LA SINTASSI DELL’ESSERE
Saggio sulla Logica Ontocreativa, l'Unicità
dell'Assoluto e i Limiti dei Linguaggi Modellistici
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INTRODUZIONE
La logica non è una mera convenzione linguistica né
un sistema tra molti possibili da scegliere per capriccio teorico. Essa è la
struttura attraverso cui gli enti si determinano e si rendono intelligibili.
Identità, non-contraddizione e determinazione non sono regole inventate dagli
osservatori, ma condizioni che rendono possibile qualsiasi enunciato sulla
realtà.
Ridurre la logica a un linguaggio equivale a confondere lo strumento
con la sua precondizione: i linguaggi si usano dentro ciò che già permette di
distinguerne i termini, stabilirne i confini e valutarne la coerenza. La logica
reale non è un linguaggio: è la sintassi dell’essere.
L’ASSOLUTO UNO
L’Assoluto è ciò che non è vincolato da altro; è auto-fondato. Se
ipotizzassimo due assoluti distinti, la loro distinzione implicherebbe una
relazione che li delimita reciprocamente. Ma tale delimitazione è un vincolo:
ciò che è vincolato cessa di essere assoluto.
Pertanto, l’ipotesi di più
Assoluti conduce a una contraddizione ontologica. L’unicità dell’Assoluto non è
una preferenza metafisica, ma una conseguenza della definizione stessa di
assoluto.
IL REGRESSO INFINITO
Una catena infinita di dipendenze
ontologiche — in cui ogni ente trae il proprio essere da un altro senza
approdare a un termine auto-fondato — implica che nessun elemento possieda
l’essere per sé. Se tutto è debitore, manca il capitale ontologico necessario
perché qualcosa sussista.
Perciò, il regresso infinito non è una mera
possibilità formale: è un collasso ontologico che richiede un termine
auto-fondato per essere arrestato.
SORT A E SORT B
È utile
distinguere due ordini ontologici. Il Sort A è il dominio di quanto è
auto-fondato, chiuso e non relativo: l’orizzonte in cui si dà l’Essere che rende
possibile ogni determinazione. Il Sort B è il dominio degli enti derivati, dei
sistemi finiti, relativi e dipendenti.
La molteplicità appartiene al Sort B
come manifestazione o proiezione dell’Uno: non è un secondo Assoluto né può
risalire a modificarne la struttura. I due Sort sono eterogenei: il Sort B opera
all’interno di condizioni che il Sort A stabilisce, senza poterle cambiare.
AUTO-PROTEZIONE DELLA LOGICA REALE
La logica ontocreativa si
autoprotegge: ogni atto di negazione o critica presuppone strumenti logici che
la contengono. Per esempio, per negare la legge di non-contraddizione occorre
un’operazione che riconosce identità e distinzione.
Ciò non trasforma la
non-falsificabilità in un dogma arbitrario, ma ne mostra la necessità
strutturale: i linguaggi e i sistemi appartenenti al Sort B non possono
falsificare il Sort A perché presuppongono le condizioni che intendono negare.
LOGICA ONTOCREATIVA E LOGICHE ONTOUTILIZZATIVE
Conviene distinguere
due sensi della parola “logica”. Da un lato vi è la logica ontocreativa, cioè la
struttura che rende possibile l’essere; dall'altro le logiche ontoutilizzative,
cioè i linguaggi formalizzati, gli strumenti epistemici e modellistici.
Le
seconde possono essere molteplici e utili per descrivere fenomeni, ma sono
sempre derivate. Non possono assumere il ruolo fondativo né contraddire la
logica ontocreativa senza presupporla.
LOGOS FONDANTE E LOGOS DETTO
Il logos fondante è l’ordine costitutivo che permette all’essere di
manifestarsi. Il logos detto è la pratica linguistica e formale che discorre
dentro quelle condizioni.
Il logos detto è originato dal logos fondante e non
può rimpiazzarlo: parlare o formalizzare è sempre un’azione che avviene secondo
strutture preesistenti.
L'INTELLIGIBILITÀ DEL CREATO
L’intelligibilità del creato non è un’aggiunta posteriore né un’invenzione
dell’osservatore, ma una condizione costitutiva già insita nel sistema nel
momento stesso in cui esso viene posto in essere dal Sort A.
