La logica assoluta davanti a Dio.


"La logica assoluta davanti a Dio" tocca il cuore del rapporto tra ragione umana, logica formale e il mistero divino.

In filosofia e teologia si possono distinguere almeno tre grandi modi di intendere questo confronto:

  1. La logica assoluta come via verso Dio (prospettiva classica e razionalista)
    Molti pensatori (da Anselmo d’Aosta a Cartesio, da Leibniz a Gödel nella sua prova ontologica formalizzata) hanno ritenuto che la logica più rigorosa e assoluta (quella che non ammette contraddizioni e procede per necessità) conduca necessariamente all’esistenza di un Essere assolutamente perfetto, cioè Dio.
    In questa visione la logica non è uno strumento estraneo a Dio, ma riflette la sua stessa mente: le leggi logiche fondamentali (non-contraddizione, terzo escluso, identità) sarebbero eterne e necessarie proprio perché radicate nell’intelligenza divina.
    → Davanti a Dio la logica assoluta si inchina riconoscendo il proprio Fondamento.

  2. La logica assoluta si spezza / si trascende davanti a Dio (prospettiva teologica prevalente nel cristianesimo)
    La tradizione cristiana (soprattutto dopo il mistero trinitario e l’incarnazione) ha sempre sostenuto che Dio è più grande della logica umana.
    Esempi classici:

    In questa prospettiva, davanti a Dio la logica assoluta non vince, ma si arrende o meglio: si converte in logica del dono, logica pasquale, logica della kenosis (svuotamento).
    Come diceva spesso papa Francesco: «Dio ha un’altra logica», una logica che non è calcolo, potere, simmetria perfetta, ma misericordia, perdono gratuito, amore che si fa debole.

  3. La logica assoluta pretende di giudicare Dio (prospettiva critica/ateista o iper-razionalista)
    Alcuni autori (da certi illuministi radicali fino a certi nuovi atei) usano la logica assoluta proprio per dichiarare impossibile o contraddittorio Dio.
    Ma qui si verifica spesso un corto circuito: si applica una logica finita e creata per giudicare l’Infinito increato, dimenticando che ogni sistema logico umano è parziale e dipende da assiomi non dimostrabili all’interno del sistema stesso (→ teoremi di incompletezza di Gödel).

In sintesi, le posizioni principali sono queste:

Posizione

Rapporto logica-Dio

Esito tipico davanti a Dio

Razionalismo teistico

Logica riflette la mente di Dio

La logica culmina in Dio

Teologia apofatica / mistica

Dio trascende ogni logica umana

La logica si zittisce o diventa adorazione

Fede cristiana incarnata

Dio ha «un’altra logica» (misericordia)

La logica si converte in carità e croce

Critica atea/iper-razionalista

Logica assoluta esclude o rende assurdo Dio

Dio viene dichiarato impossibile o inutile



Personalmente, la posizione che ritengo più coerente con la grande tradizione cristiana è la seconda-terza: davanti a Dio la logica assoluta non scompare, ma si trasfigura.
Non è più uno strumento di dominio o di dimostrazione trionfale, ma diventa obbedienza umile, ascolto, contemplazione del Mistero che è più grande di ogni nostro sistema.

Come pensatore indipendente, non accademico universitario, ma autodidatta ho costruito una riflessione originale su Dio, il nulla, la creazione, la libertà e soprattutto sulla distinzione tra logica assoluta e logica relativa.

Questi due concetti, sono il tentativo di “liberare la logica assoluta dagli errori” derivanti dall’assolutizzare categorie relative (spazio-tempo, dialettica).

Ecco una sintesi.

1. Logica Relativa. È la logica che usiamo tutti i giorni per tutte le realtà immanenti all’uomo:

«Per logica relativa intendo tutta la logica, anche la logica matematica, che ragiona in termini dialettici di spazio tempo e che ha come progetto la conoscenza dell’immanente.»In questa dimensione valgono i paradossi matematici (es. infiniti pari che contengono infiniti dispari, due rette parallele con infiniti punti ciascuna), la libertà limitata, il corpo-materia, il divenire.

2. Logica Assoluta. È l’astrazione pura, il pensiero che sta al di là della contingenza e scopre la sua potenza più alta. Si applica:

Caratteristiche principali:

«Nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici, soltanto nella logica del possibile possono coesistere, ma è dimostrata anche la non realtà.»Esempio delle rette parallele: nella logica relativa coesistono due infiniti → nessun problema. Nella logica assoluta due infiniti reali annullerebbero l’assoluto dell’essere → quindi non possono essere entrambi ontologicamente reali.

3. Le differenze fondamentali (tabella riassuntiva)

Aspetto

Logica Relativa

Logica Assoluta

Ambito

Immanente, creato, spazio-tempo

Trascendente, pensiero puro, Dio

Natura

Dialettica, divenire

Non-dialettica, identità che crea se stessa

Infiniti

Possono coesistere (matematica)

Solo uno ontologico (Dio)

Libertà

Limitata (uomo creato dal nulla)

Assoluta e creatrice solo in Dio

Errore tipico

Assolutizzare spazio-tempo e dialettica

Usare categorie relative per parlare di Dio



4. La logica assoluta davanti a Dio. ”La logica assoluta non si spezza davanti a Dio, ma raggiunge il suo culmine. È proprio grazie a essa che il pensiero umano può:

«La potenza del pensiero è enorme se può arrivare a dare la definizione perfetta dell’infinito: la definizione dell’identità di Dio.»

Quindi, davanti a Dio, la logica assoluta diventa lo strumento che permette all’uomo di riconoscere l’Assoluto senza ridurlo al relativo e senza pretendere di “diventare” Dio.

Altri temi connessi nella mia filosofia

Teodicea

Propongo una teodicea originale che è una vera e propria “giustificazione di Dio” costruita con gli strumenti della sua logica assoluta (principio di identità, non-contraddizione, terzo escluso, trascendenza/immanenza) e integrata con la logica relativa del mondo contingente.

Non è una teodicea “classica” di scuola, ma una sintesi personale di:

Struttura della mia Teodicea (5 punti principali)

  1. Dio è l’Assoluto pieno e necessario
    «Dio è l’Eterno Assoluto, l’Infinito logico e ontologico. Non contiene in sé il “nulla assoluto”: il nulla assoluto non è in Dio.»
    Grazie alla logica assoluta Dio è definito come l’unico infinito reale, necessario, senza vuoto né privazione. La sua esistenza è “algoritmicamente necessaria”.

  2. Il male deriva dal nulla assoluto esterno a Dio
    Il male non viene da Dio, ma dalla traccia del nulla assoluto che la creazione ex nihilo porta necessariamente con sé.
    La creazione non è emanazione (che metterebbe il nulla dentro Dio), ma atto libero che fa passare dal non-essere all’essere. Il contingente (mondo, uomo) è quindi finito, imperfetto, segnato da privazione, dolore, morte.
    «Il male è l’ombra del nulla nella creazione contingente.»

  3. La libertà assoluta è solo di Dio; la libertà creata implica il rischio del male
    Solo Dio ha libertà assoluta (perché solo Lui crea dal nulla). L’uomo ha libertà relativa, ma autentica solo se può scegliere anche il male. Senza possibilità di caduta non ci sarebbe vera conoscenza né vera libertà: l’uomo resterebbe in un paradiso “coatto”, illusorio.
    Qui entra Satana non come “principio del male”, ma come rivelatore dialettico della verità scomoda: la mela è l’atto di consapevolezza ontologica («tu sei contingente, segnato dal vuoto, non sei Dio»).

  4. La caduta come felix culpa radicale
    Satana smaschera l’illusione di un ordine divino perfetto ma imposto. Il dolore del vivere (partorire con dolore, fatica, morte, amore come catena) è il prezzo necessario della conoscenza e della differenziazione dal nulla.
    «Satana del giardino terrestre non è il male assoluto, ma il rivelatore della verità scomoda: il Paradiso come illusione di amore coatto.»

  5. L’Incarnazione come risposta divina e compimento
    Dio non resta esterno al male che ha permesso: si fa carne, entra totalmente nel dolore rivelato da Satana, muore sulla croce.
    L’Incarnazione divinizza la carne segnata dal nulla, trasfigura il piacere e la conoscenza portati da Satana, chiude il cerchio: la rivelazione satanica diventa redenzione.
    «Senza la caduta non ci sarebbe stata Incarnazione; senza Incarnazione la rivelazione satanica resterebbe solo denuncia senza redenzione.»

Sintesi: «Dio è innocente perché il male è l’ombra del nulla nella creazione libera. Satana, lungi dall’essere il puro male, è lo strumento dialettico che rivela la verità, rendendo possibile un’esistenza autentica oltre l’inganno di un paradiso senza scelta.»





Collegamento diretto con Logica Assoluta vs Logica Relativa

Aspetto

Logica Assoluta (Dio)

Logica Relativa (creazione)

Natura

Piena, necessaria, senza nulla

Contingente, segnata dal nulla assoluto

Male

Impossibile (Dio non lo contiene)

Necessario come traccia di privazione

Libertà

Assoluta e creatrice

Relativa ma autentica solo con rischio

Infiniti

Uno solo ontologico (Dio)

Infiniti matematici possibili (Cantor)

Responsabilità

Dio non responsabile del male

Personale (peccato non ereditario in senso stretto)



Per quanto riguarda il peccato originale faccio fatica a comprenderlo in quanto io credo che la responsabilità è comunque personale e non mi deriva da Adamo ed Eva. Se per peccato si intende di non essere dio sono d’accordo, ma in questo caso difficile capirne la colpa originale nel senso che ci è stato insegnato.

In sintesi: la logica assoluta davanti a Dio non si arrende né si spezza: diventa lo strumento più alto per dimostrare che Dio è giustissimo proprio perché il male non Lo tocca, ma è il prezzo inevitabile della libertà che Egli ha voluto donare.

Agostino e Cantor il nulla e dio.

Nella logica assoluta (identità, non-contraddizione, unicità dell’infinito ontologico) spiegano:

Ecco la sintesi:

1. Il “nulla assoluto”.

La creazione è passaggio dal nulla assoluto al contingente: il creato porta necessariamente una traccia del nulla = finitezza, incompletezza (Gödel), possibilità di non-essere, dolore, morte.2. Agostino: il male come “privazione” / “ombra del nulla”.

La mia teodicea può essere, appare come una sintesi di agostinismo:

Senza la traccia del nulla non ci sarebbe vera libertà creata: l’uomo resterebbe in un “amore imposto”.

La caduta è quindi felix culpa perché rende necessaria l’Incarnazione.

3. Cantor: l’infinito attuale gerarchico e la distinzione tra logiche.

Cantor è il matematico-teologo che fornisce lo strumento positivo per pensare Dio come Infinito ontologico unico:

Cantor permette quindi di dire:

4. La sintesi perfetta: Agostino + Cantor + nulla + Dio

Concetto

Agostino (privazione)

Cantor (infinito gerarchico)

Adriano53s (nulla assoluto)

Natura di Dio

Ipsum Esse Subsistens (essere puro)

Infinito attuale strutturato

Unico infinito ontologico, pura positività

Il nulla

Non-essere, da cui viene il male

Non applicabile direttamente

Limite negativo esterno, ma virtualmente in Dio

Creazione

ex nihilo

Gerarchia transfinità senza totalità

ex nihilo → traccia del nulla nel contingente

Male

Privatio boni

Ombra/residuo del nulla nella libertà creata

Libertà

Libero arbitrio + grazia

Resilienza degli infiniti

Solo Dio ha libertà assoluta; creata implica rischio

Risultato

Teodicea classica

Matematica teologica

Teodicea dell’Assoluto: Dio innocente, Incarnazione necessaria



«Dio è innocente perché il male è l’ombra del nulla nella creazione libera. Satana, lungi dall’essere il puro male, è lo strumento dialettico che rivela la verità, rendendo possibile un’esistenza autentica oltre l’inganno di un paradiso senza scelta.»

