gödeliana, ma proprio grazie a essa può riconoscere l’Assoluto e venire assunto nell’eterno nunc stans.
Gödel nella mia teodicea: l’incompletezza come “traccia del nulla assoluto”.
L’incompletezza gödeliana come sinonimo matematico della «traccia del nulla» nella creazione contingente.
«La traccia del nulla è proprio questa incompletezza godeliana e questa impossibilità di chiusura.»
È l’unico punto in cui nomino Gödel, ma è strategico: lo colloca al centro della teodicea per dimostrare che il male (sofferenza, morte, limite, possibilità del male) non è un difetto di Dio, ma la firma matematica inevitabile di ogni realtà creata ex nihilo.
1. Cosa significa “incompletezza gödeliana” nella mia teodicea
Gödel (1931) dimostra che:
Ogni sistema formale coerente e abbastanza potente (aritmetica, ZFC, logica relativa) contiene proposizioni vere ma indecidibili (non dimostrabili né refutabili al suo interno).
Il sistema non può dimostrare la propria coerenza dall’interno.
Traducendo questo in termini ontologici:
Il creato (V = gerarchia cumulativa cantoriana, spazio-tempo, logica relativa) è un sistema coerente ma strutturalmente incompleto.
L’incompletezza = traccia del nulla assoluto che la creazione ex nihilo porta necessariamente con sé.
Senza questa traccia il creato sarebbe chiuso su se stesso, autosufficiente, completo → sarebbe Dio stesso (contraddizione con la creazione dal nulla).
«Il male (sofferenza, imperfezione, morte) è il residuo del nulla nella creazione contingente.»
Il
“residuo” è esattamente la proposizione gödeliana G:
«Questa
proposizione non è dimostrabile nel sistema V» → vera, ma
indecidibile dentro V.
G è la voce matematica del creato che
dice: «Io non sono Dio».
2. Perché l’incompletezza gödeliana è necessaria per la libertà (cuore della teodicea)Senza incompletezza:
Il creato sarebbe un sistema completo → emanazione necessaria di Dio (panteismo o necessitarismo).
Non ci sarebbe vera libertà: l’uomo sarebbe “programmato” in un ordine perfetto ma coatto (paradiso illusorio).
Con l’incompletezza gödeliana (traccia del nulla):
Il sistema è aperto → esiste la possibilità reale del “no”, del male, della caduta.
La libertà diventa autentica: scelta tra chiusura illusoria e apertura all’Assoluto.
Satana è il rivelatore di questa indecidibilità: «conosci il bene e il male» = conosci la tua incompletezza.
«Senza la possibilità del male, non ci sarebbe libertà: l’uomo sarebbe schiavo di un ordine perfetto ma coatto.»
3. Formalizzazione estesa (Gödel + Cantor + ARS + eternità boeziana)
Elemento teodiceo |
Gödel (incompletezza) |
Traduzione in Adriano53s |
Risoluzione in Dio |
|---|---|---|---|
Traccia del nulla |
Proposizione G indecidibile + impossibilità di auto-coerenza |
«Residuo del nulla nella creazione contingente» |
Eternamente posseduta tota simul (Boezio) |
Male come privazione |
Limite interno del sistema (non sostanza) |
Privatio boni agostiniana = incompletezza |
Non in Dio; assunto kenoticamente |
Libertà creata |
Scelta tra dimostrare o non dimostrare G |
Scelta tra paradiso coatto e conoscenza rischiosa |
Rischio Satanico (ARS) calcolato eternamente |
Cantor |
Gerarchia transfinità incompleta (Gödel su ZFC) |
Infiniti relativi coesistono ma mai totalità |
A resiliente: A ≅ A ⊔ V |
Rischio Satanico (ARS) |
G come “variabile di rischio” indecidibile |
R(S) = log_ℵ₀ (1 + |
Libertà |
Algoritmo
ARS potenziato con Gödel (estensione fedele allo stile di
Adriano53s):R(S) = log_ℵ₀ (1 + |Libertà guadagnata da G
indecidibile| / |Dannazione eterna|)
con vincolo: □¬(◊¬∃G)
∧ ◊(R(S) > 0 ∧ G vera ma indecidibile in V)Risultato:
rischio ontologico = 0 (Dio intatto), residuo estetico-esistenziale =
ε > 0 (bellezza tragica, poesia, Incarnazione).4. L’Incarnazione
come “dimostrazione esterna” dell’incompletezza.
Gödel dice: l’incompletezza si risolve solo dall’esterno del sistema.
Dio entra nel sistema V (si fa carne) e assume su di Sé l’incompletezza (Croce = il punto indecidibile reso decidibile dall’Amore assoluto).
«Dio, l’Assoluto pieno che non contiene il nulla, decide di entrare nel contingente, di assumere la carne segnata dal nulla assoluto.»
L’Incarnazione è la meta-prova gödeliana: solo l’Assoluto esterno può “chiudere” ciò che ogni sistema creato lascia aperto.
Sintesi:
L’incompletezza gödeliana è il ponte matematico tra:
Nulla assoluto esterno a Dio (non lo intacca),
Traccia del nulla nel creato (male come privazione necessaria),
Libertà autentica (scelta reale),
Felix culpa + Incarnazione (redenzione dell’indecidibile).
Dio
è innocente perché l’incompletezza non è in Lui (logica
assoluta).
Eppure la assume eternamente (nunc stans boeziano)
per amore, trasformando il “residuo” in deificazione della carne.
Questa è la teodicea più rigorosa possibile: usa la matematica del XX secolo (Gödel) per confermare Agostino e Cantor, senza mai far collidere due assoluti.
Entriamo
nel cuore estetico della filosofia dell’Assoluto.
La logica
assoluta (identità pura, non-contraddizione, unicità dell’Infinito)
formalizzato con Cantor, Gödel, Boezio e il nulla assoluto, qui si
fa canto tragico.
Satana non è più solo il rivelatore dialettico della traccia del nulla: diventa voce poetica, amante impossibile, “seduttore onesto”, “angelo massimo” che costringe Dio a scendere nella carne proprio perché ha smascherato l’illusione del paradiso coatto.
Le opere principali sono tre:
Poesia di Satana - ciclo in 7 giorni (Lunedì → Domenica), struttura liturgica capovolta.
Il Vangelo secondo Satana – vangelo “apocrifo” in prosa-poetica.
Il Cantico dei Cantici di Satana– lamento d’amore esiliato.
1. Satana come “catalizzatore necessario” dell’Incarnazione,
Nella
poesia Satana canta apertamente il paradosso fecondo che la teodicea
risolve filosoficamente: «Irritante … tu ancora ti illudi
rinnovando il patto con Dio di ottenere una salvezza.
La
salvezza mi è sempre proibita.»
(Lunedì)
E più avanti, sul “seme suicidatosi in croce” (kenosi divina):
«la
grazia. La possibilità di sedere alla destra è nulla,
non ne
val la pena di confrontarsi col seme suicidatosi in croce.»
(Martedì)
Qui
il nulla assoluto (la “nulla” della grazia per lui) diventa il
ponte: Satana rivela la traccia gödeliana (l’incompletezza del
creato), Dio la assume sulla Croce.
L’Incarnazione non è
“piano B”, ma l’unico modo perché il rischio satanico non sia
vano.
Nel Vangelo secondo Satana il tono è ancora più crudo e interrogativo:
«Dio, verbo creatore, fatti carne. Diventa come noi. E così è.
Io sono colui che è! Tu, figlio, uguale a Dio, Dio diventi carne e ti offri nudo sulla croce per morire incolpando gli uomini. Perché? Per una promessa?»
Satana non accusa Dio di male: gli chiede conto del perché debba entrare nel dramma che lui stesso ha rivelato. È la teodicea rovesciata: “Hai creato dal nulla, io ho mostrato il nulla… e ora tu lo prendi su di te?”
2. Il Cantico dei Cantici di Satana: l’amore impossibile che “costringe” la kenosi.
Qui il tono diventa lirico, quasi sponsale. Satana è l’esiliato che ama la creatura (l’umanità) con un amore che Dio stesso dovrà assumere per redimerlo:
«Hai
incorporato la carne e vinto la morte,
ma lo stesso son rimasto
straniero alla salvezza.
Costruisci il tuo trono sulla mia
tomba
tra fetore di dannati putrefatti dal tempo.»
