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Il mito di Narciso  questa pagina in formato formato word

           il mito di narciso originale

ovidio: le metamorfosi

amore e conoscenza:  perché amare, come amare.


Significativi per quanto riguarda il tema dell'amore e della conoscenza,

sono il mito di Narciso ed il mito di Orfeo e Euridinice.

Nel mito di Orfeo e Euridinice è descritta la ricerca del conoscere l'altro come persona,

nel mito di Narciso è descritta la conseguenza della perdita dell'altro come natura,

avvenuta con la sparizione del mondo mitico degli dei, che tutto spiegava.

Il mito di Narciso: la situazione esistenziale dell'uomo.

Il mito racconta la vicenda di Narciso, splendido fanciullo che ama soltanto se stesso,

dalla nascita fino alla trasformazione-metamorfosi in fiore, al ritorno alla natura, alla madre.

E' il ciclo mitico della nascita e della morte.

Descrive il rapporto di Narciso con Eco, la sua eccessiva superbia nel rifiutare l'amore ricevuto,

nel mostrarsi talmente sdegnoso nei confronti di quanti gli esprimono amore, tanto da invitarli a suicidarsi.

In cuor suo disprezza le altre persone, non ritenendole abbastanza belle e sagaci per rimanere al suo fianco,

Narciso invierà una spada ad Aminia (uno dei giovinetti che lo amano), con l’invito ad usarla, per uccidersi.

La filosofia nascente si rapporta alle cose per conoscerne l'intimo ed immutabile essere,

e rifiuta il corpo reale, ed insegna a fare a meno del reale perché è solo illusione effimera, lo uccide.

La colpa di avere indotto Aminia al suicidio sarà pagata da Narciso, con la morte,

per l’impossibilità di realizzare l'amore per la propria immagine riflessa.

Un giorno si addentra nel bosco, per bere alla sorgente chiamata Liriope. Chinandosi sull’acqua,

vide se stesso immagine riflessa e se ne innamora a tal punto da morire annegato nel tentativo di baciarla.

Alcuni credendola una storia irrazionale hanno aggiunto che, Narciso, avesse una sorella gemella

a lui somigliantissima, morta giovane e della quale si era perdutamente innamorato,

e che fosse la sorella che rivedeva nell'immagine riflessa dello specchio d'acqua...

si sarebbe quindi innamorato consapevolmente della propria immagine perché testimonianza-ricordo

della sorella amata e perduta.

Confusione o chiarimento questa aggiunta? Natura come sorella dell'uomo? Critica alla caverna di Platone?

Menzogna del sapere della caverna? Confutazione del ritrovare l’altra metà, come insegnato da Platone?

Critica alla filosofia dell'essere?

Dopotutto l'uno, la totalità, si può ottenere dall'unione di due meta, o dalla fusione di due unità,

o già lo stesso due è un'altra unità? Si sa che dalla divisione dell'unità, si può ottenere il due,

così come dalla somma di due unità... è elementare, ma la parola contiene quello che dice?

Qual'è la strada della conoscenza?

Tiresia: il problema della conoscenza.

Altro personaggio chiave del mito di Narciso è Tiresia, del quale si dice che abbia vissuto per sette anni

come femmina, prima di trasformarsi nuovamente in maschio.

Per questa sua esperienza, Zeus ed Era gli chiesero di stabilire chi fra il maschio e la femmina,

tra l'uomo e la donna, godesse di più nei giochi erotici, per risolvere la controversia sorta tra loro.

Tiresia dette ragione a Zeus, ed Era, adirata, lo privò della vista.

Tiresia cieco fu compensato da Zeus con il dono di conoscere il futuro.

Indovino cieco-veggente, privato della vista delle cose immediate, vicine, prossime, sensibili,

e provvisto della vista delle cose che riguardano il futuro. Tiresia il cieco, impersonifica il filosofo veggente.

Non più la mitica o divina conoscenza che tutto spiegava con l'accadere e le cose,

ma la conoscenza concettuale, la conoscenza derivata dall'esperienza, dai dialoghi, dai numeri, dal logos.

A Tiresia si rivolge la ninfa Liriope, violentata da Cefiso nel mettere alla luce Narciso,

l'uomo nuovo che non crede ai miti, ma al logos... Gli domanda se il figlio godrà di una lunga vecchiaia.

Già nel nome, Narciso, significa torpore, sembra aver scritto il proprio destino.

Tiresia risponde all'interrogativo dicendole che si, il figlio potrà aspirare ad una lunga vita,

ma a questa condizione: se non conoscerà se stesso”.

Conosci te stesso, di Socrate... la prima regola dell’essere felici e della vita eterna?!