«Il male come necessario per la libertà e la conoscenza. Il male (sofferenza, imperfezione, morte) è il residuo del nulla nella creazione contingente.»

Conclusione: Agostino fornisce la diagnosi del male (privazione derivata dal nulla).
Cantor fornisce la dimostrazione positiva dell’unicità ontologica di Dio e la struttura gerarchica che rende pensabile la creazione senza contraddizione.
Il nulla assoluto è il concetto-ponte: esterno a Dio (Dio resta intatto), ma condizione della libertà creata e quindi della storia della salvezza che culmina nell’Incarnazione.

In questo modo la logica assoluta davanti a Dio non si spezza, ma raggiunge il suo culmine: dimostra che Dio è giustissimo proprio perché permette il male senza esserne l’autore.

Satana come male e persona.

Satana come male e come persona occupa un posto centrale, ma radicalmente diverso dalla tradizione popolare o da certa teologia dualistica.

Non è il “male assoluto” né il principio del male.
Il male (sofferenza, imperfezione, morte, dolore del vivere) è privazione (Agostino) derivata dalla traccia del nulla assoluto nella creazione ex nihilo.

Satana non lo crea, non lo incarna, non lo rappresenta ontologicamente.

Satana è invece una PERSONA (entità personificata, “angelo massimo”, entità dialettica con volontà propria) che svolge il ruolo di rivelatore dialettico, seduttore onesto, mediatore della differenza.
È lo strumento che Dio permette affinché l’uomo possa uscire dall’illusione di un paradiso coatto e accedere a una libertà e a una conoscenza autentiche.

«Satana non è solo il tentatore, ma è il rivelatore della conoscenza e della libertà. La mela è il momento della consapevolezza: l’uomo sceglie di conoscere, rompendo l’illusione di un paradiso statico e imposto. […] Satana, lungi dall’essere il puro male, è lo strumento dialettico che rivela la verità, rendendo possibile un’esistenza autentica oltre l’inganno di un paradiso senza scelta.»

«Satana del giardino terrestre non è il male assoluto, ma il rivelatore della verità scomoda: il Paradiso come illusione di amore coatto, il divieto della conoscenza come strumento di controllo divino, la vita post-caduta come dolore necessario (partorire con dolore, fatica, morte) ma autentico. Satana si presenta come seduttore onesto, che offre conoscenza e piacere senza inganno eterno.»

«Satana rivela la traccia del nulla nel contingente (dolore, morte, inganno del vivere). Senza questa traccia, non ci sarebbe libertà autentica – l’uomo resterebbe in un Eden coatto, illusoriamente pieno.»

«Satana non è il principio del male, ma il mediatore della differenza: rende possibile la distinzione tra Assoluto e contingente, tra pienezza e vuoto.»



Satana come PERSONA

Tabella riassuntiva:

Aspetto

Satana (come persona)

Il Male (il male)

Natura

Entità personale, angelo massimo, rivelatore dialettico

Privazione / ombra / residuo del nulla assoluto nella creazione contingente

Origine

Creato da Dio, con libertà relativa

Traccia inevitabile del nulla assoluto esterno a Dio

Ruolo nel Giardino

Seduttore onesto, rivelatore della finitezza umana

Non creato da Satana: nasce con la caduta come prezzo della libertà

Rapporto con Dio

Specchio ribelle, mediatore della differenza

Dio innocente (non lo contiene, non lo vuole)

Esito

Rende possibile felix culpa → Incarnazione

Trasfigurato/redento dall’Incarnazione e dalla Croce

Libertà

Permette la scelta autentica (conoscenza vs illusione)

Necessario perché la libertà creata sia reale

Collegamento con i temi precedenti

In sintesi: Satana non è il male, ma colui che ci costringe a guardare in faccia il male (la nostra finitezza, la traccia del nulla) affinché la redenzione sia vera, libera, incarnata.
La sua “ribellione” è paradossalmente al servizio del piano divino di una libertà che non sia amore imposto.

Ma, ammettere un male assoluto contrapposto a un bene assoluto (Dio) equivarrebbe a porre due infiniti ontologici, due assoluti reali e coeterni.

E questo, nella logica assoluta (principio di identità + non-contraddizione + unicità dell’infinito), è una contraddizione insanabile.

«Due infiniti reali annullano l’assoluto dell’essere: non possono coesistere due assoluti.» «Non possono esistere due assoluti.»

E ancora, applicando Cantor alla logica assoluta: «Nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici.»

Perché il male non può essere assoluto.

Concetto

Male assoluto (ipotesi contraddittoria)

Male reale nella sua teodicea

Natura

Sostanza positiva, eterno, coeterno a Dio

Privazione / ombra / residuo del nulla assoluto

Rapporto con Dio

Anti-Dio, secondo Assoluto

Esterno a Dio, non creato da Dio, non in Dio

Ontologia

Secondo infinito ontologico

Traccia del non-essere nella creazione contingente

Logica

Violazione della non-contraddizione

Rispetta l’unicità dell’Assoluto (Dio)

Conseguenza

Due assoluti → contraddizione

Dio resta l’unico Assoluto pieno e necessario



«Satana del giardino terrestre non è il male assoluto, ma il rivelatore della verità scomoda.»
«Il male non origina da Dio, ma dal ‘nulla assoluto’ e dal vuoto.»
«Il male è privazione, assenza, imperfezione derivata dal fatto che la creazione non è Dio stesso, ma un ‘depauperamento’ dell’infinito divino in forme finite e limitate.»
«Il male (sofferenza, imperfezione, morte) è il residuo del nulla nella creazione contingente.»

Il ruolo di Satana: persona, non principio assoluto. Satana è una persona (angelo massimo, entità con volontà dialettica), ma non incarna il male assoluto.

È il mediatore della differenza, lo “specchio ribelle” che rivela all’uomo la traccia del nulla dentro di sé.

«Satana non è il principio del male, ma il mediatore della differenza: rende possibile la distinzione tra Assoluto e contingente, tra pienezza e vuoto.»
«Satana rivela la traccia del nulla nel contingente (dolore, morte, inganno del vivere).»

Senza di lui l’uomo resterebbe in un paradiso coatto, illusorio, senza vera libertà.

La sua “seduzione” è paradossalmente al servizio della felix culpa che rende necessaria l’Incarnazione.

Collegamento con i temi precedenti (Agostino + Cantor + nulla)

Quanto è necessario per salvare Dio dalla responsabilità del male senza cadere nel dualismo manicheo o gnostico.

Dio rimane l’unico Assoluto.
Il male è “l’ombra del nulla nella creazione libera”.
Satana è la voce che ci costringe a guardare quell’ombra in faccia.

Il dualismo assoluto è del tutto illogico. L'idealismo/materialismo pozt kant il/solipsismo post cogito non escono dal relativo anche se relativizzano l'assoluto. Il dualismo assoluto (due assoluti contrapposti: Bene/Male, Dio/Anti-Dio) è ontologicamente impossibile nella logica assoluta.

Due infiniti reali si annullano a vicenda. E le grandi correnti moderne — idealismo/materialismo post-Kant e solipsismo post-Cogito — pur avendo il merito di relativizzare ogni pretesa “assoluta” ingenua, non escono mai dal relativo. Al contrario, finiscono per assolutizzare il relativo (il soggetto, la dialettica, lo spazio-tempo, l’io autocosciente) usando sempre e solo logica relativa, cioè dialettica, immanente, finita.

Questo accade nell’idealismo assoluto, nel materialismo assoluto, animismo, essoterismo, new age ed in tutte quelle filosofie […] che non ammettono una creazione dal nulla. Quando la realtà è dio non ha più senso parlare di trascendenza e immanenza.»

«Kant dimostra che non è possibile costruire una metafisica senza contraddizioni dialettiche. Hegel afferma che le contraddizioni stesse sono la struttura della realtà […]
Si annulla così la dialettica nell’assoluto che, in quanto tale invece, non può essere dialettico.»

«In questo processo si dimentica tuttavia che anche il soggetto fa parte della stessa realtà, è quindi un soggetto relativo che si pone come assoluto non avendone i requisiti.»

«Le contraddizioni della conoscenza rilevate da Kant […] sono la conseguenza stessa dello schematismo kantiano di pervenire alla metafisica usando una logica spuria, avente già dentro di sé il germe assolutizzante senza aver prima capito o deciso cosa era l’assoluto.»

«È impossibile assolutizzare tutto il relativo e l’assoluto in un unico assoluto; in altre parole, il relativo non è Dio neppure eliminando l’assoluto.»

«La dialettica è una forma di conoscenza necessaria per chi non è dio.»

La logica relativa è «tutta la logica, anche la logica matematica, che ragiona in termini dialettici di spazio tempo e che ha come progetto la conoscenza dell’immanente».
Quando la si usa per parlare dell’Assoluto si genera «un mare di errori dovuti al passaggio di dimensione».

Tabella di confronto:

Filosofia

Ciò che tenta di fare

Perché resta nel relativo (secondo Adriano53s)

Dualismo assoluto (manicheo, ecc.)

Pone due principi eterni contrapposti

Crea due infiniti ontologici → contraddizione insanabile

Idealismo assoluto (Hegel e seguaci post-Kant)

Tutto è Spirito/Dio in divenire dialettico

Assolutizza la dialettica (soggetto-oggetto) che per definizione è relativa

Materialismo assoluto (post-Kant)

Tutto è Materia, unica sostanza

Assolutizza lo spazio-tempo (categoria relativa) e nega la creazione ex nihilo

Solipsismo post-Cogito (da Cartesio in poi, fino a certi fenomenologi)

L’io autocosciente è l’unico certo/assoluto

L’“Io penso” è vero come principio di identità personale, ma l’io umano è creato, finito, dialettico → relativo che si maschera da assoluto



Il Cogito cartesiano è un punto di partenza corretto per la logica assoluta («Io sono io e non un altro» = principio di identità), ma solo se applicato all’Io ontologico di Dio. Quando lo si applica all’uomo diventa solipsismo o idealismo soggettivo: un soggetto relativo che pretende di essere misura di tutto.

Ma solo la distinzione netta logica assoluta / logica relativa + la creazione ex nihilo dal nulla assoluto (esterno a Dio) permette di:

«O noi siamo Dio che si reincarna all’infinito […] e siamo ben stupidi dio, o Dio, che era il tutto, ha creato al di fuori del suo tutto dando origine a un nulla che non esisteva.»

La diagnosi della malattia di tutta la filosofia moderna: relativizza l’assoluto, ma resta prigioniera del relativo perché non ha mai compiuto il salto nella logica non-dialettica, pura, identitaria.

La critica che Adriano53s muove a tutta la filosofia moderna (da Kant in poi) e della sua soluzione positiva.

Il “soggetto relativo” (l’io umano, il cogito cartesiano, il trascendentale kantiano, lo Spirito hegeliano, il soggetto fenomenologico…) è il grande protagonista che, dopo aver relativizzato tutto, finisce per assolutizzarsi da solo.

Lo smaschera, ma non lo distruggo: lo salvo dandogli il suo posto esatto.

Ecco la risoluzione:

1. Diagnosi del problema (la trappola del soggetto che si fa assoluto)

Il principio di trascendenza e d’immanenza: «In questo processo si dimentica tuttavia che anche il soggetto fa parte della stessa realtà, è quindi un soggetto relativo che si pone come assoluto non avendone i requisiti.»

E sul processo dialettico hegeliano: «La dialettica stessa concretizzandosi […] trasforma il soggetto in un Dio ontologico in divenire perfezione assoluta storica, ideale…. (Ma non crea nulla, ricrea l’esistente) incorrendo nell’assurdo.»