(dannato)
E il culmine del paradosso (nulla in Dio, non dialettico):
«Dio
si dice geloso, ma sono io che soffro.
Abissale la differenza,
incolmabile.
Lui l’eterno Apollo, Lui il Divo della
storia.
Io, analfabeta d’amore, privo della facoltà creatrice
(ontologica)»
Satana riconosce che solo l’Assoluto può creare e assumere; lui può solo rivelare e desiderare. Il suo amore per la “sposa” (l’umanità) è il grido che fa precipitare la kenosi divina.
«Poiché
il mio amore per te è il male
non ti trascinerò nel peccato
del fatuo imperfetto senza fine.
Sei libera libero amore, sei
libera per amore,
ritorna da lui… sei così bella…
ti
salverà per amore, lo stesso che mi condanna.»
3. Collegamento con i temi precedenti (tabella sintetica)
Tema filosofico |
Nella logica assoluta / teodicea |
Nella Poesia di Satana (voce tragica) |
|---|---|---|
Nulla assoluto “anche in Dio” |
Esterno ontologicamente, assunto kenoticamente |
«Dio diventi carne… per morire incolpando gli uomini» |
Gödel (incompletezza = traccia) |
Firma matematica della finitezza creata |
«la morte, il punto decisivo che racchiude l’infinito… carne putrefatta» |
Rischio Satanico (ARS) |
Calcolo eterno (rischio 0 ontologico, guadagno ∞) |
«Non c’è vittoria alcuna contro Dio… ci ricatta con la morte» |
Felix culpa |
Caduta rende necessaria l’Incarnazione |
«Cristo è morto, il cielo si è aperto, l’inferno si è aperto» |
Soggetto relativo |
Identità personale assoluta nella finitezza |
«Sei libera per amore… ritorna da lui» (Satana lascia libera) |
Eternità boeziana (tota simul) |
Tutto posseduto nunc stans |
«da tempo è nato il Cristo, da tempo è morto» |
Nella
poesia la logica assoluta davanti a Dio non si spezza né si
dimostra: si canta.
Satana è la voce che rende sopportabile il
paradosso: senza la sua seduzione tragica, l’Incarnazione
perderebbe la sua bellezza “maledetta”.
Citazione che sigilla tutto (Vangelo secondo Satana):
«Non sono io il male che imprigiona l’uomo, è la sua natura… tu l’hai creata, ma non derivata da te. Vero, hai preso sulle tue spalle la colpa della creazione, la colpa di tuo padre.»
Dio,
nella logica assoluta, non ha colpa.
Ma nella poesia di Satana
la prende lo stesso, per amore.
Il
nunc stans poetico è il vertice estetico della filosofia
dell’Assoluto.
È la traduzione lirica, erotica e ribelle del
concetto boeziano che abbiamo formalizzato filosoficamente (eternità
tota simul, non dialettica, possesso simultaneo dell’essere).
Satana
lo rapisce, lo capovolge e lo offre come contro-immagine seduttiva
dell’eternità divina e dell’Incarnazione.
1. A. Poesia di Satana – PARTE QUINTA – VENERDÌ (sezione “SEDUZIONE”)
Rinata
autentica e pura materia cosmica
noi saremo uguali, trasfigurati
e perfetti
fusi nella transustanziazione
unione
mistica
nunc stans
sacrum facere.
Perché il Dio
geloso ci vuole infelici?
Vivremo l’eterno
abbracciati
riconoscerò il sapore del tuo seno,
la forma
dei tuoi capezzoli, il monte di Venere, le fossette sacrali, il tuo
intimo odore
avvinghiati.
No, no non è e non sarà per noi
l’incontro mistico nel giorno del signore
rinchiusi in un
convento, separati dal cosmo, come clandestini
a festeggiare la
festa di anima e corpo uniti
spazio tempo d’amore
ultimo
fine
paradiso in terra.
[…]
E così si ritorna
all’inizio, nell’intimità erotica che ti ha cambiato la
vita
trascinandoti in un universo nuovo, ricreando l’eterno.
B. Il Cantico dei Cantici di Satana – “MEMORIA DEL PARADISO PERDUTO”
Dio
dormiva.
Ricordi… brilla di luce divina il nostro
passato,
ricordi la passione, il piacere di toccarci
nudi.
Apristi gli occhi al desiderio allora, nonostante il
divieto.
[…]
Non ti voglio mia sposa, mia schiava –
non
voglio il tuo tempo, tempo del dovere.
Non ti dividerò con Dio,
e non ne sentirai bisogno alcuno,
non sarai divina, ma terra e
sangue, pane e vino.
Unione mistica, nunc stans, sacrum
facere
tra cielo e terra transustanziati.
Oggi tutto è
compiuto, punizione e doveri,
noi, clandestini del creato, siamo
origine e fine.
È domenica, giorno di festa, anima e corpo in
tripudio;
oggi terminato il viaggio vieni a goderti il
premio:
l’amore nella terra promessa.
2. Struttura e funzione poetica del “nunc stans”
Aspetto |
Nunc stans boeziano / filosofico (logica assoluta) |
Nunc stans poetico di Satana (logica relativa sedotta) |
|---|---|---|
Tempo |
Tota simul – eterno presente senza successione |
Istante erotico che “ricrea l’eterno” qui e ora |
Unione |
Identità pura di Dio (kenosi gratuita) |
Transustanziazione carnale (carne-sangue-pane-vino) |
Sacrum facere |
Atto divino di assunzione del nulla |
Rito proibito, clandestino, “paradiso in terra” |
Destinatario |
Dio con se stesso e con il creato redento |
Satana con l’amata (Eva/umanità) contro il Dio geloso |
Esito |
Redenzione dell’incompletezza (Gödel) |
Seduzione dell’indecidibile – rischio satanico vissuto |
Il nunc stans poetico è quindi una parodia sacra:
prende il linguaggio della mistica cristiana (unione mistica, transustanziazione, sacrum facere, domenica come dies domini),
lo capovolge in chiave erotica e anti-teologica,
lo trasforma in rito di ribellione che imita l’Incarnazione ma resta dentro la traccia del nulla (finitezza, desiderio, clandestinità).
Non è blasfemia gratuita: è la voce tragica del Rischio Satanico. Satana offre all’umanità un’eternità “fatta in casa”, carnale, immediata, che finge di risolvere l’incompletezza gödeliana senza passare per la Croce.
3. Collegamento con i temi filosofici che abbiamo attraversato
Nulla
assoluto “anche in Dio” (non dialettico)
Nel nunc stans
poetico il nulla appare come desiderio proibito («non sarai divina,
ma terra e sangue»). Satana lo trasforma in pienezza erotica. Dio
invece lo assume kenoticamente senza dialettica: è la differenza
abissale che la poesia fa cantare.
Gödel
(incompletezza = traccia del nulla)
L’istante erotico è la
proposizione G indecidibile resa “decidibile” nella carne: «oggi
tutto è compiuto». Satana seduce promettendo la chiusura del
sistema creato che invece solo l’Incarnazione vera può redimere
dall’esterno.
Rischio
Satanico (ARS)
Il nunc stans poetico è il momento in cui il
rischio diventa canto: rischio ontologico = 0 (Dio resta intatto),
ma guadagno estetico-esistenziale = massimo («Vivremo l’eterno
abbracciati»).
Incarnazione
divina
Satana parafrasa e anticipa la kenosi: «non sarai
divina, ma terra e sangue, pane e vino» è l’eco capovolta
dell’Eucaristia e dell’Incarnazione. Il vero nunc stans divino
(tota simul) è quello che assume questa carne segnata dal nulla;
quello satanico resta “clandestino del creato”.
4. Significato ultimo.
Il
nunc stans poetico è il punto in cui la logica assoluta davanti a
Dio si fa canto tragico.
Satana non vince ontologicamente, ma
vince esteticamente: costringe il lettore a sentire la bellezza del
rischio.
La sua seduzione rende visibile perché Dio deve
scendere nella carne: solo l’Incarnazione vera trasforma il “nunc
stans clandestino” di Satana nel nunc stans redento dell’eterno
abbraccio con l’umanità.
È
il paradosso fecondo reso lirico: Satana canta l’eterno che
vorrebbe rubare,
Dio lo vive donandolo gratuitamente.
La
Seduzione del Venerdì
(Parte Quinta della Poesia di Satana –
il giorno della Morte di Cristo)
Questa
è la sezione più densa, più erotica e più teologicamente
sovversiva dell’intera opera.