L’atto
ontocreativo del Logos originario non pone una materia inerte da ordinare in un
secondo momento, ma istituisce simultaneamente l’essere e la sua
intelligibilità. Il mondo creato (Sort B) è conoscibile e strutturato perché è
stato pensato in esistere all'interno di una matrice d'ordine intrinseca. La
conoscenza umana, pertanto, non è una costruzione convenzionale di regole, ma un
atto di scoperta e lettura della sintassi ontologica già presente nella realtà.
CRITERIO DI CORRISPONDENZA ONTOLOGICA
Per evitare che le logiche
modellistiche pretendano fondazioni ontologiche improprie, si stabilisce un
criterio operativo per valutare la compatibilità di un enunciato del Sort B con
il Sort A.
Un enunciato è ontologicamente compatibile se rispetta la coerenza
strutturale, se è interpretabile come manifestazione derivata dell’Assoluto e se
non usurpa il ruolo del Sort A, cioè non pretende di ridefinire o sostituire le
condizioni stesse dell’essere. Il criterio consente un uso disciplinato dei
formalismi: utili, ma sempre riconducibili alla struttura che li rende
possibili.
TEOREMA DI UNICITÀ DELLA LOGICA REALE
Da quanto sopra
segue il teorema centrale: esiste una sola logica ontocreativa. La clausura del
Sort A impedisce l’esistenza di due diverse logiche fondative; la dipendenza dei
linguaggi modellistici implica che questi non possono servire come fondamento; e
il criterio di corrispondenza ontologica blocca ogni tentativo di usurpazione.
Ne consegue che la logica reale è ontologicamente unica e necessaria.
SISTEMA ASSIOMATICO
Definiamo Ente qualsiasi cosa possa essere oggetto di
predicazione ontologica. Si dice Auto-fondato l'ente che non dipende
ontologicamente da altro per possedere l’essere, mentre si definisce Dipendente
l'ente il cui essere trae origine da altro. Il Sort A rappresenta il dominio
degli enti auto-fondati, laddove il Sort B costituisce il dominio degli enti
dipendenti e derivati. La Logica Ontocreativa indica l’insieme delle strutture e
condizioni che rendono possibile l’essere e la sua determinazione; le Logiche
Ontoutilizzative sono i linguaggi formalizzati, i modelli e i sistemi simbolici
che rappresentano enti e relazioni nel Sort B.
Assioma 1. Un ente è
Assoluto se e solo se è auto-fondato.
Assioma 2. Se esistessero due enti
distinti che sono Assoluti, la loro distinzione introdurrebbe un vincolo
incompatibile con l’auto-fondazione. Pertanto non possono esistere due Assoluti
distinti.
Assioma 3. Ogni ente del Sort B dipende ontologicamente da almeno
un altro ente.
Assioma 4. Ogni relazione di dipendenza rinvia, in ultima
istanza, a principi della logica ontocreativa.
Assioma 5. Ogni atto di
negazione o falsificazione posto nel Sort B presuppone i principi della logica
ontocreativa.
Assioma 6. Le operazioni del Sort B non possono trasformare le
condizioni di auto-fondazione del Sort A.
Assioma 7. Ogni logica
ontoutilizzativa presuppone la logica ontocreativa.
Assioma 8.
L'intelligibilità del Sort B è immanente al suo atto di posizione da parte del
Sort A.
Assioma 9. La logica ontocreativa è unica.
Criterio di
Corrispondenza Ontologica: Un enunciato del Sort B è ontologicamente valido se e
solo se è coerente, è interpretabile come manifestazione derivata dell’Assoluto
e non pretende di fondare o ridefinire il Sort A.
Teorema 1 (Unicità
dell’Assoluto). L’Assoluto è unico.
Dimostrazione: Se esistessero due
Assoluti distinti, la loro reciproca distinzione li vincolerebbe e
delimiterebbe. Ma ciò che è vincolato non possiede la proprietà di
incondizionatezza tipica dell'assoluto. Di conseguenza, l’Assoluto è
necessariamente unico.
Teorema 2 (Insufficienza del Regresso). Il
regresso infinito è ontologicamente insufficiente.
Dimostrazione: Una catena
infinita di dipendenze priva di un termine auto-fondato non conferisce l’essere
a nessun elemento della serie. Poiché una sequenza di soli debitori ontologici
non eroga alcun capitale di realtà, il regresso infinito non è sufficiente a
fondare la sussistenza di alcunché.