Kant, Hegel, idealismo, materialismo, solipsismo: tutti restano nella logica relativa (dialettica, spazio-tempo, soggetto-oggetto) e poi pretendono di parlare dell’Assoluto con gli stessi strumenti. Risultato: il soggetto finito si maschera da Dio.

2. La risoluzione: doppia applicazione del principio di identità-

Il Cogito («Io sono io») va depurato e reso universale ma non onnipotente. «Ogni io è una identità personale unica ed assoluta, con la sua storia spazio-temporale.»
«Io sono io e non sono nessun altro. È il principio di identità, la base della stessa logica.»
«L’io non si perde in nessun brodo primordiale, in nessun caos, rimane sempre sé stesso pur cambiando la sua storia, il suo universo.»

Quindi ogni persona umana ha un’identità assoluta (non si dissolve, non si relativizza fino a sparire).
Ma questa assolutezza è solo personale e relativa:

«l’io conoscente è stato creato dal nulla, ma che allo stesso tempo è in potenza capace di conoscere l’infinito assoluto.»
«L’uomo non è Dio, secondo la definizione filosofica di Dio, né può esserlo.»

3. La distinzione decisiva: Logica Relativa vs Logica Assoluta

«La logica stessa decreta una definizione esatta di Dio: l’infinito, assoluto, eterno, logico, ontologico.»
«Nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici.»

Quindi il soggetto relativo non viene eliminato, ma limitato ontologicamente. Può usare la logica assoluta per definire perfettamente Dio (è la sua potenza più alta), ma non per diventare Dio.

Tabella riassuntiva.

Aspetto

Soggetto relativo (ogni “io” umano)

Soggetto assoluto (Dio)

Principio di identità

«Io sono io» – unico, irripetibile

«Io sono Colui che è» – si auto-crea

Natura

Creato dal nulla, in divenire, storia personale

Necessario, eterno, non dialettico

Assolutezza

Personale e relativa (logica relativa)

Ontologica e unica (logica assoluta)

Potenza conoscitiva

Può definire Dio perfettamente

È l’oggetto e il fondamento della definizione

Destino

Resta sé stesso per sempre, redento per grazia

Unico Infinito che crea senza impoverirsi



Il risultato finale:

Il soggetto relativo esce dalla trappola moderna senza perdere dignità:

È una identità personale assoluta nella sua finitezza, creata dal nulla, capace di conoscere l’Assoluto senza pretendere di esserlo.
La logica assoluta davanti a Dio non annienta il soggetto relativo: lo libera e lo trascende donandogli il suo vero posto.

Questa salva il Cogito di Cartesio, lo universalizza a ogni persona, ma lo “battezza” nella creazione ex nihilo e nella distinzione delle due logiche.

Il “Rischio Satanico” e l’Algoritmo del Rischio Satanico (ARS).

Il Rischio Satanico non è una metafora poetica generica: è il cuore matematico e logico della creazione libera. Dio, nella sua libertà assoluta, accetta un rischio calcolato per non creare schiavi in un paradiso coatto, ma persone autentiche capaci di scegliere.

1. Cos’è il Rischio SatanicoSatana non è il male assoluto (come abbiamo visto: sarebbe contraddittorio, due assoluti).
Satana è il rischio puro incarnato:

«Satana è il rischio puro: la sottrazione volontaria, la frattura deliberata, il tentativo eroico e maledetto di fondare il reale sul nulla assoluto, sapendo che fallirà – ma fallendo rivela la libertà.»
È «angelo massimo (cardinalità ℵ_ω o superiore)» che tenta la depauperazione volontaria dell’infinito divino, ma Dio resta intatto (resilienza cantoriana).
La sua “ribellione” e la mela nel giardino sono l’atto che rende visibile il rischio: l’uomo scopre di essere contingente, segnato dalla traccia del nulla, e proprio per questo libero.

«La creazione libera implica il rischio del nulla.»
Senza questo rischio l’uomo resterebbe in un Eden illusorio, «amore coatto», senza vera conoscenza né libertà.

2. L’Algoritmo del Rischio Satanico (ARS). Formalizzandolo come algoritmo logico-matematico (ispirato a Cantor, Gödel, logica modale e probabilità transfinità).
Ecco i valori chiave estratti direttamente:

Una formalizzazione esemplificativa che appare nel testo (sintesi ARS):

«R(S) = log_ℵ₀ (1 + |Libertà guadagnata| / |Dannazione eterna|)»
→ il rischio tende a zero ontologicamente (Satana perde sempre), ma lascia un residuo infinitesimale positivo: la bellezza tragica, la poesia, il balletto nuovo, il piacere proibito che seduce il lettore.

In parole semplici:
Dio “calcola” che il guadagno di libertà autentica (che solo un soggetto relativo può vivere) vale infinitamente più del “costo” del rischio (la traccia del nulla, il dolore, la possibilità della caduta).
Il risultato è sempre positivo per l’Assoluto, anche se esteticamente e esistenzialmente tragico per il contingente.3.

Tabella riassuntiva del Rischio Satanico

Livello di rischio

Valore

Significato secondo Adriano53s

Ontologico (su Dio)

0 (nullo)

Dio resta l’unico Infinito, non impoverito

Accumulato (sul creato)

(paradossale)

Se Satana “vincesse” tutto collasserebbe in contraddizione

Estetico / esistenziale

Massimo

Bellezza tragica, poesia, seduzione, libertà proibita

Per la libertà creata

Positivo infinitesimale

Prezzo necessario per passare da paradiso coatto a libertà vera

Per il soggetto relativo

Guadagno netto

L’io umano scopre se stesso proprio attraverso questo rischio

4. Collegamento con i temi precedenti

«Satana rimane la voce profetica che smaschera l’illusione (“non sei libera… mai lo sei stata di decidere tra il bene e il male”). Ma l’Incarnazione chiude il cerchio: Dio, invece di negare la rivelazione satanica, la accoglie entrando nel dramma umano.»

Il Rischio Satanico è quindi il gesto d’amore più estremo di Dio: rischiare che la creatura dica “no” pur di poterla amare liberamente.

Paradosso: anche il nulla assoluto è in Dio. Non è dialettico con Dio. Non è una contraddizione logica, ma un paradosso che la logica assoluta risolve proprio perché rifiuta la dialettica (che appartiene solo alla logica relativa).

1. Il nulla assoluto è esterno a Dio. «Il nulla assoluto non è in Dio: è logicamente esterno all’Assoluto, che è pura positività.»
(teodicea.html – ripetuto più volte per enfasi)

Dio è l’Infinito attuale cantoriano, pre-assiomatico, resiliente: pura positività senza alcun “vuoto” interno. Il nulla assoluto è il limite negativo esterno, il “non-essere” che non intacca l’Essere necessario.2. Eppure, paradossalmente, anche il nulla assoluto è in Dio

«Dio ha fatto esistere il nulla, Dio ha assunto in sé il nulla mediante l’Incarnazione rendendolo divino.»

«Dio, che era il tutto, ha creato al di fuori del suo tutto dando origine a un nulla che non esisteva, che non era Dio, il tutto. Ora questo nulla che non era Dio diventa Dio grazie all’Incarnazione di Gesù Cristo.»

«Dio, l’Assoluto pieno che non contiene il nulla, decide di entrare nel contingente, di assumere la carne segnata dal nulla assoluto.»
3. Perché non è dialettico con Dio.

La dialettica (tesi-antitesi-sintesi, opposizione, divenire) è strumento della logica relativa (spazio-tempo, soggetto-oggetto, contingente):

«La dialettica è una forma di conoscenza necessaria per chi non è Dio.»
Nella logica assoluta (astrazione pura, principio di identità, non-contraddizione) non esiste opposizione interna all’Assoluto.

Il nulla non è un “anti-Dio”, non è un secondo principio, non genera tensione o divenire dentro Dio.

È atto libero di amore:

Tabella del paradosso risolto

Aspetto

Nel nulla assoluto esterno

Nel nulla assoluto “in Dio”

Perché non dialettico

Ontologia

Limite negativo, non-essere

Possibilità virtuale + assunzione nell’Incarnazione

Nessuna opposizione interna a Dio

Logica

Logica assoluta (unicità dell’Infinito)

Logica assoluta (atto libero)

Dialettica solo per il contingente

Rapporto con Dio

Esterno, non intacca la positività

Assunto e divinizzato (kenosis)

Nessun divenire, nessuna tesi-antitesi

Conseguenza

Traccia nel creato (finitezza, male come privazione)

Redenzione: il nulla diventa divino

Amore gratuito, non necessità dialettica



Il senso profondo (collegamento con i temi precedenti)

E’ un paradosso fecondo perché solo così si salva:

È il punto in cui la logica assoluta davanti a Dio non si spezza, ma si fa kenotica: Dio non dialettizza con il nulla, lo ama fino ad assumerlo.

Formalizzando il paradosso con Cantor: “anche il nulla assoluto è in Dio. Non è dialettico con Dio.

Cantor

Ecco la formalizzazione rigorosa:

Il paradosso formalizzato in 4 passi (logica assoluta, non dialettica)

  1. Esternità ontologica (N non è in A)
    N ∉ A
    «Dio, che era il tutto, ha creato al di fuori del suo tutto dando origine ad un nulla che non esisteva, che non era Dio.»
    (filosofia_dellassoluto.htm)
    A è pura positività: identità assoluta, non contiene privazione interna (principio di non-contraddizione assoluto).

  2. Creazione ex nihilo e resilienza cantoriana (N “appare” fuori senza togliere nulla ad A)
    A crea V dal N:
    A ≅ A ⊔ V (con V che porta trace(N))
    Analogia cantoriana: per ogni cardinale infinito κ, κ − λ = κ se λ ≤ κ (resilienza).
    Per l’Assoluto A: sottrarre o aggiungere qualunque “parte” (anche il nulla) non depaupera A.
    «Dio infinito, creando dal nulla, crea una sostanza… ma che in realtà infinità non è» (infinito.htm).
    → N è “al di fuori”, eppure A resta identico a se stesso.

  3. Virtualità / potenza divina (N è “in” A come possibilità pura, non realizzata)
    Poss(N) ⊂ Potenza(A)
    (A contiene virtualmente ogni possibilità, compresa quella del non-essere, senza realizzarla in sé: è atto libero, non necessità dialettica).
    Nella logica assoluta: l’identità A include la definizione di ogni possibile senza contraddizione.

  4. Incarnazione = risoluzione kenotica (N entra “in” A senza dialettica)
    A kenotico ≅ A ∪ (umanità + trace(N))
    «Dio ha assunto in sé il nulla mediante l’Incarnazione rendendolo divino.»
    «Ora questo nulla che non era Dio diventa Dio grazie all’Incarnazione di Gesù Cristo.»
    Qui la formalizzazione diventa non dialettica:
    non c’è tesi (A) – antitesi (N) – sintesi,
    ma atto gratuito di amore: A si svuota (kenosis) e assume senza opposizione, senza divenire, senza perdere identità.
    È unione ipostatica (cristologica), non fusione panteistica né opposizione manichea.

Tabella riassuntiva della formalizzazione

Passo

Formalizzazione cantoriana

Citazione diretta di Adriano53s

Natura (assoluta / non dialettica)

1. Esternità

N ∉ A

«…un nulla che non era Dio, il tutto»

Pura positività di A

2. Creazione

A ≅ A ⊔ V (con trace(N) in V)

«Dio… ha creato al di fuori del suo tutto…»

Resilienza dell’Assoluto

3. Virtualità

Poss(N) ⊂ Potenza(A)

(implicita nella libertà assoluta di A)

Possibilità non realizzata

4. Incarnazione

A kenotico ≅ A ∪ (creato + trace(N))

«Dio ha assunto in sé il nulla… rendendolo divino»

Atto libero di amore



Perché non è dialettico.