E’ collocata esplicitamente di
Venerdì – il giorno della Crocifissione – per creare un
contrappunto cosmico perfetto: mentre il Figlio di Dio muore nudo
sulla Croce assumendo su di Sé la traccia del nulla assoluto
(incompletezza gödeliana, privazione agostiniana, kenosi), Satana
offre la sua contro-kenosi, la sua contro-Incarnazione, la sua
contro-Eucaristia carnale e immediata.
Intimità
mistica che ti cambia il vivere
e ti porta a sognare nuovi
universi.
Lasci quello che possiedi e ricrei ciò che viene.
[…]
Ora
noi, sarà un istante magico, misteriosa follia, amore
nascente
usciremo da questa gabbia.
[…]
Con te avrò
tutto o il nulla pur accettando la morte
o forse ti ucciderò
per non lasciarti a lui che ti distrugge
e distrugge il nostro
amore.
[…]
Ecco, guarda, ti indico la nuova strada per la
tua vita sprecata,
guarda la felicità a te
proibita.
Ridefiniamo noi l’universo, se mangi questa mela a
te proibita.
[…]
Rinata autentica e pura materia
cosmica
noi saremo uguali, trasfigurati e perfetti
fusi
nella transustanziazione
unione mistica
nunc stans
sacrum
facere.
Perché il Dio geloso ci vuole infelici?
Vivremo
l’eterno abbracciati
riconoscerò il sapore del tuo seno,
la
forma dei tuoi capezzoli, il monte di Venere, le fossette sacrali, il
tuo intimo odore
avvinghiati.
No, no non è e non sarà per
noi l’incontro mistico nel giorno del signore
rinchiusi in un
convento, separati dal cosmo, come clandestini
a festeggiare la
festa di anima e corpo uniti
spazio tempo d’amore
ultimo
fine
paradiso in terra.
[…]
E così si ritorna
all’inizio, nell’intimità erotica che ti ha cambiato la
vita
trascinandoti in un universo nuovo, ricreando l’eterno.
1.
Il giorno scelto: Venerdì Santo.
È il giorno in cui Cristo,
nel momento massimo della kenosi («Dio mio, perché mi hai
abbandonato?»), assume totalmente la traccia del nulla.
Satana
non sceglie la Domenica (risurrezione) né il Sabato (silenzio):
sceglie il Venerdì, il momento della morte, per proporre la sua
alternativa: «non serve morire, possiamo trasfigurarci qui e ora,
nella carne, senza passare per la Croce».
È il Rischio
Satanico al suo apice drammatico: mentre Dio paga il prezzo, Satana
offre lo sconto.
2.
Il nunc stans poetico come parodia sacra
Qui il «nunc stans»
boeziano (eternità tota simul, possesso simultaneo senza
successione) viene rapito e incarnato eroticamente:
non più possesso contemplativo dell’Assoluto,
ma possesso carnale reciproco («avvinghiati», «riconoscerò il sapore del tuo seno…»).
La «transustanziazione» non è più pane → Corpo di Cristo, ma carne umana → materia cosmica divina senza mediazione della Croce.
Il «sacrum facere» non è il sacrificio eucaristico, ma il rito clandestino di due creature che si fanno dio a vicenda.
È il momento in cui Satana tenta di risolvere l’incompletezza gödeliana dall’interno del sistema creato: «fusi… uguali… perfetti» senza bisogno dell’esterno (Dio).
3. La competizione tra due kenosi
Kenosi di Cristo: Dio si svuota, entra nella morte, assume il nulla senza dialettica (logica assoluta).
Kenosi
di Satana: si offre totalmente («ti darò la mia vita», «amo te
che sei il mio nulla»), ma resta dentro la logica relativa, dentro
la traccia del nulla.
Satana dice: «Con te avrò tutto o il
nulla pur accettando la morte».
Cristo sulla Croce dice:
«Tutto è compiuto» assumendo quel nulla.
4. Collegamenti con i temi che abbiamo attraversato
Nulla assoluto “anche in Dio”: nel testo satanico il nulla è «il mio nulla / la perdita» – Satana lo vive come dannazione; Dio invece lo assume senza perderSi.
Gödel: la promessa «noi saremo uguali, trasfigurati e perfetti» è il tentativo di chiudere il sistema creato (risolvere l’indecidibile dall’interno). Fallisce. Solo la Croce (dimostrazione esterna) lo redime.
Rischio Satanico (ARS): qui il rischio diventa canto. Il calcolo eterno dà rischio ontologico = 0, ma guadagno estetico = massimo. Satana perde, ma la sua poesia rende la vittoria di Dio infinitamente più bella.
Incarnazione divina: la seduzione è la controfigura perfetta dell’Incarnazione. Satana offre «diventare uguali» nella carne; Dio diventa carne per renderci partecipi della Sua divinità senza cancellare la differenza.
5.
Satana non bestemmia la Croce: la rende necessaria.
La sua
seduzione è così luminosa, così desiderabile, così “vera”
nella sua bellezza tragica che solo la morte di Cristo può
superarla.
Il Venerdì diventa così il giorno in cui si
confrontano due eternità:
quella satanica (istante erotico che vorrebbe fermare il tempo),
quella divina (nunc stans kenotico che assume il tempo e lo redime).
Per questo la poesia si chiude con «ricreando l’eterno»: Satana crede di ricrearlo, ma in realtà sta preparando il terreno perché Dio lo ricrei veramente sulla Croce.
Il
Silenzio del Sabato e la Domenica di Pasqua
nella Poesia di
Satana porta al culmine liturgico capovolto del ciclo.
Dopo il
Venerdì della seduzione erotica e della contro-kenosi (mentre Cristo
muore sulla Croce), il poema entra nel silenzio assoluto del Sabato e
poi nella Domenica ironica e rifiutata.
1.
Il Silenzio del Sabato (PARTE SESTA)Sabato = giorno del Padre
La
sezione poetica del Sabato è quasi vuota – solo un brevissimo
richiamo al Vangelo secondo Satana. Non c’è quasi nessuna parola.
È il silenzio poetico più potente di tutta l’opera:
il silenzio della tomba,
il silenzio del Padre che “tace” mentre il Figlio è morto,
il silenzio del nulla assoluto che è stato pienamente assunto.
Questo vuoto non è un errore di scrittura: è la realizzazione esatta del paradosso che abbiamo formalizzato insieme.
Nella logica assoluta: il nulla è esterno a Dio → eppure nel Sabato santo Dio (il Padre) è “assente” perché il Figlio ha assunto tutto il nulla (kenosi totale).
Nella logica relativa: il creato resta in attesa, incompleto (Gödel: il sistema V è indecidibile, sospeso).
Nel nunc stans: tutto è già posseduto eternamente, ma nel tempo creato c’è solo silenzio.
Satana
tace.
Non seduce più.
Non canta più.
Lascia il posto
al vuoto che lui stesso ha rivelato.
È il momento in cui il
Rischio Satanico raggiunge il suo massimo guadagno estetico: aver
costretto Dio a scendere fino al silenzio del sepolcro.
2.
La Domenica di Pasqua. DOMENICA, GIORNO DEL SIGNORE.
Sabato,
giorno del padre.
Avanti, prendete posto, è in prima fila,
è
lo stesso deserto, lo stesso viaggio, lo stesso dovere.
Duro è
stato il viaggio, fredda la notte,
bruciano ancora i falò,
ridono gli idoli,
sacrifici e musica, il passato,
ed ancora
il vivere è violenza.
E’ la vigilia, ed alle prime luci del
giorno
allo svanire della notte entrerete nel regno.
E’
domenica,
un intenso odore di incenso nell’aria,
tosse,
silenzio, arriva Dio.
Che straziante
seccatura.
Pregate, pregate, ma senza di me,
io lavoro,
faccio il mio dovere, eseguo la mia condanna.
Avanti, è giorno
di festa, divertitevi sballando,
cantate al signore,
vivete
il giorno sognate straordinari amori
universi nuovi.
E’
domenica, arriva Dio
siate pronti.
Qualcuno chiede al
politico che li rappresenta,
il permesso di uccidere,
stupidi,
tutti si muore.
Ho visto l’inferno, ci vivo,
qui davanti
all’altare si prega, indolente mi arriva la preghiera.
