argentina, globalizzazione e italia di berlusconi
L'altra guerra, la guerra economica, come scritto precedentemente, continua a mietere le sue vittime, senza che nessuna nazione decida di bombardare intelligentemente per alleviare le sofferenze.
Pur sapendo che investendo in Argentina una cifra equivalente a quella impegnata in Afganistan, avrebbe evitato disperazione e morti non si sono mossi. Ma si sa: in economia la morte di un concorrente fa la gioia del vincitore.
Guai, inoltre, per il liberismo economico ammettere la sua inadeguatezza nel dirigere la storia della società umana.
Berlusconi, incurante di tutto, prosegue per la sua strada di riformatore ottocentesco della società italiana, fingendo un dialogo inutile (avendo in realtà già deciso). Non contento del potere, già in suo possesso, di condizionare il parlamento, pensa ad un futuro di presidente con pieni poteri. ( Fascismo o nuova monarchia?).
Tra le leggi in via di promulgazione il furto della liquidazione e delle fondazioni per finanziare la privatizzazione depauperando la nazione italiana a favore di qualche nuovo potere amico: un doppio furto.
Mentre aumentano gli Working poors (i lavoratori poveri), i comuni, per voce di Dominici, presidente ANCI (associazione comune italiani), lamenta la diminuzione dei fondi statali e regionali con la conseguente necessità aumentare la tassazione comunale o di ridurre e far pagare i servizi.
Mentre aumentano quelli che rimangono poveri pur lavorando o avendo lavorato da una vita, si assiste alla privatizzazione della scuola, della sanità, del sistema pensionistico e di molti altri servizi che avevano permesso alla popolazione italiana di vivere pur in presenza di bassi stipendi. E, come lamentano i Comuni, persino i fondi statali per garantire il minimo decente a chi si ritrova nei poveri è insufficiente.
Serve ancora dire altro?
21/12/01 il clown