Teorema 3 (Immanenza
dell'Intelligibilità). L'intelligibilità del Sort B è necessaria e coestensiva
al suo essere.
Dimostrazione: Poiché il Sort B è posto in essere dal Logos
del Sort A, esso ne porta inscritta la coerenza strutturale. Un'esistenza priva
di intelligibilità implicherebbe una privazione di determinazione logica,
risolvendosi nel nulla ontologico. Pertanto, l'intelligibilità è già insita nel
sistema creato.
Teorema 4 (Unicità della Logica Reale). La logica
ontocreativa è unica.
Dimostrazione: Se la logica ontocreativa fosse
molteplice, le sue differenti istanze risulterebbero distinte e quindi
reciprocamente delimitate e relative. Ciò entrerebbe in diretta contraddizione
con la nozione stessa di fondamento assoluto. Pertanto, la logica ontocreativa è
ontologicamente una e una sola.
PROSPETTIVA COMPARATIVA
Nel
panorama filosofico, Gottlob Frege rappresenta un alleato parziale di questa
tesi grazie al suo fermo rifiuto del psicologismo e alla difesa dell'oggettività
della logica. Per Frege le leggi logiche non sono prodotti della mente umana.
Tuttavia, Frege limita la propria indagine all'oggettività del pensiero e dei
contenuti di senso, senza compiere il passo ontologico decisivo di identificare
la logica con la struttura costitutiva dell'essere.
Edmund Husserl si
avvicina ulteriormente a questo quadro nella sua difesa di una logica pura e
delle idealità oggettive contro ogni riduzione naturalistica. Ciononostante,
sussiste uno scarto di fondo: Husserl colloca la logica pura sul piano della
validità ideale e della fenomenologia della coscienza, laddove la presente tesi
la posiziona sul piano ontocreativo, ossia come condizione di possibilità della
realtà stessa.
Willard Van Orman Quine offre un utile controtermine
teorico. Riducendo il legame tra logica e ontologia a una questione di impegno
ontologico interno ai nostri migliori sistemi teorici (secondo cui esistere
equivale a essere il valore di una variabile vincolata), Quine degrada la logica
a un mero strumento di misurazione empirico-linguistico. Al contrario, la
posizione qui difesa sostiene che la logica non è un mezzo di quantificazione
teorica, ma la condizione trascendentale che rende possibile qualsiasi teoria.
Il pluralismo ontologico contemporaneo ammette diversi modi d’essere
descrivibili da quantificatori non riconducibili a un unico dominio. Tale
prospettiva è compatibile con il presente modello solo se ristretta al Sort B,
dove la molteplicità dei linguaggi descrive la varietà dei contesti applicativi.
Diventa invece del tutto incompatibile se applicata al fondamento, poiché la
pluralità non può estendersi al Sort A senza distruggere la nozione di
incondizionatezza.
Il punto di frizione essenziale con la filosofia
contemporanea risiede in questo passaggio: mentre la maggior parte delle teorie
contemporanee concede alla logica un valore normativo per il pensiero e per il
discorso, la tesi della Sintassi dell'Essere afferma che la logica è
ontologicamente costitutiva della realtà, cavandone come conseguenze necessarie
l'unicità dell'Assoluto, la falsità del regresso infinito e la subordinazione di
ogni formalismo alla struttura fondante.
CONCLUSIONE
La
distinzione tra Sort A e Sort B non è un artificio teorico: è il tentativo di
preservare la distanza incolmabile tra ciò che rende possibile l’essere e ciò
che viene prodotto all’interno di tale possibilità. L’unicità della logica
ontocreativa segue con rigore dalla definizione stessa di auto-fondazione.
Le
logiche multiple e i formalismi modellistici restano risorse indispensabili per
indagare e descrivere il mondo, ma non acquisiscono status fondativo senza
contraddire la loro natura dipendente. Questo quadro stabilisce limiti
metodologici chiari per la pratica filosofica: riconoscere i confini del
modellismo, evitare pretese usurpatorie e valorizzare la filosofia come
disciplina che interroga le condizioni stesse della possibilità.
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LA SINTASSI DELL'ESISTERE – VERSIONE DEFINITIVA INTEGRALE
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INDICE
1. Introduzione: la logica oltre il formalismo
2.
L'Assoluto Uno e l'impossibilità strutturale della molteplicità assoluta
3.