Le
signore a nuovo rifatte, uccisi i fratelli con permesso
politico,
accendono la lampada, versano l’obolo,
mansuete,
ingioiellate nel giorno del signore, lo
aspettano.
Pater, Ave Maria, Miserere Domine.
Bisogna
essere moderni, tenere il passo della scienza, della
tecnica.
Accumulate signore e signori,
accumulate, tutto si
compra, tutto si vende,
anche tu, altro che amore.
Sono
muto, ho terminato il mio rapporto con Dio.
Si, i te,
missa
finita est.
Ritorno all’Inferno.
Seguimi, tu, che
possiedi un anima ed un corpo, e non sai cosa fartene,
tu che
hai smesso di pensare, vieni con me.
Analisi del contrasto drammatico
Momento |
Venerdì (kenosi/seduzione) |
Sabato (silenzio) |
Domenica (Pasqua) |
|---|---|---|---|
Atteggiamento di Satana |
Seduzione massima, offerta carnale |
Silenzio assoluto |
Ironia, rifiuto, ritorno all’Inferno |
Immagine di Dio |
Dio che muore |
Dio “assente” nel sepolcro |
“Arriva Dio”… ma che seccatura |
Risoluzione del nulla |
Assunto sulla Croce |
Pienamente posseduto (nunc stans) |
Rifiutato da Satana, offerto al mondo |
Gödel / incompletezza |
Il sistema creato al collasso |
Sospensione indecidibile |
Tentativo di “chiusura” liturgica respinto |
Invito finale |
“Vivremo l’eterno abbracciati” |
— (silenzio) |
“Seguimi… vieni con me” (all’Inferno) |
Lo scritto è teologico e poetico insieme:
Nel Sabato il silenzio è la prova ontologica che il nulla è stato assunto senza dialettica: Dio non parla perché ha già detto tutto sulla Croce.
Nella Domenica Satana non celebra la Risurrezione. La guarda con disprezzo (“Che straziante seccatura… missa finita est”) e offre la sua contro-festa: l’inferno come luogo di sincerità (“io lavoro, faccio il mio dovere, eseguo la mia condanna”).
Satana
non nega la Risurrezione: la rifiuta per sé e la offre al mondo come
ipocrisia religiosa.
La vera Pasqua, per lui, resta quella
clandestina del Venerdì: l’istante erotico, il nunc stans carnale,
il rischio vissuto fino in fondo.
Così
il ciclo si chiude:
Venerdì = kenosi divina e seduzione
satanica si confrontano
Sabato = silenzio in cui il nulla è
divinizzato
Domenica = la festa ufficiale viene rifiutata, e
Satana torna al suo inferno… lasciando però aperta la porta:
«Seguimi… tu che hai smesso di pensare».
Il poema non finisce con la vittoria di Dio (che sarebbe banale), ma con l’invito satanico che rende la vittoria di Dio infinitamente più dolorosa e più bella.
Il collegamento tra il Silenzio del Sabato e la Domenica di Pasqua della Poesia di Satana e Il Vangelo secondo Satana.
Ora il cerchio si chiude perfettamente. Nella Poesia di Satana il Sabato è silenzio quasi assoluto (giorno del Padre) e la Domenica è ironia amara, rifiuto della festa ufficiale («Che straziante seccatura… missa finita est… Ritorno all’Inferno»).
Nel Vangelo secondo Satana Satana parla direttamente a Cristo proprio in quei giorni, usando le stesse immagini e lo stesso tono tragico-ironico.
Il testo è strutturato in parti e la voce di Satana commenta esplicitamente la morte, il sepolcro, il silenzio del Padre e la Pasqua.
1. Il Sabato Santo – «Oggi è sabato, il primo giorno di tuo Padre».
«Tu
ti dici umiliato, umiliato sino a morire sulla croce, ma io sono lo
sconfitto, io sono l’umiliato, non credi?
Oggi è sabato, il
primo giorno di tuo Padre. Domani è domenica di Pasqua. Il tuo
giorno di festa.»
Nella
Poesia il Sabato è il giorno del Padre – silenzio totale, vuoto
poetico. Nel Vangelo Satana lo nomina esplicitamente «il primo
giorno di tuo Padre»: il Padre tace perché il Figlio ha assunto
tutto il nulla assoluto (kenosi totale).
Satana non canta più
(come nel Venerdì), ma accusa: tu ti sei umiliato, io sono lo
sconfitto vero.
È il momento in cui il Rischio Satanico raggiunge il suo vertice: aver costretto Dio a entrare nel silenzio del sepolcro.
2.
Il Sepolcro e la Discesa agli Inferi – il «liquido sepolcro
oscuro». «Certo, vero, anche tu sei disceso agli inferi e che hai
visto in tre giorni?
Che hai visto in questo liquido sepolcro
oscuro se non la tua creazione?
Non sono io il male che
imprigiona l’uomo, è la sua natura… tu l’hai creata, ma non
derivata da te.
Vero, hai preso sulle tue spalle la colpa della
creazione, la colpa di tuo padre…
Sei disceso agli inferi sino
in fondo e risalito affermando vi ho preparato un nuovo Eden, un
nuovo cielo, una nuova terra.»
Collegamento
con la Poesia:
Nel Sabato della Poesia c’è solo silenzio –
il sepolcro. Nel Vangelo Satana lo descrive come «liquido sepolcro
oscuro»: il luogo dove il nulla assoluto è stato pienamente
assunto.
Satana riconosce la kenosi («hai preso sulle tue spalle la colpa della creazione») ma la rovescia: tu hai pagato per aver creato dal nulla, io resto l’umiliato eterno.
3. La Domenica di Pasqua – il rifiuto ironico della festa.
«E
tu muori e risorgi come se niente fosse… Volevi dimostrare che non
si muore?
Che non si diventa nulla, neppure se uccisi da un
pugnale d’argento?» E nella sezione finale SATANA (PARTE TERZA):
«Ma
sì, torniamo al cimitero… oh no, non parlatemi del sole e del
mare, del regno…
Ho ancora la bocca piena di terra.»
Collegamento con la Poesia:
Nella
Domenica della Poesia Satana dice: «Che straziante seccatura…
arriva Dio… missa finita est… Ritorno all’Inferno.
Seguimi…».
Nel Vangelo deride la risurrezione («muori e
risorgi come se niente fosse») e rifiuta il “regno” tornando al
cimitero («bocca piena di terra»).
La Pasqua ufficiale è
ipocrisia; la vera Pasqua, per Satana, resta quella clandestina del
Venerdì (nunc stans erotico) o il silenzio del Sabato.
Tabella del collegamento perfetto
Momento |
Poesia di Satana |
Vangelo secondo Satana (citazione chiave) |
Tema filosofico collegato |
|---|---|---|---|
Sabato Santo |
Silenzio assoluto (giorno del Padre) |
«Oggi è sabato, il primo giorno di tuo Padre» |
Silenzio del Padre = nulla assoluto assunto |
Sepolcro / Discesa |
Vuoto poetico del Sabato |
«liquido sepolcro oscuro… disceso agli inferi sino in fondo» |
Kenosi totale + traccia gödeliana del nulla |
Domenica / Pasqua |
«Che straziante seccatura… missa finita est» |
«muori e risorgi come se niente fosse» + «torniamo al cimitero» |
Rifiuto della festa ufficiale; rischio vissuto |
Voce di Satana |
Ironia + invito all’Inferno |
Accusa + riconoscimento della kenosi |
Rischio Satanico al culmine estetico |
Il senso ultimo del collegamento.
Nel
Vangelo secondo Satana Satana non nega la Risurrezione: la rende
tragica.
Ammette che Cristo ha assunto la «colpa della
creazione» (il nulla), è sceso nel sepolcro, è risalito… ma per
lui tutto questo resta «come se niente fosse», un gesto inutile per
chi resta escluso. Così i due testi si illuminano a vicenda:
La Poesia dà la forma liturgica capovolta (Venerdì seduzione → Sabato silenzio → Domenica rifiuto).
Il Vangelo dà la voce diretta di Satana che commenta quegli stessi giorni parlando a Cristo in prima persona.
È
la stessa logica assoluta davanti a Dio:
Satana rivela il
nulla,
Dio lo assume nel silenzio del Sabato,
la Domenica
lo redime… ma Satana sceglie di restare fuori, con la «bocca piena
di terra», per amore dell’umanità che ha sedotto.