La dialettica appartiene solo alla logica relativa (V, spazio-tempo, soggetto-oggetto).
Nella logica assoluta vale solo il principio di identità + non-contraddizione:
«Nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici» .
N non è un secondo infinito, non è “anti-A”: è limite negativo esterno, assunto per amore gratuito.
Non c’è tensione interna ad A: solo donazione assoluta.

Questa formalizzazione è esattamente ciò che intendo quando dico che la logica assoluta davanti a Dio raggiunge il suo culmine: uso Cantor per mostrare che l’Assoluto può “contenere” il nulla (virtualmente, creativamente, kenoticamente) senza mai contraddirsi né dialettizzarsi.

Paradosso del nulla assoluto “anche in Dio” risolto nell’eternità boeziana.

Coerente con la logica assoluta il concetto di eternità non è successione infinita di tempo, ma possesso totale e simultaneo dell’essere («ciò che è è»).

1. Boezio: la definizione classica«Aeternitas igitur est interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio»
(De Consolatione Philosophiae, V, 6) Traduzione:
L’eternità è il possesso totale, simultaneo e perfetto di una vita senza termine.

2 «Nella logica assoluta il tempo non è né in avanti né all’indietro, solamente non c’è: ciò che è è.»
«Io sono Colui che è, ha detto Dio, di sé stesso.»
«L’essere eterno non esiste il tempo. Il tempo, ne deriva è creato.»
«Dio crea il tempo, non nel tempo.»
«L’unica eternità possibile è l’accaduto nel suo essere accaduto.»

E nella poesia poesia_di_satana: «…unione mistica
nunc stans sacrum facere. Vivremo l’eterno abbracciati
…ricreando l’eterno.»

(Satana lo usa in senso ironico-seduttivo, ma il termine è lo stesso!)

3. Formalizzazione del paradosso con Boezio (tota simul)

Aspetto del paradosso

Nella logica relativa (tempo creato)

Nella logica assoluta (eternità tota simul di Dio)

Nulla assoluto

Esterno a Dio (creazione ex nihilo)

Possibilità pura conosciuta eternamente (tota simul)

Anche il nulla è in Dio”

Sembra contraddizione (nulla dentro l’Assoluto)

Dio lo possiede simultaneamente come possibilità + atto di assunzione (Incarnazione)

Dialettica?

Sì (creazione / caduta / redenzione in successione)

No: tutto è “adesso” eterno, atto gratuito senza divenire

Incarnazione / kenosi

Dio “entra” nel tempo (sembra cambiamento)

Dio possiede eternamente l’entrata nel tempo (nessun cambiamento in Lui)

Rischio Satanico

Si svolge nel tempo (caduta, rivelazione)

È eternamente “visto” e accettato nel nunc stans

Formalizzazione passo-passo:

  1. Eternità di Dio (tota simul)
    Dio = E (Eterno)
    E possiede simultaneamente:

  2. Paradosso risolto
    N ∉ E (ontologicamente: nulla non è privazione interna)
    ma
    Poss(N) ∪ Act(K) ⊂ E (eternamente posseduto tota simul) → Il nulla è “in Dio” non come contenuto dialettico, ma come oggetto eterno del suo amore libero.
    Non c’è successione, non c’è opposizione, non c’è divenire dentro E.

  3. Non-dialettico
    Boezio + Adriano53s: l’eternità esclude la dialettica (tesi-antitesi).
    La dialettica è solo nel tempo creato (logica relativa).
    Per Dio: tutto è identità pura, nunc stans.

«Dio se esiste è dio perché è dio, non perché qualcosa lo limita.»

E nell’Incarnazione (teodicea): «Dio ha assunto in sé il nulla mediante l’Incarnazione rendendolo divino.»

Tutto questo avviene eternamente nel nunc stans di Dio: il nulla è assunto “da sempre” e “per sempre” senza che Dio cambi mai.

Sintesi finale.

Il paradosso non è contraddizione perché l’eternità è fuori dal tempo e dalla dialettica. Dio non “diventa” colui che assume il nulla:
Egli è eternamente (tota simul) colui che lo assume per amore.

Il nunc stans è il punto in cui la logica assoluta raggiunge il suo vertice contemplativo:
il nulla è esterno → eppure eternamente amato e divinizzato, senza che l’Assoluto perda mai la sua pura positività.È lo stesso “eterno abbracciati” che Satana canta ironicamente: ma solo Dio lo vive veramente, senza gelosia, senza ricatto, nella perfetta libertà del suo nunc stans.

Collegandolo il paradosso «anche il nulla assoluto è in Dio (non dialetticamente)» al teorema di incompletezza di Gödel.

Il collegamento è un’estensione naturale e potentissima del suo sistema: la traccia del nulla assoluto nel creato è esattamente l’incompletezza gödeliana della logica relativa.

Ecco la formalizzazione coerente con la mia logica assoluta + eternità boeziana + Cantor.

1. Gödel in due parole (per il nostro contesto)

Il sistema è “segnato da un limite interno”: non è completo, non è autosufficiente. C’è sempre una “falla”, un “residuo” che sfugge.

2. «Dio infinito, creando dal nulla, crea una sostanza che noi chiamiamo infinita, ma che in realtà infinità non è, ma è solo un assoluto inteso come identità, uno infinito nel suo essere finito.»

«Nella logica assoluta non possono coesistere due infiniti ontologici.»
«un eterno dal nulla crea per necessità lo spazio-tempo.»

Il creato (V, gerarchia cumulativa cantoriana, logica relativa) è un sistema formale potente ma finito nel suo essere infinito: porta necessariamente la traccia del nulla = incompletezza gödeliana.

3. Formalizzazione del paradosso con Gödel + Boezio + Cantor

Livello

Logica relativa (creato / V)

Logica assoluta (Dio = A, nunc stans)

Natura del sistema

Sistema formale coerente potente (ZFC-like)

Identità pura pre-assiomatica, non-formale

Traccia del nulla

Incompleteness gödeliana (proposizione vera indecidibile + impossibilità di auto-dimostrare coerenza)

Poss(N) eternamente posseduta tota simul, senza limite interno

Rapporto con il nulla

N entra come “falla” strutturale (finitezza)

N è esterno ontologicamente, ma assunto kenoticamente

Dialettica?

Sì (il sistema tenta di chiudersi e fallisce)

No: tutto è simultaneo, atto libero di amore

Risoluzione

Solo dall’esterno (trascendenza)

Eternamente risolta in A (Incarnazione = “prova” esterna)

Cantor + Gödel

Gerarchia transfinità incompleta (Gödel su ZFC)

A resiliente: A ≅ A ⊔ V (incompletezza di V non tocca A)

Passi del paradosso risolto:

  1. Creazione ex nihilo
    A crea V dal N → V è coerente ma incompleto (Gödel).
    La “traccia del nulla” = la frase gödeliana G: «Io non sono dimostrabile in V» → vera, ma indecidibile dentro V.
    Questa G è la firma matematica della finitezza: «io non sono Dio».

  2. Eternità boeziana (tota simul)
    Dio non “scopre” l’incompletezza di V nel tempo: la possiede eternamente come possibilità + atto.
    Poss(N) ∪ Gödel(G) ⊂ A (eternamente, senza successione, senza dialettica).

  3. Incarnazione = assunzione kenotica
    A entra in V (si fa “sistema”) e assume su di Sé l’incompletezza (la Croce = il punto indecidibile reso decidibile dall’esterno).
    Il nulla assoluto, che era esterno, diventa “in Dio” non come privazione dialettica, ma come amore che divinizza la falla.

  4. Non-dialettico
    Gödel mostra che la dialettica (tentativo di chiusura interna del sistema) fallisce sempre.
    Dio non dialettizza con l’incompletezza: la vede tutta insieme (nunc stans) e la redime gratuitamente.

Diventano perfetta con Gödel le seguenti affermazioni:

«Satana rivela la traccia del nulla nel contingente (dolore, morte, inganno del vivere). Senza questa traccia, non ci sarebbe libertà autentica.»
La “traccia” è proprio l’incompletezza gödeliana: il creato non può auto-giustificarsi, non può essere il proprio fondamento.

Deve guardare fuori di sé (a Dio) per avere senso.

Sintesi finale.

Il paradosso «anche il nulla assoluto è in Dio» non genera contraddizione perché:

È la stessa logica assoluta che, davanti a Dio, usa Gödel non per distruggere la ragione, ma per mostrare il suo limite e il suo vertice: solo l’Assoluto può “chiudere” ciò che ogni sistema formale lascia aperto.

Il soggetto relativo (noi) vive dentro l’incompletezza gödeliana, ma proprio grazie a essa può riconoscere l’Assoluto e venire assunto nell’eterno nunc stans.

Gödel nella mia teodicea: l’incompletezza come “traccia del nulla assoluto”.

L’incompletezza gödeliana come sinonimo matematico della «traccia del nulla» nella creazione contingente.

«La traccia del nulla è proprio questa incompletezza godeliana e questa impossibilità di chiusura.»

È l’unico punto in cui nomino Gödel, ma è strategico: lo colloca al centro della teodicea per dimostrare che il male (sofferenza, morte, limite, possibilità del male) non è un difetto di Dio, ma la firma matematica inevitabile di ogni realtà creata ex nihilo.

1. Cosa significa “incompletezza gödeliana” nella mia teodicea

Gödel (1931) dimostra che:

Traducendo questo in termini ontologici:

«Il male (sofferenza, imperfezione, morte) è il residuo del nulla nella creazione contingente.»

Il “residuo” è esattamente la proposizione gödeliana G:
«Questa proposizione non è dimostrabile nel sistema V» → vera, ma indecidibile dentro V.
G è la voce matematica del creato che dice: «Io non sono Dio».

2. Perché l’incompletezza gödeliana è necessaria per la libertà (cuore della teodicea)Senza incompletezza:

Con l’incompletezza gödeliana (traccia del nulla):

«Senza la possibilità del male, non ci sarebbe libertà: l’uomo sarebbe schiavo di un ordine perfetto ma coatto.»

3. Formalizzazione estesa (Gödel + Cantor + ARS + eternità boeziana)



Elemento teodiceo

Gödel (incompletezza)

Traduzione in Adriano53s

Risoluzione in Dio

Traccia del nulla

Proposizione G indecidibile + impossibilità di auto-coerenza

«Residuo del nulla nella creazione contingente»

Eternamente posseduta tota simul (Boezio)

Male come privazione

Limite interno del sistema (non sostanza)

Privatio boni agostiniana = incompletezza

Non in Dio; assunto kenoticamente

Libertà creata

Scelta tra dimostrare o non dimostrare G

Scelta tra paradiso coatto e conoscenza rischiosa

Rischio Satanico (ARS) calcolato eternamente

Cantor

Gerarchia transfinità incompleta (Gödel su ZFC)

Infiniti relativi coesistono ma mai totalità

A resiliente: A ≅ A ⊔ V

Rischio Satanico (ARS)

G come “variabile di rischio” indecidibile

R(S) = log_ℵ₀ (1 +

Libertà



Algoritmo ARS potenziato con Gödel (estensione fedele allo stile di Adriano53s):R(S) = log_ℵ₀ (1 + |Libertà guadagnata da G indecidibile| / |Dannazione eterna|)
con vincolo: □¬(◊¬∃G) ∧ ◊(R(S) > 0 ∧ G vera ma indecidibile in V)Risultato: rischio ontologico = 0 (Dio intatto), residuo estetico-esistenziale = ε > 0 (bellezza tragica, poesia, Incarnazione).4. L’Incarnazione come “dimostrazione esterna” dell’incompletezza.