Il regresso infinito come collasso ontologico
4. La clausura e il
trascendimento dell'ente: la natura del sort Assoluto
5. Auto-protezione e
non-falsificabilità della logica reale
6. La distinzione fondamentale: logica
ontocreativa vs logiche ontoutilizzative
7. Il logos detto e il logos
fondante
8. Il criterio di corrispondenza ontologica (CCO)
9. Il teorema
di unicità della logica reale
10. Conclusione: la sintassi dell'essere e
l'usurpazione formalista
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1. INTRODUZIONE
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La logica contemporanea è spesso trattata come un insieme di regole formali,
una grammatica di simboli manipolabili. Questa riduzione ha generato un
pluralismo logico che pone sullo stesso piano logiche classiche, modali,
intuizioniste, fuzzy, paraconsistenti, come se la struttura dell'essere fosse un
campo neutro su cui si possono sovrapporre sistemi diversi.
Ma la logica
reale non è un linguaggio. Non è una convenzione. Non è un sistema di segni. È
la struttura stessa dell'esistere. Identità, coerenza e non-contraddizione non
sono regole inventate: sono condizioni ontologiche indispensabili. Una realtà
contraddittoria non è semplicemente paradossale: è impossibile, perché
dissolverebbe la propria determinazione.
La logica reale è la sintassi
dell'essere. Ogni linguaggio modellistico la presuppone. Ogni pensiero la usa.
Ogni ente la incarna.
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2. L'ASSOLUTO UNO
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L'Assoluto è ciò che è sciolto da vincoli. Se ipotizziamo due assoluti, A e
B, la loro distinzione implica una relazione di differenza. Questa relazione li
delimita reciprocamente: A è ciò che non è B, e B è ciò che non è A. Ma questa
delimitazione è un vincolo. Un Assoluto vincolato non è Assoluto.
Se la
distinzione è reale, A e B non sono assoluti. Se la distinzione è illusoria, A e
B sono identici. Non esiste una terza possibilità. L'Assoluto può essere solo
uno. La molteplicità assoluta è una contraddizione formale e ontologica.
L'Assoluto non è un oggetto. Non è un elemento. Non è un punto. È la struttura
che rende possibile ogni oggetto, ogni elemento, ogni punto.
(Nota
terminologica: le lettere A e B usate in questo paragrafo denotano due istanze
ipotetiche di Assoluto, poste solo per assurdo — non vanno confuse con "sort
Assoluto" e "sort Relativo", i due domini ontologici introdotti al §4, che
designano invece i livelli, non i candidati.)
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3. IL REGRESSO INFINITO
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Una catena infinita di fondazioni, dove ogni elemento dipende dal
successivo, non può sostenere la realtà. Se ogni ente riceve l'essere da un
altro ente, e questo da un altro ancora, senza mai giungere a un termine
auto-fondato, allora nessun elemento possiede l'essere per sé. Tutti sono
debitori ontologici. Ma una catena di soli debitori non può esistere: manca il
capitale ontologico.
Il regresso infinito è un collasso dell'essere.
L'Assoluto è il punto necessario che arresta il regresso, non per arbitrio, ma
per struttura.
Il regresso infinito è anche un collasso del pensiero: se ogni
giustificazione richiede una giustificazione ulteriore, nessuna giustificazione
è possibile.
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4. LA CLAUSURA DEL SORT ASSOLUTO
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Il sort Assoluto è il dominio dell'Assoluto: auto-fondato, clausurato,
non-relativo, non-dipendente. Non è un insieme di elementi: è la struttura
primaria dell'essere. Il sort Relativo è il dominio degli enti derivati: finiti,
relativi, dipendenti.
La molteplicità non è un secondo Assoluto. È una
proiezione ontocreativa dell'Uno. Il sort Assoluto trascende il sort Relativo
non per distanza, ma per eterogeneità: appartiene a una categoria ontologica
differente.
Il sort Assoluto è clausurato: non ammette alternative,
differenze interne, molteplicità. Il sort Relativo è aperto, molteplice,
relativo.
Il sort Assoluto non è un livello superiore del sort Relativo: è un
dominio ontologico differente. Il sort Relativo non è un'estensione del sort
Assoluto: è una derivazione.
