L'organizzazione.

Sono giorni, mesi... trascorsi nell'illusione, nell'affannosa ricerca di riconoscere il nostro destino... conoscere la vita, la morte che ci attende. Coincide con la realtà delle prime angosce ricercare un lavoro... la possibilità di sopravvivere senza, è minima.

- Meritocrazia, pari opportunità per un pugno di farina, polvere, cenere. Poche ore, una tregua, il riposo, poi calci e bastonate. Vecchie e ridicole leggi dimenticate pretendono di proteggerci.

Magri finiremo, spirati dalla fame, dal freddo, dalla disillusione, magri sul posto di lavoro... tutto è stato organizzato per farci sopravvivere, vivere o sparire senza lasciare traccia alcuna, per non provocare reazioni a catena, disordini, insurrezioni, rivolte.

- Tutti, in fede, prestiamo obbedienza.

- Datti da fare. Accettiamo tutto, perfino quello di andare a puttane o a raccattare una palla... fuori campo.

- E' un ordine di morte, ma è senz'altro meglio obbedire.

Eppure, vittime, nudi ci avviciniamo rassegnati al destino, consegnando alla terra, al nulla, ciò che rimane di noi.

Alle nostre menti si affacciano confusi interrogativi... perché? Perché questa vita organizzata in ogni suo dettaglio?

Il morale è a terra. Parlo con i compagni di scuola. Ci deprimiamo a vicenda raccontandoci paurose notizie.

Il professore, insegnante di vita e pc, ci ha tenuto in piedi, ci ha coperto di parole inutili, noi i destinati.

Con alcuni compagni di viaggio ho già svolto lavori saltuari per mantenermi gli studi, l'anticamera del forno.

So che non è consigliabile ammalarsi, né restare gravide... non si ammettono ammalati. Chi non lavora deve morire.

- Dobbiamo compilare il curriculum vitae. L'organizzazione ha deciso di fotografarci tutti, noi...

- Già, è finita la scuola, finita la preparazione spirituale e fisica. Siamo stati considerati maturi per essere avviati nei numerosi posti di lavoro disseminati un poco ovunque.

Papà e mamma mi stanno vicini, cercano di rincuorarmi, vivo con loro, ma serve soltanto a rimandare di qualche tempo.

Trascorriamo disfatte e rassegnate le ore, dal mattino alla sera, ogni giorno. Tanto durano le operazioni burocratiche di selezione per essere presi in carico. Accanto a me un extracomunitario nauseabondo.

Reclutamento

La squadra addetta passa anche questa mattina, come tutte le altre mattine a fare la raccolta di disperati, così come avviene per i rifiuti.

Hanno l'incarico di organizzarci. Sono i capi e questa è la loro occupazione preferita, selezionare.

Abbiamo in testa supermercati, tv, progetti per l'avvenire, racconti degli avvenimenti del passato.

Assisto emozionata alla chiamata. Ma non c'è presente, non per tutti. Per noi che sopravviviamo questo è il significato della lettura: la liberazione. Da che cosa, da chi?

Molti sono ancora quelli che camminano da tempo vagando, ridotti a larve umane ricoperte di poco. Nessuno li ha mai scelti prima.

Noi, dal curriculum vitae europeo cucito sulla pelle da noi stessi ( vi abbiamo indicato nazionalità, numero di matricola) siamo più fortunati. Eppure so... siamo già stati tutti condannati, comandati da delinquenti, rapinatori, assassini chiamati dirigenti.

Hanno il preciso compito di toglierci ogni residua speranza... poiché la loro carriera ed i loro privilegi dipendono dalla loro capacità di svolgere il loro mandato: toglierci la personalità in breve tempo.

Mi sto convincendo che tutto è relativo, che i campi di sterminio nazisti non erano che un purgatorio a confronto.

I pochissimi che appaiono, descrivono la loro vita concludendola con ombre cupe. La fame d'esistere spinge a lottare feroci. Ci fanno girare in continuazione. Ci gracchia, la radio, dettagliate notizie di nulla.

Leggono i nostri nomi, uno ad uno. Aspettiamo il nostro turno. Alcuni sono già morti per darci un lavoro.

Trascorrono pigre le ore, sempre uguali. Attesa angosciosa, in compagnia della mia sola amica.

- Tu in quale ramo sei esperta? Mi domanda l'extra-comunitario. Non gli rispondo.

- Sai qualcosa di Paolo? Dov'è? Era solo ieri che ci parlava. Oggi è introvabile.

- Forse l'hanno preso.

- O è già morto.

- Hai sentito? Hanno detto il tuo nome. Ti hanno chiamata... Ti danno un lavoro. Non sembra uno dei peggiori. Ma che fai? piangi?

- Non capisci? Mi hanno chiamata... posso vivere... si, vivere.

Lei, la sfortunata amica mi abbraccia commossa. La vedo piangere, la vedo andar via.

Il giorno è terminato. Lei non l'hanno scelta. La reincontrerò? Che le dirò? Impossibile sopravvivere a processi del genere.

Aveva 15 anni quando la conobbi al liceo di educazione, anticamera dello sterminio che ci attendeva alla fine.