La tematica della conoscenza di sé, alla quale gli uomini migliori dovevano impegnare

le proprie energie intellettuali per essere, a Narciso viene negata.

Narciso può aspirare alla vita dell’essere, ma a condizione di non conoscere se stesso.

Narciso ed Eco: il conoscere, amare, è solipsistica apparenza.

Eco (la natura, le cose) si dice di un riflesso di carattere acustico,

Narciso lo è di un riflesso di carattere visivo (anche l'io fa parte della natura, delle cose).

Eco era una ninfa chiacchierona e, proprio per questa qualità, impegnata da Zeus

per distrarre Giunone con i suoi lunghi discorsi, in modo da consentirgli di tradirla con altre ninfe.

Scoperto l'inganno, Giunone punisce Eco, privandola della parola.

La priva della possibilità di parlare autonomamente, la rende capace solo di riferire, di rimandare,

di rispecchiare le parole che altri pronunciano.
Questa punizione, secondo un classico contrappasso, corrisponde alla colpa commessa.

Il conoscere mitologico si vendica dell'uomo. Gli dei privano la natura della parola.

Eco è già priva della parola, quando incontra Narciso, e se ne innamora.

Nell'impossibilità di esprimere questo sentimento in maniera autonoma, di dirlo a Narciso,

proprio perché tutto ciò che può fare è soltanto ripetere le ultime parole

che sono state pronunciate da altri, si sente respinta, ed addolorata si prosciuga poco alla volta,

riducendosi a un sasso, deposto in uno specchio d’acqua. (morte del mondo mitico)

E' in questo specchio d'acqua che Narciso vede riflessa la propria immagine, e se ne innamora.

Non potendosi amare nell'immagine riflessa, ad alta voce esprime il proprio dolore e la propria infelicità .

Così facendo da voce ad Eco, che gli risponde in un gioco di riflessi tra l’acustica ed il visivo.

Di qui l’inganno, la critica alla caverna di Platone, di cui Narciso, l’uomo che conosce se stesso è la vittima.

Guardare dalla caverna, la filosofia, porta a scambiare per realtà le ombre, le immagini riflesse.

Narciso, l'uomo nuovo, post mito, è colui che si innamora della propria immagine riflessa,

è inconsapevole che quell'immagine è la propria, prima della autocoscienza.

Narciso caduto nell'inganno, scambia per reale quella che invece è semplicemente un'immagine,

scambia la realtà con illusione, una realtà vera con quella che ne è meramente un riflesso.

Quando, Narciso si riconosce e coglie, nell'immagine che ama, la propria immagine riflessa,

esclama: questi sono io, né la mia immagine mi inganna, non sono ingannato, questo sono io.
Riconosce l’amore che prova non per un'immagine di per sé irraggiungibile,

ma per ciò che egli non potrà mai scindere da se stesso: essere parte della natura.

Non può amare che sé stesso. Non può amare l'altro da sé... riconosce l'amore di Eco, della sorella?

E' solo memoria? Come raggiungere l'altro da se, se non ritornando alla natura?

Con la morte e la sua metamorfosi in fiore.

Riconoscere che l'immagine che ama, appartiene a se stesso, è la conoscenza della natura,

ma è una conoscenza che sancisce definitivamente l'impossibilità di realizzare l'amore.

Eco e Narciso, attraverso un vero e proprio gioco di illusionismo linguistico-visivo,

riescono a comunicare.

Le parole che Eco-sasso, rimanda a Narciso che parla alla sua immagine, sono la voce stessa di Narciso,

sono le stesse parole di Narciso prestate ad eco,

sono eco che eco presta all'immagine di Narciso riflessa nello specchio d'acqua,

ma sono anche Eco e Narciso che comunicano, parole di rimando a comunicare

proprio per sancire definitivamente l'impossibilità di rendersi partecipe

e comunicarsi un amore reciproco, rimanendo ognuno nella propria immagine di sé.
E' questo il rapporto, la comunicazione tra amanti,  tra la natura delle cose e l'io, tra amore e conoscenza?

Il carattere fondamentalmente intransitivo della conoscenza (solipsismo)

che dovrebbe essere superato dell'amore, sembra impossibilitato a passare da un soggetto all'altro.

Resta imprigionato, consegnato, racchiuso all'interno del singolo personaggio,

vietando la conoscenza, portandolo a morire.

E' il dramma dell’impossibilità di comunicare, e quindi di amare, nel corrispondere

se non con un gioco di rimandi, che non implicano una vera comunicazione.

Il dramma esistenziale? Uomini l’un l’altro estremi, incompatibili, eternamente scissi?