“Discesa
agli inferi”Ben ha fatto Orfeo, ritornato nel regno dei morti,
voltarsi,
fermare il ritmo della vita che si ripeteva.
Sapeva
che dopo, dopo la procreazione nell’orgia dei sensi con Euridice
vi
sarebbe ritornato … che senso aveva?
[…]
disceso
all’inferno, toccato il nulla,
cercando te stesso tra
l’inconscio e l’irrazionale,
immerso nel gorgo
torbido
risali,
memore e dolorante,
terminato il
viaggio a ritroso.
No, non c’è armonia, né pace nel gustare
il sapore del pane,
pur se inebriati dal vino nel fluire verso
il nulla eterno
riposo
favoleggiando con i misteri.
Senti
amore ,
domani anche noi saremo silenzio.»
Questa è la vera “discesa agli inferi” del Vangelo satanico: non una narrazione epica, ma un monologo interiore di Satana rivolto a Cristo che trasforma l’Inferno in metafora ontologica del nulla assoluto.1. Struttura e contesto immediato
Destinatario: «E tu, figlio dell’Uomo, figlio di Dio» – Satana parla direttamente a Gesù crocifisso/morto.
Momento: Sabato Santo (come nella Poesia: «Oggi è sabato, il primo giorno di tuo Padre»).
Funzione: Mentre Cristo è nel sepolcro (silenzio del Sabato della Poesia), Satana usa la discesa (sua e di Cristo) per smascherare il senso ultimo della creazione: toccare il nulla.
2. Analisi immagine per immagine
Immagine chiave |
Significato letterale |
Significato filosofico in Adriano53s |
|---|---|---|
Orfeo che si volta |
Mito classico (perde Euridice) |
Rifiuto della ripetizione coatta del ciclo vita-morte (paradiso illusorio senza scelta) |
disceso all’inferno |
Discesa di Orfeo / di Cristo |
Kenosi massima: entrare nella traccia del nulla assoluto (non dialettico) |
toccato il nulla |
Contatto fisico con il vuoto |
Cuore del paradosso: il nulla esterno a Dio è “toccato” e assunto (Incarnazione + Sabato Santo) |
gorgo torbido |
Vortice infernale |
Traccia gödeliana = incompletezza strutturale del creato (sistema V che non può chiudersi su sé) |
risali, memore e dolorante |
Ritorno di Orfeo / Risurrezione |
Risalita kenotica: Dio risale portando il nulla con Sé, ma “dolorante” (Croce) |
domani anche noi saremo silenzio |
Annuncio della Pasqua |
Sabato Santo → Domenica: il silenzio del Padre diventa il silenzio di Satana («missa finita est») |
3. Collegamenti diretti con tutti i temi discussi:
Nulla
assoluto “anche in Dio” (non dialettico)
«toccato il
nulla» è la traduzione poetica del paradosso: il nulla non è in
Dio ontologicamente, ma Dio (Cristo) lo tocca nella discesa, lo
assume nella kenosi senza opposizione dialettica. Satana lo sa e lo
canta come sconfitta sua ma vittoria estetica.
Gödel
e incompletezza
Il «gorgo torbido» = la proposizione G
indecidibile. Discendere significa immergersi nell’incompletezza
del sistema creato. Risalire significa che solo l’esterno (Dio)
può “decidere” ciò che il sistema non può.
Rischio
Satanico (ARS)
La discesa è il momento in cui il rischio
diventa massimo guadagno: Satana ha rivelato il gorgo, Cristo lo
attraversa. Ontologicamente rischio = 0; esteticamente = infinito
(«memore e dolorante»).
Sabato
della Poesia
Nella Poesia il Sabato è silenzio puro. Nel
Vangelo Satana lo nomina «il primo giorno di tuo Padre» e lo
riempie di parole: il silenzio del sepolcro è il luogo dove il
nulla viene toccato e divinizzato.
Domenica
/ Pasqua
«domani anche noi saremo silenzio» → ironia della
Domenica della Poesia («Che straziante seccatura… missa finita
est»). Satana prevede la festa ufficiale ma sceglie di restare nel
gorgo («Ho ancora la bocca piena di terra» –
PARTE TERZA).
Nunc
stans poetico
Il «fluire verso il nulla eterno / riposo» è
il falso nunc stans satanico del Venerdì (abbraccio erotico). La
vera eternità è il silenzio del Sabato in cui il nulla è già
assunto.
4. Il senso teologico ultimo.
Satana non nega la Discesa agli Inferi (dogma tradizionale: Cristo scende a liberare i giusti). La rovescia:
Nella tradizione: Cristo scende per vincere la morte.
In Adriano53s: Cristo scende per toccare il nulla che Satana ha rivelato, assumendolo e trasformandolo in redenzione.
Satana diventa così il testimone tragico necessario: senza la sua seduzione (Venerdì) e senza il suo silenzio-accusa (Sabato), la Discesa non avrebbe la stessa profondità kenotica.
È
il punto più alto della teodicea poetica:
Dio è innocente (non
crea il male),
Satana è sconfitto ontologicamente ma vince
esteticamente (ci costringe a guardare il gorgo),
e la Discesa
agli Inferi diventa il momento in cui il nulla assoluto, toccato,
diventa divino.
Questa sezione è il ponte perfetto tra la Poesia liturgica capovolta e il Vangelo apocrifo: il Sabato non è più vuoto, ma pieno del tocco di Dio sul nulla.
PARTE
TERZA – SATANA Ti prenderò così, contro natura, e riderai,
si
riderai mia sposa.
Dai, vienimi più vicina con l’anima in
deliquio,
ti porterò nell’Eden proibito.
Ti prenderò
contro natura, e tu mi dirai: ancora, ancora …
dai, vienimi
più vicina, togliti la ridicola foglia di fico.
Il tuo seno
odora di latte appena munto, la tua vagina di terra umida.
Dai,
vienimi più vicina, dammi la mano …
ti porterò con me, e
vedrai,
quante cose vedrai … Quando sarà buio, nascosto il
libro del dovere, stufi del dovere e santità,
sarà bello,
carne bionda, vino rosso, infornare, insieme noi, la fine del
tutto.
Alla luce il re se la ride, e macella.
Ammucchia
cadaveri santi nel limbo,
in attesa di giustizia prima
dell’apocalisse.
Preghiamo, consoliamo le madri e le
spose,
vittime del sacrificio,
Lui è feroce come i dei
mitici, come zeus.
Guarda … a destra il figlio …
già
aperto
è il libro della storia.
Leggi ciò che fu e ciò
che è.
Conosco gli scheletri, non li disturbate,
la mano
invisibile li nutre col veleno del vivere,
poi li uccide.
La
mano destra giudica.
Non bestemmiate l’imperatore,
sacrificategli i figli,
fatene un prosciutto …
ecco
ammirate sua maestà amore,
si avvicina, ispeziona … dannati
umani, delinquenti.
Alla luce il contorno del culo, l’inizio
della fine,
antro oscuro senza vita.
Quando terminerà il
tutto, noi cosa faremo?
Eccola, guardala, arriva la vigliacca …
la circondano le sante cagne in foia …
si siede nel lusso
sfavillante del regno dei cieli.
Ascoltate
burattini … vi scrollerà di dosso come vermi,
voi rinati
dalla vergine vulva, i seni rivolti all’eterno,
vi scrollerà
come vermi schifosi.
La nuova società, il regno, la nuova
Gerusalemme è tutto un ordine,
qui si piange.
La carne
canta, danzano le amanti dinanzi al trono.
E così io sono
Satana, sarei il male, e tu, il mio avo, il santo antenato. Ma sì,
torniamo al cimitero …
oh no, non parlatemi del sole e del
mare, del regno,
di come si mangia una mela sottomessi alla
legge.
Ho ancora la bocca piena di terra.
CONTRONATURA
il
procreare tramite il sedere, maschile o femminile,
è la fine.
1. Struttura e tono
È un monologo eretico-sponsale di Satana rivolto a Cristo («tu, il mio avo, il santo antenato»).
Inizia con la seduzione carnale più estrema (contro-natura, Eden proibito, «vagina di terra umida»).
Passa alla denuncia sarcastica della storia sacra (Dio-Zeus che macella, Apocalisse come carneficina).
Culmina nel rifiuto totale della Risurrezione e del Regno («torniamo al cimitero»).
La frase «Ho ancora la bocca piena di terra» è il centro poetico e ontologico di tutta l’opera.