Era allegra, simpatica, era solare, piena di vita.

Cominciammo insieme, ed insieme subimmo il percorso di specializzazione spersonalizzante, consapevoli di giocarci la vita. Insieme faticammo duramente sui libri ed infine completammo la nostra esperienza nell'attesa.

Io, la prescelta.

Sapevamo poco, pochissimo di quanto ci attendeva, ma quel poco bastava a farci capire che tanto valeva continuare.

Ed ora, dopo venti anni di quella esperienza, siamo poco più che uno sguardo scritto.

Li ho visti , li vedo i miei compagni d'avventura: fisici invecchiati, spiriti depressi, cervelli annebbiati, l'umiliazione di dover assistere impotenti alla nostra esecuzione, alla distribuzione del lavoro, alla vestizione alla moda o al carcere, per mantenerci nel terrore e nella speranza, nel ridurci alla più completa obbedienza.

La mia amica... lei non l'hanno scelta. Si sarà salvata? Sarà ancora viva?

I capi se ne stanno seduti, si distinguono dai vestiti.

Alcuni escono, si fanno largo, gli sguardi ed i gesti implorano, per farsi notare tra i troppi che vogliono essere chiamati.

Costituiscono la popolazione disoccupata ancor viva. Forniscono la ragion d'essere di questa economia.

Altri non ci stanno. Si vestiranno di dinamite, dipende dalla preda, di ciò che rimane dopo la rapina.

Inutile guardare, occorre calpestare i compagni di vita.

La folla ci cammina sopra.

Non tutti vedono o, forse, neppure si preoccupano di scavalcare o calpestare vive persone. Si, sono persone per bene, in carne quelle che calpestano.

In confronto ai calpestati noi siamo ricchi da scoppiare.

Le persone in attesa del primo lavoro sono ben preparate ed oliate. Ridono, non guardano, telefonino alla mano, aspettano.

Io sono stata chiamata. Io sono libera... libera, una parola forse priva di significati.

Ogni possibilità di lotta è stata definitivamente accantonata? Lavorate senza guardare, lavorate senza pensare.

E' uno status quo questa società.

Questa esperienza scava nella persona e fa capire che è importante dire agli altri quello che non sanno come stanno le cose. L'inadeguatezza del sentire è la peggiore delle realtà.

I sentimenti sono inceppati e poiché vige questa regola infernale il mostruoso ha avuto via libera. Com'è potuto accadere? Com'è che ancora accade?

Si, è vero, è difficile immaginare che una società estremamente progredita e civile non sappia capire, che faccia ed abbia fatto germogliare il mostro che detiene le persone nella condizione, con tecnica distruttiva ed efferata, tanto da indurle a disperare persino di ogni ideale, confinandoli nell'utopia.

Ma io sono stata meritatamente prescelta nella probabilità.

Rivolta

- Sono qui per esplodere.

-So, è un lagher di sterminio, non una società, dove noi prigionieri siamo destinati, dopo svariati anni, durante i quali siamo sfruttati in duri lavori, inutili per noi, utili per nulla... siamo destinati a morire.

Sfoggio le poche parole inascoltate per chiedere giustizia.

- Attendi! In fondo è la strage. Quello che è accaduto accadrà ancora.

- Società! E' l'esclamazione urlata. E' ciò che rende le forze di ognuno chiamandoli a raccolta per la rivolta. Giustizia, il vagito emesso. Tragico il dilemma: uccisi o liberati. Rifiutare il posto privilegiato?

- Inserita sin dalla nascita in una trama di rapporti complessa, eserciti la tua scelta in modo obbligato, per sopravvivere e trovi la scusa, per evitare la libera scelta, che è amare, e riduci tutto al rapporto di produzione.

- Magari avesse una qualche ragione Marx, che sia inevitabile la rivolta, le dico.

- Amica mia, lascia perdere Marx, ed anche Cristo. Non c'è nulla di più marxista dell'idea liberal economica che lascia il governo del mondo alle sole leggi che reggono l'economia come se il vivere fosse solo materialità, ignorando cosa essa sia. Sai, la condizione umana non è il rapporto con il lavoro, ma il risultato... e cioè il denaro, che è il fine ultimo.

L'affascinante parola uomo è soltanto un sogno.

Risucchiati dal vortice della follia, uomini un giorno normali, dovete farlo. Dovete avere la doppia vita del criminale dedito alla tortura, intrappolato nella routine. Siete usciti di casa per lavorare senza nulla aspettarvi che la sopravvivenza.

Alienati insetti, scarafaggi di un pianeta d'altri, torturati senza rimorso di coscienza alcuno, senza sapere neppure dove andate e neppure avete il coraggio di guardarmi negli occhi.

- Mollare tutto ed andarmene nell'errore dell'azione. O accettare di salvare la pelle nella realtà dei fatti.

- Prendere le distanze, rifiutare gli ordini non è facile. Infrangere la legge del silenzio, della ragion di stato. Abolire qualsiasi segreto.

- La vita continua. Devo ora occuparmi dei figli. Non ho tempo per riflettere e sapere.

- Continua a vivere, amica mia, in questa terra una vita normale, una ripetitiva