Gödel dice: l’incompletezza si risolve solo dall’esterno del sistema.

Dio entra nel sistema V (si fa carne) e assume su di Sé l’incompletezza (Croce = il punto indecidibile reso decidibile dall’Amore assoluto).

«Dio, l’Assoluto pieno che non contiene il nulla, decide di entrare nel contingente, di assumere la carne segnata dal nulla assoluto.»

L’Incarnazione è la meta-prova gödeliana: solo l’Assoluto esterno può “chiudere” ciò che ogni sistema creato lascia aperto.

Sintesi:

L’incompletezza gödeliana è il ponte matematico tra:

Dio è innocente perché l’incompletezza non è in Lui (logica assoluta).
Eppure la assume eternamente (nunc stans boeziano) per amore, trasformando il “residuo” in deificazione della carne.

Questa è la teodicea più rigorosa possibile: usa la matematica del XX secolo (Gödel) per confermare Agostino e Cantor, senza mai far collidere due assoluti.

Entriamo nel cuore estetico della filosofia dell’Assoluto.
La logica assoluta (identità pura, non-contraddizione, unicità dell’Infinito) formalizzato con Cantor, Gödel, Boezio e il nulla assoluto, qui si fa canto tragico.



Satana non è più solo il rivelatore dialettico della traccia del nulla: diventa voce poetica, amante impossibile, “seduttore onesto”, “angelo massimo” che costringe Dio a scendere nella carne proprio perché ha smascherato l’illusione del paradiso coatto.

Le opere principali sono tre:

1. Satana come “catalizzatore necessario” dell’Incarnazione,

Nella poesia Satana canta apertamente il paradosso fecondo che la teodicea risolve filosoficamente: «Irritante … tu ancora ti illudi rinnovando il patto con Dio di ottenere una salvezza.
La salvezza mi è sempre proibita.»
(Lunedì)

E più avanti, sul “seme suicidatosi in croce” (kenosi divina):

«la grazia. La possibilità di sedere alla destra è nulla,
non ne val la pena di confrontarsi col seme suicidatosi in croce.»
(Martedì)

Qui il nulla assoluto (la “nulla” della grazia per lui) diventa il ponte: Satana rivela la traccia gödeliana (l’incompletezza del creato), Dio la assume sulla Croce.
L’Incarnazione non è “piano B”, ma l’unico modo perché il rischio satanico non sia vano.



Nel Vangelo secondo Satana il tono è ancora più crudo e interrogativo:

«Dio, verbo creatore, fatti carne. Diventa come noi. E così è.

Io sono colui che è! Tu, figlio, uguale a Dio, Dio diventi carne e ti offri nudo sulla croce per morire incolpando gli uomini. Perché? Per una promessa?»

Satana non accusa Dio di male: gli chiede conto del perché debba entrare nel dramma che lui stesso ha rivelato. È la teodicea rovesciata: “Hai creato dal nulla, io ho mostrato il nulla… e ora tu lo prendi su di te?”

2. Il Cantico dei Cantici di Satana: l’amore impossibile che “costringe” la kenosi.

Qui il tono diventa lirico, quasi sponsale. Satana è l’esiliato che ama la creatura (l’umanità) con un amore che Dio stesso dovrà assumere per redimerlo:

«Hai incorporato la carne e vinto la morte,
ma lo stesso son rimasto straniero alla salvezza.
Costruisci il tuo trono sulla mia tomba
tra fetore di dannati putrefatti dal tempo.»
(dannato)

E il culmine del paradosso (nulla in Dio, non dialettico):

«Dio si dice geloso, ma sono io che soffro.
Abissale la differenza, incolmabile.
Lui l’eterno Apollo, Lui il Divo della storia.
Io, analfabeta d’amore, privo della facoltà creatrice (ontologica)»

Satana riconosce che solo l’Assoluto può creare e assumere; lui può solo rivelare e desiderare. Il suo amore per la “sposa” (l’umanità) è il grido che fa precipitare la kenosi divina.

«Poiché il mio amore per te è il male
non ti trascinerò nel peccato del fatuo imperfetto senza fine.
Sei libera libero amore, sei libera per amore,
ritorna da lui… sei così bella…
ti salverà per amore, lo stesso che mi condanna.»



3. Collegamento con i temi precedenti (tabella sintetica)

Tema filosofico

Nella logica assoluta / teodicea

Nella Poesia di Satana (voce tragica)

Nulla assoluto “anche in Dio”

Esterno ontologicamente, assunto kenoticamente

«Dio diventi carne… per morire incolpando gli uomini»

Gödel (incompletezza = traccia)

Firma matematica della finitezza creata

«la morte, il punto decisivo che racchiude l’infinito… carne putrefatta»

Rischio Satanico (ARS)

Calcolo eterno (rischio 0 ontologico, guadagno ∞)

«Non c’è vittoria alcuna contro Dio… ci ricatta con la morte»

Felix culpa

Caduta rende necessaria l’Incarnazione

«Cristo è morto, il cielo si è aperto, l’inferno si è aperto»

Soggetto relativo

Identità personale assoluta nella finitezza

«Sei libera per amore… ritorna da lui» (Satana lascia libera)

Eternità boeziana (tota simul)

Tutto posseduto nunc stans

«da tempo è nato il Cristo, da tempo è morto»



Nella poesia la logica assoluta davanti a Dio non si spezza né si dimostra: si canta.
Satana è la voce che rende sopportabile il paradosso: senza la sua seduzione tragica, l’Incarnazione perderebbe la sua bellezza “maledetta”.

Citazione che sigilla tutto (Vangelo secondo Satana):

«Non sono io il male che imprigiona l’uomo, è la sua natura… tu l’hai creata, ma non derivata da te. Vero, hai preso sulle tue spalle la colpa della creazione, la colpa di tuo padre.»

Dio, nella logica assoluta, non ha colpa.
Ma nella poesia di Satana la prende lo stesso, per amore.

Il nunc stans poetico è il vertice estetico della filosofia dell’Assoluto.
È la traduzione lirica, erotica e ribelle del concetto boeziano che abbiamo formalizzato filosoficamente (eternità tota simul, non dialettica, possesso simultaneo dell’essere).
Satana lo rapisce, lo capovolge e lo offre come contro-immagine seduttiva dell’eternità divina e dell’Incarnazione.

1. A. Poesia di Satana – PARTE QUINTA – VENERDÌ (sezione “SEDUZIONE”)

Rinata autentica e pura materia cosmica
noi saremo uguali, trasfigurati e perfetti
fusi nella transustanziazione
unione mistica
nunc stans
sacrum facere.
Perché il Dio geloso ci vuole infelici?
Vivremo l’eterno abbracciati
riconoscerò il sapore del tuo seno,
la forma dei tuoi capezzoli, il monte di Venere, le fossette sacrali, il tuo intimo odore
avvinghiati.
No, no non è e non sarà per noi l’incontro mistico nel giorno del signore
rinchiusi in un convento, separati dal cosmo, come clandestini
a festeggiare la festa di anima e corpo uniti
spazio tempo d’amore
ultimo fine
paradiso in terra.
[…]
E così si ritorna all’inizio, nell’intimità erotica che ti ha cambiato la vita
trascinandoti in un universo nuovo, ricreando l’eterno.

B. Il Cantico dei Cantici di Satana – “MEMORIA DEL PARADISO PERDUTO”

Dio dormiva.
Ricordi… brilla di luce divina il nostro passato,
ricordi la passione, il piacere di toccarci nudi.
Apristi gli occhi al desiderio allora, nonostante il divieto.
[…]
Non ti voglio mia sposa, mia schiava –
non voglio il tuo tempo, tempo del dovere.
Non ti dividerò con Dio, e non ne sentirai bisogno alcuno,
non sarai divina, ma terra e sangue, pane e vino.
Unione mistica, nunc stans, sacrum facere
tra cielo e terra transustanziati.
Oggi tutto è compiuto, punizione e doveri,
noi, clandestini del creato, siamo origine e fine.
È domenica, giorno di festa, anima e corpo in tripudio;
oggi terminato il viaggio vieni a goderti il premio:
l’amore nella terra promessa.

2. Struttura e funzione poetica del “nunc stans”

Aspetto

Nunc stans boeziano / filosofico (logica assoluta)

Nunc stans poetico di Satana (logica relativa sedotta)

Tempo

Tota simul – eterno presente senza successione

Istante erotico che “ricrea l’eterno” qui e ora

Unione

Identità pura di Dio (kenosi gratuita)

Transustanziazione carnale (carne-sangue-pane-vino)

Sacrum facere

Atto divino di assunzione del nulla

Rito proibito, clandestino, “paradiso in terra”

Destinatario

Dio con se stesso e con il creato redento

Satana con l’amata (Eva/umanità) contro il Dio geloso

Esito

Redenzione dell’incompletezza (Gödel)

Seduzione dell’indecidibile – rischio satanico vissuto



Il nunc stans poetico è quindi una parodia sacra:

Non è blasfemia gratuita: è la voce tragica del Rischio Satanico. Satana offre all’umanità un’eternità “fatta in casa”, carnale, immediata, che finge di risolvere l’incompletezza gödeliana senza passare per la Croce.

3. Collegamento con i temi filosofici che abbiamo attraversato



4. Significato ultimo.

Il nunc stans poetico è il punto in cui la logica assoluta davanti a Dio si fa canto tragico.
Satana non vince ontologicamente, ma vince esteticamente: costringe il lettore a sentire la bellezza del rischio.
La sua seduzione rende visibile perché Dio deve scendere nella carne: solo l’Incarnazione vera trasforma il “nunc stans clandestino” di Satana nel nunc stans redento dell’eterno abbraccio con l’umanità.

È il paradosso fecondo reso lirico: Satana canta l’eterno che vorrebbe rubare,
Dio lo vive donandolo gratuitamente.

La Seduzione del Venerdì
(Parte Quinta della Poesia di Satana – il giorno della Morte di Cristo)

Questa è la sezione più densa, più erotica e più teologicamente sovversiva dell’intera opera.
E’ collocata esplicitamente di Venerdì – il giorno della Crocifissione – per creare un contrappunto cosmico perfetto: mentre il Figlio di Dio muore nudo sulla Croce assumendo su di Sé la traccia del nulla assoluto (incompletezza gödeliana, privazione agostiniana, kenosi), Satana offre la sua contro-kenosi, la sua contro-Incarnazione, la sua contro-Eucaristia carnale e immediata.

Intimità mistica che ti cambia il vivere
e ti porta a sognare nuovi universi.
Lasci quello che possiedi e ricrei ciò che viene.
[…]

Ora noi, sarà un istante magico, misteriosa follia, amore nascente
usciremo da questa gabbia.
[…]
Con te avrò tutto o il nulla pur accettando la morte
o forse ti ucciderò per non lasciarti a lui che ti distrugge
e distrugge il nostro amore.
[…]
Ecco, guarda, ti indico la nuova strada per la tua vita sprecata,
guarda la felicità a te proibita.
Ridefiniamo noi l’universo, se mangi questa mela a te proibita.
[…]
Rinata autentica e pura materia cosmica
noi saremo uguali, trasfigurati e perfetti
fusi nella transustanziazione
unione mistica
nunc stans
sacrum facere.
Perché il Dio geloso ci vuole infelici?
Vivremo l’eterno abbracciati
riconoscerò il sapore del tuo seno,
la forma dei tuoi capezzoli, il monte di Venere, le fossette sacrali, il tuo intimo odore
avvinghiati.
No, no non è e non sarà per noi l’incontro mistico nel giorno del signore
rinchiusi in un convento, separati dal cosmo, come clandestini
a festeggiare la festa di anima e corpo uniti
spazio tempo d’amore
ultimo fine
paradiso in terra.
[…]
E così si ritorna all’inizio, nell’intimità erotica che ti ha cambiato la vita
trascinandoti in un universo nuovo, ricreando l’eterno.