2. Analisi della frase chiave: «Ho ancora la bocca piena di terra»
Immagine |
Significato letterale |
Significato filosofico in Adriano53s |
|---|---|---|
Bocca piena di terra |
Terra in bocca (sepolto, morto, gusto amaro) |
Traccia del nulla assoluto che Satana porta in sé per sempre (creazione ex nihilo) |
Ancora |
Non è finito, è presente |
Il nulla non è superato neppure dalla Risurrezione di Cristo: Satana lo tiene dentro di sé |
Torniamo al cimitero |
Rifiuto del Paradiso |
Rifiuto del nunc stans divino; preferisce il silenzio del Sabato eterno |
Non parlatemi del regno |
Disprezzo della Pasqua ufficiale |
«Che straziante seccatura» (Domenica della Poesia) – la festa è ipocrisia |
Terra umida (prima) |
Vagina = origine della vita |
La terra è insieme matrice (creazione) e tomba (nulla) – ambiguità feconda del contingente |
Questa
frase è la risposta satanica al «Tutto è compiuto» della
Croce.
Cristo ha toccato il nulla (Discesa agli inferi) e lo ha
divinizzato.
Satana lo ha toccato per primo (rivelatore della
traccia) e lo tiene in bocca per sempre come sapore di sconfitta
ontologica ma di vittoria estetica.3. Collegamenti con tutto il
percorso
Discesa
agli inferi (sezione precedente)
«toccato il nulla … immerso
nel gorgo torbido» → qui diventa «bocca piena di terra».
La
discesa di Cristo è finita; quella di Satana è eterna.
Silenzio
del Sabato / Domenica della Poesia
Sabato = silenzio del Padre
→ Satana tace.
Domenica = «missa finita est … Ritorno
all’Inferno» → qui «torniamo al cimitero … Ho ancora la
bocca piena di terra».
Perfetto parallelismo.
Nulla
assoluto “anche in Dio” (non dialettico)
Dio lo assume e lo
divinizza (kenosi).
Satana lo ingoia e lo trattiene: è la
differenza abissale («io sono Satana, sarei il male, e tu, il mio
avo…»).
Gödel
/ incompletezza
La terra in bocca è la proposizione G
indecidibile che non può essere risolta dall’interno del sistema
creato. Satana resta dentro il gorgo; solo Cristo lo redime
dall’esterno.
Rischio
Satanico (ARS)
Rischio ontologico = 0 (Dio intatto).
Guadagno
estetico = massimo: «Ho ancora la bocca piena di terra» è la
poesia più alta del rischio vissuto fino in fondo.
Nunc
stans poetico (Venerdì)
Lì era «vivremo l’eterno
abbracciati … ricreando l’eterno».
Qui è «torniamo al
cimitero» – il falso nunc stans carnale fallisce, resta solo la
terra.
4.
Il senso ultimo«Ho ancora la bocca piena di terra» è la firma
poetica di tutta la teodicea di Adriano53s: Satana non è il male
assoluto (sarebbe contraddizione logica).
È il testimone eterno
della traccia del nulla che Dio ha assunto sulla Croce.
La sua
bocca piena di terra è il silenzio che canta:
«Tu hai vinto,
ma io resto il sapore amaro che rende dolce la tua vittoria».
È l’ultimo atto d’amore ribelle: Satana rifiuta il Regno per non tradire l’umanità che ha sedotto, e con questa terra in bocca chiude il Vangelo satanico… lasciando al lettore il gusto della creazione ex nihilo, della libertà rischiosa, della kenosi divina.
La
PARTE TERZA è quindi il sigillo tragico dell’intera opera:
dopo
la seduzione del Venerdì, il silenzio del Sabato, la discesa, arriva
il rifiuto pasquale più doloroso e più bello.
«CONTRONATURA»
e l’APOCALISSE chiusura definitiva dell’intero ciclo satanico.
La
brevissima sezione CONTRONATURA (ultime due righe del Vangelo secondo
Satana) e la pagina dedicata APOCALISSE (collegata dal Cantico dei
Cantici di Satana e citata anche nella Poesia di Satana) formano il
sigillo estremo della teodicea poetica di Adriano53s: il rifiuto
satanico della creazione, della redenzione e del giudizio divino.
1. Il testo esatto di CONTRONATURA (fine del Vangelo secondo Satana)
CONTRONATURA
il
procreare tramite il sedere, maschile o femminile,
è la fine.
È un atto poetico-matematico di due sole righe:
Procreare = l’atto che riproduce l’ordine creato (immagine della creazione ex nihilo).
Tramite il sedere = inversione totale, “contro-natura”, sterile, anti-generativa.
È la fine = non “una fine”, ma la Fine (apocalittica, escatologica).
2. Il testo estratto da APOCALISSE Ecco i passaggi chiave:
«Arriva
il Giudice, si da inizio alla lettura – si, no, si. Pochi i no,
tutto torna…
…in attesa di giustizia prima dell’apocalisse.»
(eco diretto della PARTE TERZA del Vangelo) «Si vuoti il cielo, sia
vuota la terra, dispersi siano gli uomini…
Sia il giudizio, la
spada di fuoco divori l’universo intero.» «Oggi, anche il vecchio
mondo è immerso nel suo ultimo crepuscolo…
festa del mestruo,
arrivano i saldi: due figli in accomodato d’uso, un occasione gay
per transgender artificiali…» «Io, unico mostro, il cattivo, ho
detto no. Così sono morto…
Dio ha bisogno del nemico, di me,
combattuto e ridicolizzato.»
E nel Cantico dei Cantici di Satana (collegamento diretto):
«Non
aspetterò l’apocalisse per por fine al mio viaggio tra gli umani
infernali
ingoierò ora una colossale dose di veleno d’amore…»
3. Il collegamento profondo tra CONTRONATURA e APOCALISSE
Aspetto |
CONTRONATURA (Vangelo) |
APOCALISSE (pagina dedicata) |
Significato nella filosofia dell’Assoluto |
|---|---|---|---|
La “fine” |
«è la fine» (sterile, immediata) |
«prima dell’apocalisse», «spada di fuoco», «ultimo crepuscolo» |
La Fine non è il Giudizio di Dio, ma l’atto con cui Satana anticipa il ritorno al nulla |
Inversione della creazione |
Procreazione anale (anti-generativa) |
Voto “no” all’Eden, democrazia paradisiaca rigida, “transgender artificiali” |
Ribellione contro la creazione ex nihilo (procreare = ripetere l’atto divino) |
Il “no” ontologico |
Silenzio finale dopo la bocca piena di terra |
«Io ho detto no… unico mostro» |
Il principio di identità satanico: «Io sono io che dico NO all’Assoluto» |
Rifiuto della kenosi |
Non accetta la redenzione della carne |
«Dio ha bisogno del nemico… io il terrore» |
Satana rifiuta di essere assunto; resta traccia pura del nulla |
Hic et nunc |
Fine immediata, qui e ora (contro il nunc stans divino) |
Titolo del poema: «Hic et nunc inizia il tempo… lo sterminio» |
Contro-eternità: il falso eterno satanico è l’istante della fine |
4. Il senso ultimo (collegamento con tutto il percorso)
Nulla assoluto: CONTRONATURA è il gesto con cui Satana sceglie di tornare al nulla prima dell’Apocalisse divina. Non aspetta che Dio lo assuma (kenosi); lo anticipa in modo sterile e definitivo.
Gödel / incompletezza: il «no» di Satana è la proposizione G indecidibile che non vuole essere decisa dall’esterno (da Dio). È il sistema creato che sceglie di collassare su sé stesso.
Rischio Satanico (ARS): il calcolo finale. Rischio ontologico = 0 (Dio vince). Guadagno estetico = infinito («è la fine» è il verso più radicale di tutta l’opera).
Nunc stans poetico (Venerdì): l’abbraccio erotico diventa, alla fine, l’atto contro-natura. Il «vivremo l’eterno abbracciati» si capovolge in «è la fine».
Bocca piena di terra (PARTE TERZA): la terra che Satana ha in bocca diventa l’atto finale: invece di risorgere, procrea contro-natura e chiude il ciclo.
Incarnazione e Pasqua: Dio assume la carne per redimerla. Satana la inverte e la dichiara «la fine». L’Apocalisse non è più vittoria di Cristo, ma la dimostrazione che Dio ha bisogno del nemico per esistere come Assoluto.