Questa precisazione non è una sfumatura
stilistica, ma il punto su cui l'intero edificio rischia di essere frainteso. La
lettura più immediata — e più sbagliata — immagina il sort Assoluto come il
gradino più alto di una scala che include anche il sort Relativo: come se,
salendo abbastanza in generalità, astrazione o potenza, un ente del sort
Relativo potesse in linea di principio avvicinarsi al sort Assoluto, o come se
il sort Assoluto fosse semplicemente "il sort Relativo, ma di più". Questa
immagine va respinta esplicitamente, perché reintroduce esattamente ciò che il
§2 ha escluso: se il sort Assoluto fosse il punto più alto di una scala che
comprende anche il sort Relativo, i due sort condividerebbero una metrica
comune, un continuum che li misura entrambi — e un tale continuum sarebbe esso
stesso un terzo termine che li determina reciprocamente, riducendo il sort
Assoluto a relativo. Non c'è scala. Non c'è continuum. Non c'è distanza
percorribile per gradi tra derivato e fondante. Il sort Relativo non si avvicina
mai al sort Assoluto intensificando una propria qualità; ne dipende
integralmente, ab origine, senza transizione possibile.
Resta allora da
chiarire come si dia questa derivazione, una volta escluse sia la scala continua
sia la catena di intermediari (§3). La relazione tra sort Assoluto e sort
Relativo è la creazione ex nihilo: non un passaggio graduale, non una sequenza
di stadi intermedi, non un evento collocato in un prima e in un poi, ma una
derivazione totale e immediata, priva di materia previa e priva di intervallo.
"Ex nihilo" non significa "a partire da un nulla che funge da materiale", il che
reintrodurrebbe surrettiziamente un terzo termine tra i due sort; significa
piuttosto che nessun residuo, nessun sostrato comune, media il rapporto — la
derivazione non si appoggia su nulla di condiviso tra i due domini, ed è per
questo che resta eterogeneità pura e non grado.
Questa relazione, tuttavia,
non va intesa come un ponte ontologico ulteriore, un terzo elemento che si
aggiungerebbe ai due sort — il che ricadrebbe esattamente nell'errore del
continuum appena escluso. Va intesa, piuttosto, come l'intelligibilità stessa di
tale derivazione: non un tramite tra i sort, ma la soglia in cui l'atto fondante
diventa, nel Relativo, dicibile come "creazione". In questo si anticipa la
distinzione fra logos detto e logos fondante che sarà sviluppata al §7: la
creazione ex nihilo non è un contenuto che il sort Relativo osserva
dall'esterno, come si osserva un evento fra
altri, ma il punto preciso in cui
il logos fondante si dà a pensare nel logos detto, senza mai coincidere con
esso.
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5. AUTO-PROTEZIONE DELLA LOGICA REALE
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La logica reale è auto-protetta. Ogni tentativo di negarla la presuppone.
Negare la non-contraddizione richiede la non-contraddizione. Negare l'identità
richiede l'identità. Negare la coerenza richiede un atto coerente di negazione.
Nessun linguaggio del sort Relativo può falsificare la logica del sort Assoluto.
La non-falsificabilità non è un dogma: è una conseguenza strutturale. Il sort
Relativo dipende dal sort Assoluto. Non può fondarlo, né sostituirlo, né
contraddirlo.
La logica reale è inattaccabile perché ogni attacco è già un
atto logico.
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6. LOGICA ONTOCREATIVA VS LOGICHE ONTOUTILIZZATIVE
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La logica ontocreativa è la struttura dell'essere: unica, necessaria,
auto-fondante. Non rappresenta la realtà: la produce. Non modella il mondo: lo
rende possibile.
Le logiche ontoutilizzative sono strumenti epistemici:
modellano fenomeni, rappresentano stati informativi, simulano condizioni. Sono
molteplici, relative, convenzionali. Appartengono al sort Relativo. Non possono
fondare nulla. Non possono sostituire la logica reale. Non possono contraddirla.
Il pluralismo logico è possibile solo nel sort Relativo. Non può estendersi al
sort Assoluto.
La logica ontocreativa è verticale: fonda. Le logiche
modellistiche sono orizzontali: rappresentano.
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7. LOGOS DETTO E LOGOS FONDANTE
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Il logos detto è il linguaggio formalistico: simbolico, rappresentativo,
modellistico. È sempre derivato. Presuppone la logica ontocreativa. Non può
fondare ciò che presuppone.