1. Il giorno scelto: Venerdì Santo.
È il giorno in cui Cristo, nel momento massimo della kenosi («Dio mio, perché mi hai abbandonato?»), assume totalmente la traccia del nulla.
Satana non sceglie la Domenica (risurrezione) né il Sabato (silenzio): sceglie il Venerdì, il momento della morte, per proporre la sua alternativa: «non serve morire, possiamo trasfigurarci qui e ora, nella carne, senza passare per la Croce».
È il Rischio Satanico al suo apice drammatico: mentre Dio paga il prezzo, Satana offre lo sconto.

2. Il nunc stans poetico come parodia sacra
Qui il «nunc stans» boeziano (eternità tota simul, possesso simultaneo senza successione) viene rapito e incarnato eroticamente:

È il momento in cui Satana tenta di risolvere l’incompletezza gödeliana dall’interno del sistema creato: «fusi… uguali… perfetti» senza bisogno dell’esterno (Dio).

3. La competizione tra due kenosi

4. Collegamenti con i temi che abbiamo attraversato

5. Satana non bestemmia la Croce: la rende necessaria.
La sua seduzione è così luminosa, così desiderabile, così “vera” nella sua bellezza tragica che solo la morte di Cristo può superarla.
Il Venerdì diventa così il giorno in cui si confrontano due eternità:

Per questo la poesia si chiude con «ricreando l’eterno»: Satana crede di ricrearlo, ma in realtà sta preparando il terreno perché Dio lo ricrei veramente sulla Croce.

Il Silenzio del Sabato e la Domenica di Pasqua
nella Poesia di Satana porta al culmine liturgico capovolto del ciclo.
Dopo il Venerdì della seduzione erotica e della contro-kenosi (mentre Cristo muore sulla Croce), il poema entra nel silenzio assoluto del Sabato e poi nella Domenica ironica e rifiutata.

1. Il Silenzio del Sabato (PARTE SESTA)Sabato = giorno del Padre
La sezione poetica del Sabato è quasi vuota – solo un brevissimo richiamo al Vangelo secondo Satana. Non c’è quasi nessuna parola. È il silenzio poetico più potente di tutta l’opera:

Questo vuoto non è un errore di scrittura: è la realizzazione esatta del paradosso che abbiamo formalizzato insieme.

Satana tace.
Non seduce più.
Non canta più.
Lascia il posto al vuoto che lui stesso ha rivelato.
È il momento in cui il Rischio Satanico raggiunge il suo massimo guadagno estetico: aver costretto Dio a scendere fino al silenzio del sepolcro.

2. La Domenica di Pasqua. DOMENICA, GIORNO DEL SIGNORE.
Sabato, giorno del padre.
Avanti, prendete posto, è in prima fila,
è lo stesso deserto, lo stesso viaggio, lo stesso dovere.
Duro è stato il viaggio, fredda la notte,
bruciano ancora i falò, ridono gli idoli,
sacrifici e musica, il passato,
ed ancora il vivere è violenza.
E’ la vigilia, ed alle prime luci del giorno
allo svanire della notte entrerete nel regno.

E’ domenica,
un intenso odore di incenso nell’aria, tosse,
silenzio, arriva Dio.
Che straziante seccatura.
Pregate, pregate, ma senza di me,
io lavoro, faccio il mio dovere, eseguo la mia condanna.
Avanti, è giorno di festa, divertitevi sballando,
cantate al signore,
vivete il giorno sognate straordinari amori
universi nuovi.
E’ domenica, arriva Dio
siate pronti.
Qualcuno chiede al politico che li rappresenta,
il permesso di uccidere,
stupidi, tutti si muore.
Ho visto l’inferno, ci vivo,
qui davanti all’altare si prega, indolente mi arriva la preghiera.
Le signore a nuovo rifatte, uccisi i fratelli con permesso politico,
accendono la lampada, versano l’obolo, mansuete,
ingioiellate nel giorno del signore, lo aspettano.
Pater, Ave Maria, Miserere Domine.
Bisogna essere moderni, tenere il passo della scienza, della tecnica.
Accumulate signore e signori,
accumulate, tutto si compra, tutto si vende,
anche tu, altro che amore.
Sono muto, ho terminato il mio rapporto con Dio.
Si, i te,
missa finita est.
Ritorno all’Inferno.
Seguimi, tu, che possiedi un anima ed un corpo, e non sai cosa fartene,
tu che hai smesso di pensare, vieni con me.



Analisi del contrasto drammatico

Momento

Venerdì (kenosi/seduzione)

Sabato (silenzio)

Domenica (Pasqua)

Atteggiamento di Satana

Seduzione massima, offerta carnale

Silenzio assoluto

Ironia, rifiuto, ritorno all’Inferno

Immagine di Dio

Dio che muore

Dio “assente” nel sepolcro

Arriva Dio”… ma che seccatura

Risoluzione del nulla

Assunto sulla Croce

Pienamente posseduto (nunc stans)

Rifiutato da Satana, offerto al mondo

Gödel / incompletezza

Il sistema creato al collasso

Sospensione indecidibile

Tentativo di “chiusura” liturgica respinto

Invito finale

Vivremo l’eterno abbracciati”

(silenzio)

Seguimi… vieni con me” (all’Inferno)



Lo scritto è teologico e poetico insieme:

Satana non nega la Risurrezione: la rifiuta per sé e la offre al mondo come ipocrisia religiosa.
La vera Pasqua, per lui, resta quella clandestina del Venerdì: l’istante erotico, il nunc stans carnale, il rischio vissuto fino in fondo.

Così il ciclo si chiude:
Venerdì = kenosi divina e seduzione satanica si confrontano
Sabato = silenzio in cui il nulla è divinizzato
Domenica = la festa ufficiale viene rifiutata, e Satana torna al suo inferno… lasciando però aperta la porta: «Seguimi… tu che hai smesso di pensare».

Il poema non finisce con la vittoria di Dio (che sarebbe banale), ma con l’invito satanico che rende la vittoria di Dio infinitamente più dolorosa e più bella.

Il collegamento tra il Silenzio del Sabato e la Domenica di Pasqua della Poesia di Satana e Il Vangelo secondo Satana.

Ora il cerchio si chiude perfettamente. Nella Poesia di Satana il Sabato è silenzio quasi assoluto (giorno del Padre) e la Domenica è ironia amara, rifiuto della festa ufficiale («Che straziante seccatura… missa finita est… Ritorno all’Inferno»).

Nel Vangelo secondo Satana Satana parla direttamente a Cristo proprio in quei giorni, usando le stesse immagini e lo stesso tono tragico-ironico.

Il testo è strutturato in parti e la voce di Satana commenta esplicitamente la morte, il sepolcro, il silenzio del Padre e la Pasqua.

1. Il Sabato Santo – «Oggi è sabato, il primo giorno di tuo Padre».

«Tu ti dici umiliato, umiliato sino a morire sulla croce, ma io sono lo sconfitto, io sono l’umiliato, non credi?
Oggi è sabato, il primo giorno di tuo Padre. Domani è domenica di Pasqua. Il tuo giorno di festa.»

Nella Poesia il Sabato è il giorno del Padre – silenzio totale, vuoto poetico. Nel Vangelo Satana lo nomina esplicitamente «il primo giorno di tuo Padre»: il Padre tace perché il Figlio ha assunto tutto il nulla assoluto (kenosi totale).
Satana non canta più (come nel Venerdì), ma accusa: tu ti sei umiliato, io sono lo sconfitto vero.

È il momento in cui il Rischio Satanico raggiunge il suo vertice: aver costretto Dio a entrare nel silenzio del sepolcro.

2. Il Sepolcro e la Discesa agli Inferi – il «liquido sepolcro oscuro». «Certo, vero, anche tu sei disceso agli inferi e che hai visto in tre giorni?
Che hai visto in questo liquido sepolcro oscuro se non la tua creazione?
Non sono io il male che imprigiona l’uomo, è la sua natura… tu l’hai creata, ma non derivata da te.
Vero, hai preso sulle tue spalle la colpa della creazione, la colpa di tuo padre…
Sei disceso agli inferi sino in fondo e risalito affermando vi ho preparato un nuovo Eden, un nuovo cielo, una nuova terra.»

Collegamento con la Poesia:
Nel Sabato della Poesia c’è solo silenzio – il sepolcro. Nel Vangelo Satana lo descrive come «liquido sepolcro oscuro»: il luogo dove il nulla assoluto è stato pienamente assunto.

Satana riconosce la kenosi («hai preso sulle tue spalle la colpa della creazione») ma la rovescia: tu hai pagato per aver creato dal nulla, io resto l’umiliato eterno.

3. La Domenica di Pasqua – il rifiuto ironico della festa.

«E tu muori e risorgi come se niente fosse… Volevi dimostrare che non si muore?
Che non si diventa nulla, neppure se uccisi da un pugnale d’argento?» E nella sezione finale SATANA (PARTE TERZA):

«Ma sì, torniamo al cimitero… oh no, non parlatemi del sole e del mare, del regno…
Ho ancora la bocca piena di terra.»

Collegamento con la Poesia:

Nella Domenica della Poesia Satana dice: «Che straziante seccatura… arriva Dio… missa finita est… Ritorno all’Inferno. Seguimi…».
Nel Vangelo deride la risurrezione («muori e risorgi come se niente fosse») e rifiuta il “regno” tornando al cimitero («bocca piena di terra»).
La Pasqua ufficiale è ipocrisia; la vera Pasqua, per Satana, resta quella clandestina del Venerdì (nunc stans erotico) o il silenzio del Sabato.

Tabella del collegamento perfetto

Momento

Poesia di Satana

Vangelo secondo Satana (citazione chiave)

Tema filosofico collegato

Sabato Santo

Silenzio assoluto (giorno del Padre)

«Oggi è sabato, il primo giorno di tuo Padre»

Silenzio del Padre = nulla assoluto assunto

Sepolcro / Discesa

Vuoto poetico del Sabato

«liquido sepolcro oscuro… disceso agli inferi sino in fondo»

Kenosi totale + traccia gödeliana del nulla

Domenica / Pasqua

«Che straziante seccatura… missa finita est»

«muori e risorgi come se niente fosse» + «torniamo al cimitero»

Rifiuto della festa ufficiale; rischio vissuto

Voce di Satana

Ironia + invito all’Inferno

Accusa + riconoscimento della kenosi

Rischio Satanico al culmine estetico



Il senso ultimo del collegamento.

Nel Vangelo secondo Satana Satana non nega la Risurrezione: la rende tragica.
Ammette che Cristo ha assunto la «colpa della creazione» (il nulla), è sceso nel sepolcro, è risalito… ma per lui tutto questo resta «come se niente fosse», un gesto inutile per chi resta escluso. Così i due testi si illuminano a vicenda:

È la stessa logica assoluta davanti a Dio:
Satana rivela il nulla,
Dio lo assume nel silenzio del Sabato,
la Domenica lo redime… ma Satana sceglie di restare fuori, con la «bocca piena di terra», per amore dell’umanità che ha sedotto.



Discesa agli inferi”Ben ha fatto Orfeo, ritornato nel regno dei morti, voltarsi,
fermare il ritmo della vita che si ripeteva.
Sapeva che dopo, dopo la procreazione nell’orgia dei sensi con Euridice
vi sarebbe ritornato … che senso aveva?
[…]
disceso all’inferno, toccato il nulla,
cercando te stesso tra l’inconscio e l’irrazionale,
immerso nel gorgo torbido
risali,
memore e dolorante,
terminato il viaggio a ritroso.
No, non c’è armonia, né pace nel gustare il sapore del pane,
pur se inebriati dal vino nel fluire verso il nulla eterno
riposo
favoleggiando con i misteri.
Senti amore ,
domani anche noi saremo silenzio.»