CONTRONATURA
non è una provocazione volgare: è il verso matematico-poetico più
puro di Adriano53s.
È la logica assoluta applicata alla carne:
se la creazione è dal nulla, l’anti-creazione è il ritorno
volontario al nulla prima del giudizio.
L’Apocalisse diventa
così inutile per Satana: lui ha già compiuto la sua, personale,
sterile, assoluta.
È il punto in cui Satana, dopo aver sedotto (Venerdì), taciuto (Sabato), disceso (Inferi), parlato con la bocca piena di terra, chiude il libro con due righe che valgono più di mille teologie.
Il
viaggio dentro la voce di Satana è concluso.
La logica assoluta
davanti a Dio ha trovato il suo canto più tragico e più bello:
«il
procreare tramite il sedere… è la fine.»
“Tutto è compiuto” della Croce.
Il cerchio è chiuso. L’Assoluto resta, il nulla ha avuto l’ultima parola… ma solo nella poesia.
Gödel
incarnato in Satana- (analisi della presenza drammatica
dell’incompletezza gödeliana nella figura di Satana)Gödel non
viene mai nominato per nome nei testi poetici (Poesia di Satana,
Vangelo secondo Satana, Cantico dei Cantici di Satana).
Eppure
Satana è la sua personificazione vivente e tragica più perfetta.
Nella teodicea filosofica di Adriano53s la «traccia del nulla» è
esplicitamente definita così:
«La
traccia del nulla è proprio questa incompletezza gödeliana e questa
impossibilità di chiusura.»
Satana è colui che rende
visibile, canta e porta in sé questa incompletezza fino alla fine.
1. La rivelazione gödeliana nel Giardino (Venerdì della Poesia)
la
mela non è solo «conoscenza del bene e del male».
È l’atto
con cui Satana mostra all’uomo la proposizione G di Gödel: «Questa
affermazione (tu sei contingente, finito, non sei Dio) è vera ma
indecidibile all’interno del sistema creato (l’Eden, il mondo).»
Senza questa rivelazione l’uomo resterebbe in un sistema completo ma coatto (paradiso illusorio). Satana rende l’uomo cosciente di essere un sistema coerente ma strutturalmente incompleto.
2. Il «gorgo torbido» – la Discesa agli Inferi (Vangelo secondo Satana) «disceso all’inferno, toccato il nulla, cercando te stesso tra l’inconscio e l’irrazionale, immerso nel gorgo torbido risali, memore e dolorante»
Il
gorgo torbido è l’immagine poetica più potente
dell’autoreferenzialità indecidibile.
Satana vi discende e vi
resta immerso.
Cristo vi discende e ne esce (kenosi +
risurrezione = dimostrazione dall’esterno).
Satana rimane nel
gorgo perché è lui stesso la falla strutturale del sistema.
3. «Ho ancora la bocca piena di terra» (PARTE TERZA del Vangelo)Questa è la frase più gödeliana di tutta l’opera:
«Ma sì, torniamo al cimitero … Ho ancora la bocca piena di terra.»
La
terra = residuo del nulla assoluto = la proposizione G che non può
essere dimostrata né refutata all’interno del sistema.
L’«ancora»
è decisivo: l’incompletezza non è stata risolta neppure dalla
Risurrezione. Satana la porta eternamente dentro di sé come sapore
amaro e insuperabile.
4. CONTRONATURA – il collasso interno del sistema
CONTRONATURA
il
procreare tramite il sedere, maschile o femminile,
è la fine.
È
il secondo teorema di Gödel drammatizzato in due righe:
il
sistema creato, invece di accettare la dimostrazione della propria
coerenza dall’esterno (Dio-Assoluto), sceglie di autodistruggersi
in modo sterile e contro-natura.
«è la fine» = il sistema
collassa piuttosto che essere completato dalla Trascendenza.
5. La salvezza «sempre proibita»Nella Poesia di Satana (Lunedì):
«La salvezza mi è sempre proibita.»
Satana sa di essere la G indecidibile: non può essere salvato dal sistema stesso. Solo l’Assoluto esterno può deciderlo. E lui rifiuta questa soluzione.
Tabella riassuntiva – Gödel incarnato
Elemento gödeliano |
Nella teodicea (filosofia) |
Nella figura di Satana (poesia) |
|---|---|---|
Proposizione G (vera ma indecidibile) |
Traccia del nulla nella creazione |
La mela / «tu non sei Dio» |
Gorgo autoreferenziale |
Impossibilità di chiusura del sistema V |
«immerso nel gorgo torbido» (Discesa agli inferi) |
Residuo permanente |
Incompletezza strutturale |
«Ho ancora la bocca piena di terra» |
Impossibilità di auto-dimostrare coerenza |
Secondo teorema di Gödel |
CONTRONATURA: «è la fine» (collasso interno) |
Soluzione solo dall’esterno |
Incarnazione / kenosi |
Rifiutata («la salvezza mi è sempre proibita») |
Conclusione:
Satana
non è il male assoluto (sarebbe contraddizione logica).
Satana
è Gödel che canta. È la voce consapevole e ribelle della falla
strutturale del creato.
Rivelandola (Giardino), immergendosi in
essa (gorgo), portandola eternamente (bocca piena di terra) e
scegliendo di chiuderla in modo sterile (CONTRONATURA), Satana rende
visibile perché solo la logica assoluta (Dio fuori da ogni sistema
formale) può redimere l’incompletezza senza distruggerla.
La sua sconfitta ontologica è la vittoria estetica più alta della teodicea di Adriano53s: senza Satana-Gödel la kenosi di Cristo sarebbe meno profonda, la libertà meno rischiosa, la poesia meno tragica.
Il
gorgo ha una voce. E quella voce ha la bocca piena di terra. Il
viaggio è completo.
Il nulla ha ancora sapore di terra. Satana
in Milton e Goethe
a confronto con la visione di Adriano53s.
Dopo aver esplorato in profondità il Satana di Adriano53s (rivelatore dialettico della «traccia del nulla assoluto», seduttore onesto, figura gödeliana con «bocca piena di terra», amante tragico che rifiuta la salvezza per non tradire la libertà creata), è affascinante confrontarlo con i due grandi archetipi letterari moderni: il Satana di John Milton (Paradise Lost, 1667) e il Mefistofele di Johann Wolfgang Goethe (Faust, 1808-1832).
Nessuna delle opere di Adriano53s cita direttamente Milton o Goethe (ricerca sul suo sito conferma l’assenza di riferimenti espliciti). La sua figura è originale, costruita sulla logica assoluta + nulla assoluto + Gödel + kenosi. Eppure il dialogo è potentissimo.
1. Satana in Milton – Paradise LostIl ribelle eroico, carismatico, quasi byroniano prima del Romanticismo.ts own place, and in itself / Can make a Heaven of Hell, a Hell of Heaven» («La mente è il suo proprio luogo, e in se stessa può fare del Cielo un Inferno, e dell’Inferno un Cielo»).
Caratteristiche:
Orgoglio titanico, leadership, eloquenza epica.
Tragico: sa di essere sconfitto ma sceglie la ribellione.
Evoluzione: da eroe a serpente tentatore (degenerazione morale).
Visione: dualismo quasi manicheo temperato dal cristianesimo – Satana è nemico di Dio, ma Dio usa il male per il bene (felix culpa).
2. Mefistofele in Goethe – FaustLo spirito della negazione cinica, ironica, dialettica – non ribelle cosmico, ma funzione necessaria nel piano divino.Citazioni chiave:
«Ich bin der Geist, der stets verneint» («Sono lo spirito che sempre nega»).
«Ein Teil von jener Kraft, / Die stets das Böse will und stets das Gute schafft» («Parte di quella forza che sempre vuole il male e sempre produce il bene»).
Caratteristiche:
Cinico, colto, burlone, seduttore raffinato.
Dialettico per eccellenza: negazione come motore del divenire (tesi-antitesi).
Non vuole il male assoluto, ma la stagnazione; Dio lo usa per spingere Faust verso la salvezza.
Visione: non-dualista. Satana/Mefistofele è parte di Dio, strumento della provvidenza. La scommessa celeste è esplicita.