Da una parte Narciso è la figura della pura e totale identità che si auto-riconosce (cogito ergo sum),

che giunge all'estremo di identificarsi con la pura e totale alterità di una immagine riflessa

e irraggiungibile.

Dall'altra Eco come pura, totale alterità, incapace di parlare, incapace d'esprimersi e comunicare,

in modo autonomo, ma soltanto come riflesso dell'espressione altrui,

risultando essa stessa narcisistica finzione?

L'incontro tra Narciso-Eco è l'incontro tra la pura e totale identità ( l’io solipsistico)

e la pura e totale alterità (altro io solipsistico) nell’impossibilità di comunicazione.

L’auto-riconoscimento coincide per Narciso con la morte della Natura,

conseguenza necessaria della presa di coscienza, e con la propria morte.
Il rapporto amore-conoscenza, amore bambino appena nato, può aspirare ad una lunga vita

a condizione di non conoscere se stesso... perché?

Che c'è di così terrorizzante? Perché una connessione tra il l’autori-conoscimento e la morte?

Che si conosce di se stesso di così terribile, da condurci inevitabilmente alla morte?

Sia la conoscenza che l'amore portano a morte?

Per evitare la morte nello scoprirsi soltanto illusione, la morte d'amore nella fusione?

Il fine come ente? E' il valore che fa esistere l'essere?

Il problema metafisico.

Riconoscersi come riflesso o come realtà è mettere in gioco la propria realtà ontologica.
Riconoscersi come espressione o emanazione di una realtà che è immagine soltanto della realtà vera,

non è che una realtà inferiore rispetto alla vera realtà.

E' una degradazione ontologica, riconoscersi come mero riflesso. Riconoscersi imperfetti,

è lo statuto ontologico di ciò che è il riflesso.

Narciso, l’io, muore per questo, perché si conosce solo come riflesso, e sa che si tratta del riflesso di nulla,

cioè che non c'è nulla di cui egli sia riflesso, dal momento che il suo statuto di realtà è solo

ed esclusivamente quello di essere un riflesso.

Questa conoscenza, la conoscenza di sé come fatuo, mero riflesso di nessun’altra realtà che di un riflesso

riflesso, in un infinito gioco degli specchi, conduce a morte...

Meglio cioè morire piuttosto che restare nell'illusione.

L'uomo ottiene la conoscenza della realtà grazie alla mente, e scopre la sua situazione esistenziale solo come

illusione. Si rivolge quindi alla logica d'amore per scoprirla reale, vera.

E' riduttivo identificare il narcisismo con l'amore di sé, all'amore per un oggetto-immagine speculare,

scambiato per un oggetto reale.

La relazione di Narciso con la propria immagine riflessa ha poco a che vedere con uno sfrenato egoismo;

è invece la condizione dell'essere, che nasce e muore solo, isolato nell'incapacità cogliere la vera realtà

nello scorrere del tempo. (essere e divenire, essere e nulla)

Per la psicanalisi Narciso desidera ardentemente la ninfa Eco, ma non il corpo di lei.

E' contento di sentirla e di vederla, ma quando lei vuole abbracciarlo si ritrae inorridito.

La paura della prossimità fisica è collegata alla vita precedente e alla nascita di Narciso.

Bellissimo uomo (l'essere, l'io), forse figlio unico (isolato dalle cose)

frutto della violenza (venire in questo mondo per creazione) subita da Liriope

da parte del dio del fiume Cefiso. E Liriope è la ninfa della sorgente alla cui acqua Narciso si rispecchia.

Allo sviluppo psichico di Narciso (alla conoscenza) mancano un padre e dei fratelli,

manca cella possibilità di avere accesso alla dimensione edipica con quello che significa per la vita mentale,

e cioè capacità di separarsi ed individuarsi, di riconoscere l'altro da sé, avendo accesso alla realtà

e rielaborare in questa posizione depressiva(esistenziale) la salvezza.

Sotto l'aspetto libidico, l'iper-valutazione del Sé, basata principalmente sull'idealizzazione del Sé,

(la vita dell'essere si mantiene)

mantenuta mediante identificazioni onnipotenti introiettive e proiettive con gli oggetti buoni

e con le loro caratteristiche, perché ciò che conta, in rapporto agli oggetti esterni e al mondo esterno,

è parte di lui o è da lui controllato in modo onnipotente.

La conoscenza, è una relazione oggettuale libidica positiva, o negativa per decidere la vita

sia contro ogni parte libidica del Sé che prova il bisogno di un oggetto e il desiderio di dipendere da esso,

sia contro l'oggetto stesso.