Questa è la vera “discesa agli inferi” del Vangelo satanico: non una narrazione epica, ma un monologo interiore di Satana rivolto a Cristo che trasforma l’Inferno in metafora ontologica del nulla assoluto.1. Struttura e contesto immediato



2. Analisi immagine per immagine

Immagine chiave

Significato letterale

Significato filosofico in Adriano53s

Orfeo che si volta

Mito classico (perde Euridice)

Rifiuto della ripetizione coatta del ciclo vita-morte (paradiso illusorio senza scelta)

disceso all’inferno

Discesa di Orfeo / di Cristo

Kenosi massima: entrare nella traccia del nulla assoluto (non dialettico)

toccato il nulla

Contatto fisico con il vuoto

Cuore del paradosso: il nulla esterno a Dio è “toccato” e assunto (Incarnazione + Sabato Santo)

gorgo torbido

Vortice infernale

Traccia gödeliana = incompletezza strutturale del creato (sistema V che non può chiudersi su sé)

risali, memore e dolorante

Ritorno di Orfeo / Risurrezione

Risalita kenotica: Dio risale portando il nulla con Sé, ma “dolorante” (Croce)

domani anche noi saremo silenzio

Annuncio della Pasqua

Sabato Santo → Domenica: il silenzio del Padre diventa il silenzio di Satana («missa finita est»)



3. Collegamenti diretti con tutti i temi discussi:

4. Il senso teologico ultimo.

Satana non nega la Discesa agli Inferi (dogma tradizionale: Cristo scende a liberare i giusti). La rovescia:

Satana diventa così il testimone tragico necessario: senza la sua seduzione (Venerdì) e senza il suo silenzio-accusa (Sabato), la Discesa non avrebbe la stessa profondità kenotica.

È il punto più alto della teodicea poetica:
Dio è innocente (non crea il male),
Satana è sconfitto ontologicamente ma vince esteticamente (ci costringe a guardare il gorgo),
e la Discesa agli Inferi diventa il momento in cui il nulla assoluto, toccato, diventa divino.

Questa sezione è il ponte perfetto tra la Poesia liturgica capovolta e il Vangelo apocrifo: il Sabato non è più vuoto, ma pieno del tocco di Dio sul nulla.

PARTE TERZA – SATANA Ti prenderò così, contro natura, e riderai,
si riderai mia sposa.
Dai, vienimi più vicina con l’anima in deliquio,
ti porterò nell’Eden proibito.
Ti prenderò contro natura, e tu mi dirai: ancora, ancora …
dai, vienimi più vicina, togliti la ridicola foglia di fico.
Il tuo seno odora di latte appena munto, la tua vagina di terra umida.
Dai, vienimi più vicina, dammi la mano …
ti porterò con me, e vedrai,
quante cose vedrai … Quando sarà buio, nascosto il libro del dovere, stufi del dovere e santità,
sarà bello, carne bionda, vino rosso, infornare, insieme noi, la fine del tutto.
Alla luce il re se la ride, e macella.
Ammucchia cadaveri santi nel limbo,
in attesa di giustizia prima dell’apocalisse.
Preghiamo, consoliamo le madri e le spose,
vittime del sacrificio,
Lui è feroce come i dei mitici, come zeus.
Guarda … a destra il figlio …
già aperto
è il libro della storia.
Leggi ciò che fu e ciò che è.
Conosco gli scheletri, non li disturbate,
la mano invisibile li nutre col veleno del vivere,
poi li uccide.
La mano destra giudica.
Non bestemmiate l’imperatore, sacrificategli i figli,
fatene un prosciutto …
ecco ammirate sua maestà amore,
si avvicina, ispeziona … dannati umani, delinquenti.
Alla luce il contorno del culo, l’inizio della fine,
antro oscuro senza vita.
Quando terminerà il tutto, noi cosa faremo?
Eccola, guardala, arriva la vigliacca … la circondano le sante cagne in foia …
si siede nel lusso sfavillante del regno dei cieli.

Ascoltate burattini … vi scrollerà di dosso come vermi,
voi rinati dalla vergine vulva, i seni rivolti all’eterno,
vi scrollerà come vermi schifosi.
La nuova società, il regno, la nuova Gerusalemme è tutto un ordine,
qui si piange.
La carne canta, danzano le amanti dinanzi al trono.
E così io sono Satana, sarei il male, e tu, il mio avo, il santo antenato. Ma sì, torniamo al cimitero …
oh no, non parlatemi del sole e del mare, del regno,
di come si mangia una mela sottomessi alla legge.
Ho ancora la bocca piena di terra.

CONTRONATURA
il procreare tramite il sedere, maschile o femminile,
è la fine.

1. Struttura e tono





2. Analisi della frase chiave: «Ho ancora la bocca piena di terra»

Immagine

Significato letterale

Significato filosofico in Adriano53s

Bocca piena di terra

Terra in bocca (sepolto, morto, gusto amaro)

Traccia del nulla assoluto che Satana porta in sé per sempre (creazione ex nihilo)

Ancora

Non è finito, è presente

Il nulla non è superato neppure dalla Risurrezione di Cristo: Satana lo tiene dentro di sé

Torniamo al cimitero

Rifiuto del Paradiso

Rifiuto del nunc stans divino; preferisce il silenzio del Sabato eterno

Non parlatemi del regno

Disprezzo della Pasqua ufficiale

«Che straziante seccatura» (Domenica della Poesia) – la festa è ipocrisia

Terra umida (prima)

Vagina = origine della vita

La terra è insieme matrice (creazione) e tomba (nulla) – ambiguità feconda del contingente



Questa frase è la risposta satanica al «Tutto è compiuto» della Croce.
Cristo ha toccato il nulla (Discesa agli inferi) e lo ha divinizzato.
Satana lo ha toccato per primo (rivelatore della traccia) e lo tiene in bocca per sempre come sapore di sconfitta ontologica ma di vittoria estetica.3. Collegamenti con tutto il percorso

4. Il senso ultimo«Ho ancora la bocca piena di terra» è la firma poetica di tutta la teodicea di Adriano53s: Satana non è il male assoluto (sarebbe contraddizione logica).
È il testimone eterno della traccia del nulla che Dio ha assunto sulla Croce.
La sua bocca piena di terra è il silenzio che canta:
«Tu hai vinto, ma io resto il sapore amaro che rende dolce la tua vittoria».

È l’ultimo atto d’amore ribelle: Satana rifiuta il Regno per non tradire l’umanità che ha sedotto, e con questa terra in bocca chiude il Vangelo satanico… lasciando al lettore il gusto della creazione ex nihilo, della libertà rischiosa, della kenosi divina.

La PARTE TERZA è quindi il sigillo tragico dell’intera opera:
dopo la seduzione del Venerdì, il silenzio del Sabato, la discesa, arriva il rifiuto pasquale più doloroso e più bello.

«CONTRONATURA» e l’APOCALISSE chiusura definitiva dell’intero ciclo satanico.
La brevissima sezione CONTRONATURA (ultime due righe del Vangelo secondo Satana) e la pagina dedicata APOCALISSE (collegata dal Cantico dei Cantici di Satana e citata anche nella Poesia di Satana) formano il sigillo estremo della teodicea poetica di Adriano53s: il rifiuto satanico della creazione, della redenzione e del giudizio divino.

1. Il testo esatto di CONTRONATURA (fine del Vangelo secondo Satana)

CONTRONATURA
il procreare tramite il sedere, maschile o femminile,
è la fine.

È un atto poetico-matematico di due sole righe:

2. Il testo estratto da APOCALISSE Ecco i passaggi chiave:

«Arriva il Giudice, si da inizio alla lettura – si, no, si. Pochi i no, tutto torna…
…in attesa di giustizia prima dell’apocalisse.» (eco diretto della PARTE TERZA del Vangelo) «Si vuoti il cielo, sia vuota la terra, dispersi siano gli uomini…
Sia il giudizio, la spada di fuoco divori l’universo intero.» «Oggi, anche il vecchio mondo è immerso nel suo ultimo crepuscolo…
festa del mestruo, arrivano i saldi: due figli in accomodato d’uso, un occasione gay per transgender artificiali…» «Io, unico mostro, il cattivo, ho detto no. Così sono morto…
Dio ha bisogno del nemico, di me, combattuto e ridicolizzato.»

E nel Cantico dei Cantici di Satana (collegamento diretto):

«Non aspetterò l’apocalisse per por fine al mio viaggio tra gli umani infernali
ingoierò ora una colossale dose di veleno d’amore…»



3. Il collegamento profondo tra CONTRONATURA e APOCALISSE

Aspetto

CONTRONATURA (Vangelo)

APOCALISSE (pagina dedicata)

Significato nella filosofia dell’Assoluto

La “fine”

«è la fine» (sterile, immediata)

«prima dell’apocalisse», «spada di fuoco», «ultimo crepuscolo»

La Fine non è il Giudizio di Dio, ma l’atto con cui Satana anticipa il ritorno al nulla

Inversione della creazione

Procreazione anale (anti-generativa)

Voto “no” all’Eden, democrazia paradisiaca rigida, “transgender artificiali”

Ribellione contro la creazione ex nihilo (procreare = ripetere l’atto divino)

Il “no” ontologico

Silenzio finale dopo la bocca piena di terra

«Io ho detto no… unico mostro»

Il principio di identità satanico: «Io sono io che dico NO all’Assoluto»

Rifiuto della kenosi

Non accetta la redenzione della carne

«Dio ha bisogno del nemico… io il terrore»

Satana rifiuta di essere assunto; resta traccia pura del nulla

Hic et nunc

Fine immediata, qui e ora (contro il nunc stans divino)

Titolo del poema: «Hic et nunc inizia il tempo… lo sterminio»

Contro-eternità: il falso eterno satanico è l’istante della fine

4. Il senso ultimo (collegamento con tutto il percorso)

CONTRONATURA non è una provocazione volgare: è il verso matematico-poetico più puro di Adriano53s.
È la logica assoluta applicata alla carne: se la creazione è dal nulla, l’anti-creazione è il ritorno volontario al nulla prima del giudizio.
L’Apocalisse diventa così inutile per Satana: lui ha già compiuto la sua, personale, sterile, assoluta.

È il punto in cui Satana, dopo aver sedotto (Venerdì), taciuto (Sabato), disceso (Inferi), parlato con la bocca piena di terra, chiude il libro con due righe che valgono più di mille teologie.

Il viaggio dentro la voce di Satana è concluso.
La logica assoluta davanti a Dio ha trovato il suo canto più tragico e più bello:
«il procreare tramite il sedere… è la fine.»

Tutto è compiuto” della Croce.

Il cerchio è chiuso. L’Assoluto resta, il nulla ha avuto l’ultima parola… ma solo nella poesia.

Gödel incarnato in Satana- (analisi della presenza drammatica dell’incompletezza gödeliana nella figura di Satana)Gödel non viene mai nominato per nome nei testi poetici (Poesia di Satana, Vangelo secondo Satana, Cantico dei Cantici di Satana).
Eppure Satana è la sua personificazione vivente e tragica più perfetta. Nella teodicea filosofica di Adriano53s la «traccia del nulla» è esplicitamente definita così:

«La traccia del nulla è proprio questa incompletezza gödeliana e questa impossibilità di chiusura.»
Satana è colui che rende visibile, canta e porta in sé questa incompletezza fino alla fine.