Il logos fondante è la logica ontocreativa: non
rappresenta, ma fa essere. Non è un linguaggio, ma la struttura dell'essere. Il
formalismo è auto-limitato perché non può superare la struttura che lo rende
possibile.
Il logos detto è una proiezione epistemica del logos fondante. Non
può contenerlo. Non può sostituirlo. Non può negarlo.
Come anticipato al §4,
la creazione ex nihilo è precisamente il nome di questa soglia: il punto in cui
il logos fondante si dà a pensare, senza mai diventare esso stesso un contenuto
tra i contenuti del logos detto.
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8. IL CRITERIO DI CORRISPONDENZA ONTOLOGICA (CCO)
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Il CCO stabilisce quando un linguaggio del sort Relativo è compatibile con
il sort Assoluto. Un enunciato è ontologicamente valido se rispetta tre
condizioni:
1. Coerenza strutturale: non deve violare identità,
non-contraddizione, determinazione.
2. Derivabilità ontologica: deve essere
interpretabile come manifestazione derivata dell'Assoluto.
3.
Non-usurpazione: non deve pretendere di definire o modificare la struttura del
sort Assoluto.
Il CCO impedisce che il formalismo si auto-assolutizzi.
Permette di usare linguaggi modellistici senza confonderli con la struttura
dell'essere.
Il CCO garantisce che ogni modello resti un modello, non
un'ontologia.
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9. IL TEOREMA DI UNICITÀ DELLA LOGICA REALE
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Teorema: esiste una sola logica ontocreativa. Nessuna logica del sort
Relativo può contraddirla, sostituirla o replicarne la funzione fondativa.
Dimostrazione:
1. Clausura del sort Assoluto: supponiamo per assurdo
due logiche ontocreative distinte, L_1 e L_2, entrambe appartenenti al sort
Assoluto. Per essere distinte, deve sussistere tra loro una relazione di
differenza — esattamente la relazione discussa al §2 a proposito di due presunti
assoluti A e B. Ma il §2 ha già mostrato che tale relazione, per esistere, deve
delimitare reciprocamente i suoi termini: L_1 sarebbe determinata dal suo
non-essere
L_2, e viceversa. Due logiche ontocreative distinte sarebbero
dunque vincolate l'una dall'altra — non per una proprietà accidentale, ma per la
sola struttura logica della distinzione stessa. Un Assoluto vincolato non è
Assoluto: la distinzione tra L_1 e L_2, se reale, le retrocede entrambe al sort
Relativo; se illusoria, L_1 e L_2 collassano nell'identità. In nessun caso
sopravvivono come due logiche ontocreative distinte nel sort Assoluto. Il passo
non richiede quindi una premessa ulteriore non giustificata: eredita
direttamente la dimostrazione del §2, applicata ora alle logiche anziché agli
assoluti in quanto tali.
2. Dipendenza del sort Relativo: nessuna logica
modellistica può essere fondativa, perché presuppone la logica reale.
3.
Corrispondenza ontologica: il CCO impedisce alternative ontologiche.
La
logica reale è unica per necessità ontologica.
Il teorema chiude il sistema:
l'Assoluto è uno, il sort Assoluto è clausurato, il formalismo è derivato, il
CCO regola la corrispondenza, la logica reale è unica.
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10. CONCLUSIONE
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La logica reale è la sintassi dell'essere. Il formalismo ha tentato di
usurparne il ruolo, confondendo la sintassi dei linguaggi con la sintassi
dell'essere. Ma il formalismo è derivato, relativo, interno al sort Relativo. La
logica reale è unica, necessaria, fondativa.
L'Assoluto non è un concetto: è
la struttura che permette ogni concetto. La filosofia non deve inventare logiche
alternative, ma riconoscere la logica che rende possibile ogni logica. La
sintassi dell'essere precede ogni linguaggio. Il pensiero umano opera entro
questa struttura, non al di sopra di essa.
Ogni atto di pensiero è già
partecipazione alla logica ontocreativa, e ogni linguaggio è già un gesto del
sort Relativo che si muove entro la forma del sort Assoluto.
La logica reale
non è un oggetto da studiare: è la condizione che rende possibile lo studio. Non
è un concetto da comprendere: è la condizione che rende possibile la
comprensione. Non è un modello da costruire: è la condizione che rende possibile
la costruzione di modelli.
La logica reale è la sintassi dell'essere. E
l'essere è la sintassi della logica.
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