Istinto di morte viene chiamata, dalla psicanalisi, la condizione esistenziale dell'uomo e

la distruttività dell'incapacità di conoscenza viene connessa all'istinto di morte.

Le relazioni narcisistiche distruttive, orientate al potere e al controllo sull'altro e su sé stessi,

create per negare lo stato di nullità esistenziale

e di dipendenza sprovveduta dall'oggetto, tese all'ammirazione piuttosto che all'amore,

hanno come effetto e come obiettivo il distruggere il sostegno,

la volontà di cooperazione, il legame di dipendenza sana, le dimensioni libidiche entro l'altro

e anche entro il sé.

Hanno portato al sistema economico che governa il mondo.

L'uso e la confusione della conoscenza metafisica, amorosa ed esistenziale nella psicanalisi.

La psicanalisi nega  la gravità della situazione del problema conoscitivo dell'io.

Si allontana dai problemi scorrendo superficialmente su di essi,

risponde narcisisticamente al problema dell'esistere.

Le relazioni oggettuali dell'io, la ricerca della conoscenza della corrispondenza dell'idea alla realtà,

ha portato l'uomo a ricercarle nel legame di coppia.

L'amore è inteso come conoscenza più pura, più facile ed evidente della conoscenza del logos.

La complementarietà di genere consente il raggiungimento nella coppia di una sorta di unione sessuale,

bisessuale.

E' il superare la situazione edipica della mancanza del padre con la madre per la psicanalisi,

in realtà è lo sfruttare, della situazione umana, la conoscenza di un altro essere cui si è attratti naturalmente

alla ricerca della corrispondenza del reale al percepito, alla parola, al concetto.
Innamorarsi, amare, mantenere e custodire il legame nel corso del tempo,

malgrado le disillusioni e le ferite prodotte dalla realtà, di un oggetto

viene effettuata per compensare una fragilità del sé e dell'altro condivisa, sostenuta o  nascosta.
per confermare la realtà, soddisfacimento edipico, tra illusione ed idealizzazione.

L'uomo è persona alla ricerca di una conferma di sé da parte di un altro, usato, parassitato e sfruttato,

piuttosto che riconosciuto e amato nella sua alterità.

Non è quindi che le personalità narcisistiche amino solo se stesse,

ma il fatto che amano male sia stessi che gli altri.

La capacità di amare è e deve essere il contrario del narcisismo, perché persegue ed usa un'altra logica:

la logica di due soggetti uguali e capaci di interreagire, di scambiarsi senza alcuna ombra di dubbio,

la conoscenza e la realtà del vero... amarsi, accettarsi per quello che sono, nella loro realtà.

E' un errore cercare nell'altro il Dio da presentare orgogliosi alla visione del mondo

e sotto la cui protezione vivere di riflesso,

così come è un errore credersi il Dio che tutto domina e possiede...

l'altro se non è soggetto di una relazione di comunicazione pari, non porta a nessuna reale verità.
La persona che nella coppia si difende con un sé grandioso e proietta la sua parte svalutata sul partner

con una costante ammirazione, avrà si conferma del sé grandioso, ma non la verità dell'esistere.

La grandiosità del compagno ripagherà il partner

attraverso la presunta ammirazione degli altri del suo sé svilito,

che a qualche livello esprime per ambedue questi aspetti svalutati di ciascuno, ma non il vero esistere.

Quando invidia, rabbia e risentimento animano la vita delle persone in relazione, ritorna attualizzata

nella loro vita la relazione precoce con la madre fredda, rifiutante,

conoscenza bloccata in una depressione inespressa.

Nel ciclo vitale, con il mutare delle condizioni di vita, nell'onnipotenza soggettiva

l'aprirsi alla creatività, soprattutto ai processi creativi di ristrutturazione e reinvenzione del sé,

"il non essere amati riduce il sentimento di sé, mentre l'essere amati l'aumenta" (Freud)

serve per non perdersi e mantenere l'essere nel divenire...
Non abbiamo bisogno di accrescere il nostro narcisismo, ogni persona è per definizione narcisistica,

ma di esistere per controbilanciare il non esistere scoperto dall'essere soli, rappresentazione interna

di sé pur nella dinamica del io tra relazioni oggettuali.

Volontà di potenza, pessimismo...auto-sufficienza grandiosa, autoerotismo,

iper-valutazione del sé a spese dell'esame di realtà, egocentrismo fino all'isolamento...

intese a definirsi, conoscere il proprio corpo, conoscere questo sconosciuto

e perturbante contenitore dell'essere che si sta trasforma, processo di soggettivazione,

processi di definizione dell'identità, fame di conferme sia da parte dell'altro che da se stessi,

accettazione della separatezza e della capacità di essere soli nell'indeterminato infinito a termine

che è la realtà finita.