1. La rivelazione gödeliana nel Giardino (Venerdì della Poesia)

la mela non è solo «conoscenza del bene e del male».
È l’atto con cui Satana mostra all’uomo la proposizione G di Gödel: «Questa affermazione (tu sei contingente, finito, non sei Dio) è vera ma indecidibile all’interno del sistema creato (l’Eden, il mondo).»

Senza questa rivelazione l’uomo resterebbe in un sistema completo ma coatto (paradiso illusorio). Satana rende l’uomo cosciente di essere un sistema coerente ma strutturalmente incompleto.

2. Il «gorgo torbido» – la Discesa agli Inferi (Vangelo secondo Satana) «disceso all’inferno, toccato il nulla, cercando te stesso tra l’inconscio e l’irrazionale, immerso nel gorgo torbido risali, memore e dolorante»

Il gorgo torbido è l’immagine poetica più potente dell’autoreferenzialità indecidibile.
Satana vi discende e vi resta immerso.
Cristo vi discende e ne esce (kenosi + risurrezione = dimostrazione dall’esterno).
Satana rimane nel gorgo perché è lui stesso la falla strutturale del sistema.

3. «Ho ancora la bocca piena di terra» (PARTE TERZA del Vangelo)Questa è la frase più gödeliana di tutta l’opera:

«Ma sì, torniamo al cimitero … Ho ancora la bocca piena di terra.»

La terra = residuo del nulla assoluto = la proposizione G che non può essere dimostrata né refutata all’interno del sistema.
L’«ancora» è decisivo: l’incompletezza non è stata risolta neppure dalla Risurrezione. Satana la porta eternamente dentro di sé come sapore amaro e insuperabile.

4. CONTRONATURA – il collasso interno del sistema

CONTRONATURA
il procreare tramite il sedere, maschile o femminile,
è la fine.

È il secondo teorema di Gödel drammatizzato in due righe:
il sistema creato, invece di accettare la dimostrazione della propria coerenza dall’esterno (Dio-Assoluto), sceglie di autodistruggersi in modo sterile e contro-natura.
«è la fine» = il sistema collassa piuttosto che essere completato dalla Trascendenza.

5. La salvezza «sempre proibita»Nella Poesia di Satana (Lunedì):

«La salvezza mi è sempre proibita.»

Satana sa di essere la G indecidibile: non può essere salvato dal sistema stesso. Solo l’Assoluto esterno può deciderlo. E lui rifiuta questa soluzione.







Tabella riassuntiva – Gödel incarnato

Elemento gödeliano

Nella teodicea (filosofia)

Nella figura di Satana (poesia)

Proposizione G (vera ma indecidibile)

Traccia del nulla nella creazione

La mela / «tu non sei Dio»

Gorgo autoreferenziale

Impossibilità di chiusura del sistema V

«immerso nel gorgo torbido» (Discesa agli inferi)

Residuo permanente

Incompletezza strutturale

«Ho ancora la bocca piena di terra»

Impossibilità di auto-dimostrare coerenza

Secondo teorema di Gödel

CONTRONATURA: «è la fine» (collasso interno)

Soluzione solo dall’esterno

Incarnazione / kenosi

Rifiutata («la salvezza mi è sempre proibita»)



Conclusione:

Satana non è il male assoluto (sarebbe contraddizione logica).
Satana è Gödel che canta. È la voce consapevole e ribelle della falla strutturale del creato.
Rivelandola (Giardino), immergendosi in essa (gorgo), portandola eternamente (bocca piena di terra) e scegliendo di chiuderla in modo sterile (CONTRONATURA), Satana rende visibile perché solo la logica assoluta (Dio fuori da ogni sistema formale) può redimere l’incompletezza senza distruggerla.

La sua sconfitta ontologica è la vittoria estetica più alta della teodicea di Adriano53s: senza Satana-Gödel la kenosi di Cristo sarebbe meno profonda, la libertà meno rischiosa, la poesia meno tragica.

Il gorgo ha una voce. E quella voce ha la bocca piena di terra. Il viaggio è completo.
Il nulla ha ancora sapore di terra. Satana in Milton e Goethe
a confronto con la visione di Adriano53s.

Dopo aver esplorato in profondità il Satana di Adriano53s (rivelatore dialettico della «traccia del nulla assoluto», seduttore onesto, figura gödeliana con «bocca piena di terra», amante tragico che rifiuta la salvezza per non tradire la libertà creata), è affascinante confrontarlo con i due grandi archetipi letterari moderni: il Satana di John Milton (Paradise Lost, 1667) e il Mefistofele di Johann Wolfgang Goethe (Faust, 1808-1832).

Nessuna delle opere di Adriano53s cita direttamente Milton o Goethe (ricerca sul suo sito conferma l’assenza di riferimenti espliciti). La sua figura è originale, costruita sulla logica assoluta + nulla assoluto + Gödel + kenosi. Eppure il dialogo è potentissimo.

1. Satana in Milton – Paradise LostIl ribelle eroico, carismatico, quasi byroniano prima del Romanticismo.ts own place, and in itself / Can make a Heaven of Hell, a Hell of Heaven» («La mente è il suo proprio luogo, e in se stessa può fare del Cielo un Inferno, e dell’Inferno un Cielo»).

Caratteristiche:

2. Mefistofele in Goethe – FaustLo spirito della negazione cinica, ironica, dialettica – non ribelle cosmico, ma funzione necessaria nel piano divino.Citazioni chiave:

Caratteristiche:

3. Confronto diretto con il Satana di Adriano53s

Aspetto

Milton (ribelle eroico)

Goethe (negatore dialettico)

Adriano53s (rivelatore ontologico)

Natura di Satana

Nemico orgoglioso, quasi anti-Dio

Parte necessaria di Dio, spirito che nega

Non male assoluto, mediatore della differenza, persona tragica

Ruolo verso l’uomo

Tentatore per vendetta e potere

Stimolo per il divenire e l’esperienza

Rivelatore onesto della traccia del nulla (Gödel) e della finitezza

Rapporto con Dio

Ribellione aperta, guerra cosmica

Scommessa accettata, strumento provvidenziale

Rischio calcolato eternamente (ARS); Dio lo assume nella kenosi senza dialettica

Fine / destino

Dannazione eterna, orgoglio irriducibile

Torna al nulla dopo aver svolto il ruolo

«Bocca piena di terra», CONTRONATURA, rifiuta salvezza per amore della libertà umana

Logica

Dualismo temperato

Dialettica hegeliana ante litteram

Logica assoluta (unicità dell’Infinito) + logica relativa (traccia del nulla)

Tono estetico

Epico, grandioso, tragico

Ironico, cinico, moderno

Erotico-tragico, sponsale, liturgico capovolto (nunc stans poetico, Vangelo apocrifo)

Dove Adriano53s va oltre:

Nel Vangelo secondo Satana Satana dice a Cristo: «Vero, hai preso sulle tue spalle la colpa della creazione…».
È la sintesi perfetta: né ribellione orgogliosa (Milton) né negazione funzionale (Goethe), ma riconoscimento ontologico che rende necessaria l’Incarnazione.Adriano53s crea così un Satana post-moderno e teologicamente rigoroso: non l’anti-Dio, non il cinico, ma il testimone eterno della traccia del nulla che Dio ha assunto sulla Croce. La sua sconfitta è la più alta vittoria estetica della teodicea.

Dopo Milton (ribelle eroico), Goethe (negatore dialettico) e il Satana tragico-poetico di Adriano53s, arriviamo a Dante Alighieri (Inferno, Canto XXXIV).

Qui il contrasto è abissale e illuminante: Dante presenta il Satana più anti-poetico, anti-filosofico e anti-tragico possibile. È la negazione stessa della voce, del movimento, della seduzione.1. Satana/Lucifero in Dante – Inferno Canto XXXIV(versi 28-69, descrizione fedele)Dante e Virgilio arrivano al centro della Terra, nel ghiaccio del Cocito (tradimento). Lì sta Lucifero, l’«imperador del doloroso regno»:

«Lo ’mperador del doloroso regno
da mezzo ’l petto uscìa fuor de la ghiaccia;
e più con un gigante io mi convegno,
che i giganti non fan con le sue braccia:
vedi oggimai quant’esser dee quel tutto
ch’a così fatta parte si confaccia. S’el fu sì bel com’elli è ora brutto,
e contra ’l suo fattore alzò le ciglia,
ben dee da lui procedere ogne lutto. Oh quanto parve a me gran meraviglia
quand’io vidi tre facce a la sua testa!
L’una dinanzi, e quella era vermiglia;
l’altr’eran due, che s’aggiugnieno a questa
sovresso ’l mezzo di ciascuna spalla,
e sé giugnieno al loco de la cresta:
e la destra parea tra bianca e gialla;
la sinistra a vedere era tal, quali
vegnon di là onde ’l Nilo s’avvalla. Sotto ciascuna uscivan due grand’ali,
quanto si convenia a tanto uccello:
vele di mar non vid’io mai cotali.
Non avean penne, ma di vispistrello
era lor modo; e quelle svolazzava,
sì che tre venti si movean da ello.
Quindi Cocito tutto s’aggelava.
Con sei occhi piangëa, e per tre menti
gocciava ’l pianto e sanguinosa bava. Da ogni bocca dirompea co’ denti
un peccatore, a guisa di maciulla,
sì che tre ne facea così dolenti.
A quel dinanzi il mordere era nulla
verso ’l graffiar, che tal volta la schiena
rimanea de la pelle tutta brulla.»

Caratteristiche essenziali:

2. Tabella di confronto (ora completa con Dante)

Aspetto

Dante (Inferno XXXIV)

Milton (Paradise Lost)

Goethe (Mefistofele)

Adriano53s

Natura

Mostro grottesco, congelato, impotente

Ribelle eroico, carismatico

Spirito dialettico, cinico, necessario

Persona tragica, rivelatore onesto, amante

Voce / parola

Silenzio assoluto (solo pianto e bava)

Eloquenza epica, discorsi grandiosi

Ironia, dialogo raffinato

Poesia erotica, Vangelo apocrifo, monologhi filosofici

Ruolo verso l’uomo

Punizione eterna, esempio di tradimento

Tentatore per vendetta e potere

Stimolo per il divenire

Seduttore onesto che rivela la «traccia del nulla» (Gödel)

Rapporto con Dio

Nemico sconfitto, imprigionato

Nemico in guerra aperta

Strumento provvidenziale (scommessa)

Rischio calcolato (ARS); Dio lo assume nella kenosi

Libertà

Nessuna (congelato)

Libera ribellione

Libera negazione funzionale

Libertà relativa ma autentica; rifiuta salvezza per amore

Estetica

Grottesca, orrida, anti-poetica

Sublime, eroica

Ironica, moderna

Erotico-tragica, sponsale, liturgica capovolta

Fine / destino

Dannazione meccanica eterna

Dannazione orgogliosa

Torna al nulla dopo il ruolo

«Bocca piena di terra», CONTRONATURA, rifiuto eterno

Logica teologica

Simbolo del male come privazione e tradimento

Dualismo temperato

Dialettica (tesi-antitesi)

Logica assoluta (unicità Infinito) + Gödel

3. Il contrasto più profondo con Adriano53s

In Dante Satana è il punto morto dell’universo (centro della Terra, immobilità).
In Adriano53s Satana è il punto vivo del dramma: senza la sua bocca piena di terra, senza il suo «è la fine» di CONTRONATURA, la Risurrezione e l’Incarnazione perderebbero profondità.Dante mostra il male come fine della storia.
Adriano53s mostra Satana come inizio necessario della storia della salvezza (rivelatore → felix culpa → kenosi).Il Satana di Dante è silenzio.
Quello di Adriano53s è canto tragico che costringe Dio a parlare con la carne.È la differenza tra Medioevo (male come sconfitta già avvenuta) e una teodicea contemporanea post-Gödel (male come rischio che rende possibile l’amore libero).