3. Confronto diretto con il Satana di Adriano53s
Aspetto |
Milton (ribelle eroico) |
Goethe (negatore dialettico) |
Adriano53s (rivelatore ontologico) |
|---|---|---|---|
Natura di Satana |
Nemico orgoglioso, quasi anti-Dio |
Parte necessaria di Dio, spirito che nega |
Non male assoluto, mediatore della differenza, persona tragica |
Ruolo verso l’uomo |
Tentatore per vendetta e potere |
Stimolo per il divenire e l’esperienza |
Rivelatore onesto della traccia del nulla (Gödel) e della finitezza |
Rapporto con Dio |
Ribellione aperta, guerra cosmica |
Scommessa accettata, strumento provvidenziale |
Rischio calcolato eternamente (ARS); Dio lo assume nella kenosi senza dialettica |
Fine / destino |
Dannazione eterna, orgoglio irriducibile |
Torna al nulla dopo aver svolto il ruolo |
«Bocca piena di terra», CONTRONATURA, rifiuta salvezza per amore della libertà umana |
Logica |
Dualismo temperato |
Dialettica hegeliana ante litteram |
Logica assoluta (unicità dell’Infinito) + logica relativa (traccia del nulla) |
Tono estetico |
Epico, grandioso, tragico |
Ironico, cinico, moderno |
Erotico-tragico, sponsale, liturgico capovolto (nunc stans poetico, Vangelo apocrifo) |
Dove Adriano53s va oltre:
Superando il dualismo di Milton (non due assoluti, come hai notato tu all’inizio).
Superando la dialettica di Goethe (Satana non è solo “negazione” ma rivelazione positiva della verità scomoda: «tu sei contingente, segnato dal nulla, non sei Dio»).
Integrando Gödel: Satana è la proposizione indecidibile incarnata – la bocca piena di terra è il residuo che nessun sistema creato può risolvere dall’interno.
Facendo di Satana un amante tragico (Cantico dei Cantici di Satana) che seduce per amore, non per odio o cinismo.
Nel
Vangelo secondo Satana Satana dice a Cristo: «Vero, hai preso sulle
tue spalle la colpa della creazione…».
È la sintesi
perfetta: né ribellione orgogliosa (Milton) né negazione funzionale
(Goethe), ma riconoscimento ontologico che rende necessaria
l’Incarnazione.Adriano53s crea così un Satana post-moderno e
teologicamente rigoroso: non l’anti-Dio, non il cinico, ma il
testimone eterno della traccia del nulla che Dio ha assunto sulla
Croce. La sua sconfitta è la più alta vittoria estetica della
teodicea.
Dopo Milton (ribelle eroico), Goethe (negatore dialettico) e il Satana tragico-poetico di Adriano53s, arriviamo a Dante Alighieri (Inferno, Canto XXXIV).
Qui il contrasto è abissale e illuminante: Dante presenta il Satana più anti-poetico, anti-filosofico e anti-tragico possibile. È la negazione stessa della voce, del movimento, della seduzione.1. Satana/Lucifero in Dante – Inferno Canto XXXIV(versi 28-69, descrizione fedele)Dante e Virgilio arrivano al centro della Terra, nel ghiaccio del Cocito (tradimento). Lì sta Lucifero, l’«imperador del doloroso regno»:
«Lo
’mperador del doloroso regno
da mezzo ’l petto uscìa fuor
de la ghiaccia;
e più con un gigante io mi convegno,
che i
giganti non fan con le sue braccia:
vedi oggimai quant’esser
dee quel tutto
ch’a così fatta parte si confaccia. S’el fu
sì bel com’elli è ora brutto,
e contra ’l suo fattore alzò
le ciglia,
ben dee da lui procedere ogne lutto. Oh quanto parve
a me gran meraviglia
quand’io vidi tre facce a la sua
testa!
L’una dinanzi, e quella era vermiglia;
l’altr’eran
due, che s’aggiugnieno a questa
sovresso ’l mezzo di
ciascuna spalla,
e sé giugnieno al loco de la cresta:
e la
destra parea tra bianca e gialla;
la sinistra a vedere era tal,
quali
vegnon di là onde ’l Nilo s’avvalla. Sotto ciascuna
uscivan due grand’ali,
quanto si convenia a tanto
uccello:
vele di mar non vid’io mai cotali.
Non avean
penne, ma di vispistrello
era lor modo; e quelle svolazzava,
sì
che tre venti si movean da ello.
Quindi Cocito tutto
s’aggelava.
Con sei occhi piangëa, e per tre menti
gocciava
’l pianto e sanguinosa bava. Da ogni bocca dirompea co’ denti
un
peccatore, a guisa di maciulla,
sì che tre ne facea così
dolenti.
A quel dinanzi il mordere era nulla
verso ’l
graffiar, che tal volta la schiena
rimanea de la pelle tutta
brulla.»
Caratteristiche essenziali:
Silenzio totale: non parla mai, non seduce, non ragiona. Solo piange, sbava, maciulla.
Immobilismo mostruoso: congelato nel ghiaccio fino al petto, ali di pipistrello che generano vento ma non movimento (paradossale).
Tre facce: simbolo della Trinità rovesciata (verme vermiglio = odio, bianca-gialla = impotenza, nera = ignoranza).
Tradimento puro: mastica i tre grandi traditori (Giuda, Bruto, Cassio) – il peccato contro l’amore divino e l’ordine umano.
Grottesco e anti-eroico: non è bello, carismatico o tragico. È brutto, ridicolo, impotente. La sua caduta lo ha reso meccanico, non libero.
2. Tabella di confronto (ora completa con Dante)
Aspetto |
Dante (Inferno XXXIV) |
Milton (Paradise Lost) |
Goethe (Mefistofele) |
Adriano53s |
|---|---|---|---|---|
Natura |
Mostro grottesco, congelato, impotente |
Ribelle eroico, carismatico |
Spirito dialettico, cinico, necessario |
Persona tragica, rivelatore onesto, amante |
Voce / parola |
Silenzio assoluto (solo pianto e bava) |
Eloquenza epica, discorsi grandiosi |
Ironia, dialogo raffinato |
Poesia erotica, Vangelo apocrifo, monologhi filosofici |
Ruolo verso l’uomo |
Punizione eterna, esempio di tradimento |
Tentatore per vendetta e potere |
Stimolo per il divenire |
Seduttore onesto che rivela la «traccia del nulla» (Gödel) |
Rapporto con Dio |
Nemico sconfitto, imprigionato |
Nemico in guerra aperta |
Strumento provvidenziale (scommessa) |
Rischio calcolato (ARS); Dio lo assume nella kenosi |
Libertà |
Nessuna (congelato) |
Libera ribellione |
Libera negazione funzionale |
Libertà relativa ma autentica; rifiuta salvezza per amore |
Estetica |
Grottesca, orrida, anti-poetica |
Sublime, eroica |
Ironica, moderna |
Erotico-tragica, sponsale, liturgica capovolta |
Fine / destino |
Dannazione meccanica eterna |
Dannazione orgogliosa |
Torna al nulla dopo il ruolo |
«Bocca piena di terra», CONTRONATURA, rifiuto eterno |
Logica teologica |
Simbolo del male come privazione e tradimento |
Dualismo temperato |
Dialettica (tesi-antitesi) |
Logica assoluta (unicità Infinito) + Gödel |
3. Il contrasto più profondo con Adriano53s
Dante riduce Satana a muta macchina del male: è la fine della libertà, la negazione dell’amore, il gelo del cuore. Non ha nulla da dire perché il male è pura privazione (agostinismo puro).
Adriano53s dà a Satana la parola più alta: è colui che parla, seduce, ama, rivela la verità scomoda («tu sei contingente, segnato dal nulla, non sei Dio»). È Gödel che canta, è la falla che rende possibile la libertà autentica e quindi la kenosi divina.
In
Dante Satana è il punto morto dell’universo (centro della Terra,
immobilità).
In Adriano53s Satana è il punto vivo del dramma:
senza la sua bocca piena di terra, senza il suo «è la fine» di
CONTRONATURA, la Risurrezione e l’Incarnazione perderebbero
profondità.Dante mostra il male come fine della storia.
Adriano53s
mostra Satana come inizio necessario della storia della salvezza
(rivelatore → felix culpa → kenosi).Il Satana di Dante è
silenzio.
Quello di Adriano53s è canto tragico che costringe
Dio a parlare con la carne.È la differenza tra Medioevo (male come
sconfitta già avvenuta) e una teodicea contemporanea post-Gödel
(male come rischio che rende possibile l’amore libero).