Proteggersi dalla morte, balenata per un insuccesso e dalla disillusione nella ricerca oggettuale:

l’oggetto, il fuori di sé non esiste, porta al disinvestimento dagli oggetti, considerati identificazioni transitorie

e superficiali cui viene negata l'identità di oggetto reale.

La comunicazione e l'alternanza continua  dell’io, tra identificazioni (dove l'investimento è sull'oggetto)

e l'identità (dove l'investimento è sul sé) non è la vera conoscenza,

ma solo uso, tecnica e scienza economica.
Il legame eterosessuale, che caratterizza l’amare, è comunicazione tra due soggetti,

veri e propri "doppio" per l’io. E attraverso questo sosia di sé, questo doppio,

che l’io maneggia la dialettica tra la relazione con l'oggetto narcisistico e la relazione oggettuale,

verso il sé e verso l'altro estraneo dal sé per trovare la verità del reale.

Il soddisfacimento proveniente dall'oggetto, il sentimento del sé (la stima di sé) non soddisfa

il vivere dell'essere,

ma la sua morte nell'isolamento, nel ritiro narcisistico, nelle proprie fantasie e fantasticherie,

tra l'arroganza e la ribellione tra sopravvalutazione narcisistica o la svalutazione narcisistica del sé,
la vita è bloccata per paura di incontrare la realtà ultima e confrontarsi.

Metamorfosi, cambiamento del corpo... il tempo dello scorrere della vita obbliga alla dialettica

la certezza dell’io di essere unico, eterno, dio...

e affrontare il processo ineludibile che lo riporta al confronto non solo con l’altro da sé,

ma soprattutto con se stesso,

un sé nuovo ancora una volta che ha bisogno di essere nuovamente conosciuto e reinvestito.

Religione, psicanalisi ed ogni altra scienza alla ricerca della realtà per amarla o per dominarla,

dicono all’io di ricercare la soluzione nella relazione con l’altro, nell’amore dell’altro,
perché è nella risposta dell'altro, dell'ambiente, Dio... la verità.
Il  fallimento di questo processo, di questo cammino verso la verità ed il senso del vivere,

spesso produce la depressione, la morte, come la sete di potere, di dominio

un atto di non sottomissione alla realtà, nell’affermazione ultima di un processo di soggettivazione,

io sono, nella ricerca della verità che ci aiuterebbe a vivere ogni giorno, sia pure l'ultimo

La situazione dell'uomo, oggi.

Quella di Narciso è l’immagine simbolo del nostro tempo,

dell’io incapace di aprirsi al riconoscimento dell’altro, dell'io incapace di conoscere

e di accettare, e di amare l'altro per incapacità di accettare di non essere solo, di aver bisogno dell'altro,

che la verità è nell'altro, la conoscenza è nell'altro.

Il mondo mitico, sostituito dal mondo del pensiero, si vendica con il silenzio, relegando il pensiero

ad essere narciso.

Il mondo odierno, per recuperare la realtà, ha sostituito il pensiero con la scienza e la tecnica

diretti dalla logica economica... la realtà non esiste, la realtà è quella da noi creata creata, dice all'uomo.

C'è un nuovo Dio, nuovi sacerdoti, nuovi angeli, nuovi prodigi,  nuovi re, nuove leggi...

se volete vivere bene, obbedite! Datevi da fare! Lavorate in silenzio, tentate la fortuna,

non criticate, rispettate i ricchi, i dirigenti... sanno quello che fanno,

lavorano per voi obbedienti essi stessi alle leggi... e sarete salvi, perché avrete da vivere,

perché apparirete sugli altari televisivi, perché così non farete parte degli esclusi, dei dannati,

di quelli da eliminare... e, state attenti... le telecamere di Dio vi vedono, ovunque voi siate.

Nel problema della conoscenza, svuotato dal pensiero debole, dal problema del senso del vivere,

l'io è senza valore e senza fini, incapace di conoscere...

e lascia al potere di auto-proclamarsi ombelico del mondo, Dio, origine e fine di ogni cosa.

Nella globalizzazione, il nuovo mondo mitico dove altri dei decidono del destino dell'uomo

e fanno miracoli tramutandoli non più in fiori, pozze, nubi o stelle...

ma in idioti, bambole, automi... l'uomo, come Narciso, se guardasse e conoscesse cos'è diventato,

morirebbe.

 

 08-11/03/2005@a+a

Ed anche tu non hai capito!

 

 

 

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